Il fenomeno del bullismo in Italia

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Il bullismo e il cyberbullismo continuano a rappresentare una delle principali sfide educative e sociali dell’epoca che stiamo vivendo, con conseguenze profonde sul benessere psicologico e sulla crescita dei più giovani. Riconoscere tempestivamente i segnali di disagio, sostenere le vittime e promuovere una cultura del rispetto sono elementi fondamentali per contrastare il fenomeno. Interris.it, su questi temi, ha intervistato il dottor Claudio Marcassoli, psichiatra e psicoterapeuta, che ha analizzato i dati più recenti, illustrando i possibili campanelli d’allarme e spiegando le eventuali strategie di prevenzione che possono aiutare famiglie e scuola ad affrontare questi episodi. Dottor Marcassoli, cosa ci dicono gli ultimi dati sul fenomeno del bullismo in Italia? “I numeri confermano che il bullismo rappresenta una delle principali emergenze che riguardano il mondo giovanile. Le rilevazioni più recenti mostrano che circa il 38% dei ragazzi riferisce di aver subito almeno un episodio di bullismo o violenza. Le aggressioni verbali restano le più frequenti e interessano oltre il 60% delle vittime, seguite dalle prevaricazioni di tipo psicologico e, in misura minore, da quelle fisiche. Anche il cyberbullismo continua a diffondersi, coinvolgendo quasi un ragazzo su cinque, mentre oltre tre quarti degli studenti dichiarano di aver assistito a episodi di violenza tra coetanei. Si tratta di dati che evidenziano quanto il fenomeno sia radicato e quanto sia necessario rafforzare la prevenzione e il sostegno alle vittime.”Ci sono dei segnali per farci comprendere che un ragazzo è vittima di bullismo? “I campanelli d’allarme possono essere diversi e non sempre sono immediatamente riconoscibili. Spesso il ragazzo modifica improvvisamente il proprio comportamento: tende a isolarsi, evita le relazioni con i coetanei, perde interesse per attività che prima svolgeva con entusiasmo oppure registra un peggioramento del rendimento scolastico. Possono comparire anche sintomi fisici ricorrenti, come mal di testa, disturbi del sonno, nausea o malessere soprattutto prima di andare a scuola. In alcuni casi emerge una forte riluttanza a frequentare l’ambiente scolastico o un timore inspiegabile nei confronti di determinati compagni o luoghi.” Come si può intervenire in questi casi? “È fondamentale non minimizzare mai questi segnali. Il primo passo consiste nell’ascoltare il ragazzo con attenzione, senza forzarlo e senza esprimere giudizi, creando uno spazio nel quale possa sentirsi accolto e compreso. Successivamente è importante coinvolgere la scuola, raccogliere elementi utili sugli episodi accaduti e, quando la situazione lo richiede, chiedere il supporto di uno psicologo. Il ruolo dei genitori è determinante: devono garantire presenza, dialogo e sostegno costante.” Che strategie di prevenzione possono essere messe in atto per questi fenomeni?“La prevenzione deve iniziare fin dall’infanzia, promuovendo valori come il rispetto degli altri, l’empatia e la capacità di affrontare i conflitti in modo costruttivo. È indispensabile una collaborazione continua tra famiglia e scuola, affinché si costruisca una vera alleanza educativa. L’ambiente scolastico deve essere un luogo in cui, oltre all’apprendimento, si sviluppino relazioni positive e inclusive. Intervenire tempestivamente ai primi segnali permette di limitare il rischio che il bullismo provochi conseguenze psicologiche profonde e durature.
Interris del 28 giugno 2026

di Redazione28 Giu 2026 18:06
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