Per la fruizione delle spiagge serve un nuovo modello di sviluppo,
Pubblichiamo il comunicato stampa di Legambiente con i circoli “Il Carrubo” di Ragusa, “Kiafura” di Scicli, “Sikelion” di Ispica, “Melograno” di Modica.
A seguito delle devastazioni causate dal ciclone Harry, che hanno, tra le altre cose, danneggiato in
modo importante parecchi stabilimenti balneari, anche sulle coste ragusane, assistiamo in questi
giorni a richieste di stanziamenti a fondo perduto per la riparazione dei danni, e in alcuni casi
anche a richieste di moratoria sulle scadenze delle concessioni delle aree demaniali e di
avvantaggiare nelle nuove gare gli imprenditori che effettuano investimenti.
E’ evidente che queste richieste riflettono l’intenzione di continuare con l’attuale modello di
fruizione delle spiagge, secondo il principio business as usual, anzi in alcuni casi si pensa già ad
ampliare le strutture esistenti o di crearne di nuove.
Legambiente dichiara che sarebbe irresponsabile non imparare la lezione che la natura ci ha dato
proprio in questi giorni. Ignorare che gli effetti del riscaldamento climatico in atto porteranno ad
un’intensificazione e ad una maggiore frequenza di eventi estremi come quello a cui abbiamo
appena assistito, e ricostruire gli stabilimenti esattamente dove sono e come sono, porterebbe
presto a nuovi danni, anche maggiori dei precedenti, e di conseguenza a nuove richieste di
finanziamenti. Inoltre, già ora assistiamo alla creazione di barriere di sabbia o altre opere
estemporanee a protezione degli stabilimenti, una pratica scriteriata che ha un gravissimo
impatto sugli ecosistemi costieri e sui cordoni dunali.
E’ necessario quindi passare quanto prima a un nuovo modello di fruizione delle spiagge, che
privilegi le strutture temporanee e mobili da rimuovere alla fine delle stagioni balneari, in modo
da non doverle proteggere dalle mareggiate invernali, e da poterle piazzare più a monte l’anno
successivo in caso di erosione costiera. Ricordiamo che già la normativa attuale (art. 8 dell’atto
d’obbligo di accettazione delle condizioni e prescrizioni della concessione) libera la Regione da
qualsiasi obbligo di risarcimento dei danni da mareggiate, secondo il principio per cui tocca
all’imprenditore tutelarsi dai rischi naturali e non gravare sulle casse pubbliche, neppure in casi di
mareggiate eccezionali. E quale modo migliore di farlo, se non evitando l’esposizione al rischio?
E’ urgente riformare la legge regionale 78 del 1976 eliminando l’eccezione per le “zone B” e
introducendo il rispetto assoluto della fascia di 150 metri dalla battigia, e demolire ogni opera
abusiva realizzata entro questa fascia.
Queste proposte, contenute anche nel documento regionale di Legambiente Sicilia “Il ciclone
Harry” appena uscito, se accolte rappresenterebbero il primo passo verso una sostenibilità
dell’economia del mare, in tempi in cui il clima si estremizza, ed aumenta l’erosione costiera a
causa della cementificazione.

