Sprecati 88 kg di alimenti per abitante. Appello al Comune

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 Questo è il calcolo fatto da Legambiente  che conferma un totale di oltre 5 milioni di tonnellate, per un terzo in casa e il resto tra perdite in campo e spreco nel commercio e nella distribuzione. Tutto ciò ha un costo che sfiora i 10 miliardi di € l’anno (dati Waste Watcher International/ Università di Bologna per campagna Spreco Zero e rileva2ioni Ipsos ). Uno spreco che in parte, quello della piccola e grande distribuzione, può essere recuperato attraverso il meccanismo della donazione, destinando i prodotti recuperati a consumatori che, pur avendone bisogno, non hanno potuto acquistarli perché, per vari motivi, non hanno accesso al mercato. Il recupero è quindi un mezzo per restituire valore al cibo sprecato, in termini sia economici che sociali e ambientali. Con il recupero degli sprechi si crea una rete win-win fra imprese, associazioni, istituzioni e comunità locale, in cui tutti possono trarre dei vantaggi . Praticamente i benefici dell’attività di recupero degli sprechi alimentari ricadono su tutti i soggetti coinvolti, distribuzione alimentare , associazioni di volontariato ed enti locali :  La grande e piccola distribuzione riduce la quantità di rifiuti prodotti, con un conseguente risparmio sui costi di smaltimento; ottiene anche alcuni vantaggi a livello fiscale, legati al recupero deIl’Iva e alìa possibilità di dedurre dalle imposte il valore dei prodotti donati e, può beneficiare di un’aumentata visibilità con una adeguata comunicazione di responsabilità sociale. L’associazione che riceve quotidianamente beni alimentari gratuiti può quindi utilizzare il conseguente risparmio per migliorare e potenziare la qualità dell’assistenza. Il  Comune infine garantisce, seppure per via indiretta, una migliore assistenza per le persone in difficoltà, liberando risorse che prima erano destinati ad acquisto di beni alimentari; da non trascurare la diminuzione del volume di rifiuti conferito in discarica che, se non appare rilevante su base giornaliera, assume proporzioni notevoli nel tempo.

Per incentivare la donazione di alimenti non più commercializzabili Io Stato Italiano, oltre ai precedenti interventi sulI’IVA e sulle imposte dirette, si è dotata della Legge 166/2016, recepita da tanti comuni italiani, tra cui Milano Lecce Monza e tanti altri, che disciplina la lotta allo spreco alimentare con interventi sulla TARI. “Alle utenze non domestiche relative ad attivita‘ commerciali, industriali, professionali e produttive in genere, che producono o distribuiscono beni alimentari, e che a titolo gratuito cedono, direttamente o indirettamente, tali beni alimentari agli indigenti e alle peFsone in maggiori condizioni di bisogno ovvero per l’alimentazione animale, il comune puo’ applicare un coefficiente di riduzione della tariffa proporzionale alla quantita’, debitamente certificata, dei beni e dei prodotti ritirati dalla vendita e oggetto di donazione ” ( art. 17 ). La riduzione viene applicata sulla parte variabile della TARI.

Considerato che secondo i dati diffusi daIl’Istat anche a Ragusa, il numero delle persone povere nel 2020 risultava essere in crescita e che non c’è motivo di ritenere che oggi il numero sia in diminuzione, anzi con l’aumento dell’inflazione a seguito degli effetti della guerra in Europa la situazione economica non potrà che peggiorare, tanto che il governo ha alzato a 12.000 € la soglia dell’ISEE per accedere ai bonus bollette le chiediamo, visto che entro il 30 aprile deve essere approvato il Piano Economico Finanziario della TARI, di recepire l’art. 17 della legge 166/2016 sugli sprechi alimentari.

di Redazione24 Mar 2022 14:03