Modica. Rinviate a giudizio le due maestre d’asilo per maltrattamenti

“Alzati, ti do tanti di quegli schiaffoni! Sei un bambino insopportabile!”. “E’ un incubo questo bambino, se la smetti di piangere forse vai, perché sei un disturbo”. “Sto chiamando il preside che è sopra e glielo dici al preside… e la mamma e te ne vai a casa tua e non vieni più però e le dici di trovarti un’altra scuola”. “Questa è rimbambita… c’era l’acqua nel bicchiere, ma sei rimbambita”. “La smetti, ce la smetti! Non ti sopporta più nessuno, guarda che schifo, vai a casa ad asciugarti il naso”. “Ti arrivano tanti di quegli schiaffoni brutto maleducato! Non devi venire a scuola, devi stare a casa tua, sei un bambino che non si sopporta più!”
Il bambino chiama la maestra con il nome dell’altra insegnante, per errore, e la maestra risponde: “quest’altro rimbambito mi chiama – omissis – a fine anno non sa neanche come mi chiamo! Perché hai voluto l’acqua, delinquente, stupido, perché hai voluto l’acqua e poi non la bevi… ti do tanti di quegli schiaffi bestione, sei un bestione. Quest’altro rimbecillito è un tormento questo, un tormento… e poi si permette di dire che i compagni non vogliono giocare con lui, vergognati!” Il bambino dice: “devo fare la cacca” e la maestra risponde: “a casa tua la fai la cacca, ti do all’orco, lo chiamo per – omissis – così se lo mangia e ce lo toglie dai piedi…”

Queste sono solo alcune prove, raccolte dalle telecamere nascoste, istallate notte tempo dalla Polizia, che hanno permesso di rinviare a giudizio le due maestre di Modica. La vicenda risale all’anno scorso e precisamente allo scorso giugno, quando dei genitori preoccupati dalle reazioni dei loro bimbi si sono rivolti alla Polizia, la quale prontamente ha avviato le indagini, conclusesi nel novembre del 2016. Pochi mesi, ma più che sufficienti per raccogliere tutte le prove per processare le due donne.

La richiesta di rinvio a giudizio, da parte della Procura della Repubblica, è stata formulata per il reato di maltrattamento degli alunni, a loro affidati per ragioni di istruzione ed educazione.
Il rinvio a giudizio è conseguenza del rigetto, da parte del GIP, della richiesta della Procura della Repubblica di applicazione della misura cautelare. Il Gip, all’epoca, aveva valutato non sussistente l’abitualità del reato ovvero uno degli elementi costitutivi del reato di maltrattamenti.
Seppur non concessa la misura cautelare richiesta, ovvero la sospensione dall’esercizio della professione, la Procura della Repubblica ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio, in quanto ha ritenuto gli elementi raccolti dalla Squadra Mobile di Ragusa, sufficienti a sostenere l’accusa nell’eventuale e successivo giudizio.
Durante l’udienza preliminare dei giorni scorsi, il GUP, ascoltate le parti, ha valutato e disposto il decreto che dispone il giudizio anziché emettere sentenza di non luogo a procedere, valutando positivamente quanto esposto dal Pubblico Ministero.
“La Polizia di Stato, grazie alle segnalazioni dei genitori, è riuscita a far emergere attraverso le indagini i veri motivi del malessere dei piccoli. È fondamentale l’ascolto dei bambini e la raccolta di quei segni, spesso non manifestati direttamente proprio per la tenera età. Solo grazie ad un attento controllo dei cambi d’umore o di abitudini, è possibile scorgere dei segni di violenza subita da bambini molto piccoli. La Squadra Mobile, grazie alle sezioni specializzate, è pronta a ricevere le vittime o potenziali vittime di ogni età. Grazie ad un rapporto di piena fiducia e collaborazione tra cittadini e Istituzione Polizia di Stato è possibile avviare indagini per chiarire l’esatta dinamica di quanto di illecito viene commesso ai danni dei più piccoli”.

di Rosario Distefano14 Giu 2017 12:06