Il paradosso dell’acqua in contrada Cassero

acquedottoIl comitato spontaneo delle contrade Pozzo Cassero, Balatazza, Santo Vito, in territorio di Modica, è pronto a protestare con veemenza per fare valere le proprie ragioni rispetto ad una situazione che si protrae da qualche decennio e che ha assunto contorni paradossali. Lunedì mattina, alle 10, i proprietari e gli agricoltori delle contrade si riuniranno per decidere le modalità di protesta di un caso che merita la dovuta attenzione e che, nei giorni scorsi, è pure stato sottoposto alla valutazione del sindaco Ignazio Abbate perché si possa trovare assieme una soluzione. Nel mirino il consorzio di bonifica provinciale n. 8 di Ragusa. A raccontare che cosa è accaduto sono alcuni  componenti del comitato, Rosario Spadola, Gianni Corallo, Angela Scrofani. “Tutto inizia alcuni decenni fa – dicono – allorquando l’ente decide di investire una montagna di soldi per realizzare una serie di infrastrutture di impianti irrigui a loro dire a beneficio e sviluppo del territorio. Allo scopo vengono altresì realizzati i grandi pozzi nelle contrade di “Pozzo Cassero” e “Santo Vito” necessari per alimentare tutto l’impianto. Gli agricoltori, da subito, percepiscono l’inutilità di tutti questi lavori e lo sperpero di denaro pubblico ma tacciono pensando che le previsioni del futuro ipotizzate dal consorzio di bonifica risultino essere forse più lungimiranti. I lavori prendono il via dissestando tutti i terreni della zona in lungo ed in largo. Numerose proprietà sono letteralmente sconquassate mentre i lavori vengono realizzati in maniera difforme e tecnicamente fuori da ogni logica. “Per fare arrivare l’acqua in una nostra proprietà, ad esempio – dice Corallo – occorre “spingerla” in salita trovandosi il pozzo ad una quota più bassa con un costo di energia elettrica, in caso di funzionamento, impossibile da sostenere alla faccia della competitività agricola. Purtroppo, però, come spesso accade, i soldi finiscono e l’infrastruttura idrica rimane nella nostra proprietà totalmente incompleta ”. Al danno si aggiunge la beffa: “Dopo qualche anno in cui non si muove niente e la proprietà continua a restare in quello sfacelo, ci vediamo recapitare le cartelle esattoriali richieste dal consorzio n. 8 per “miglioramento fondiario”.  Tutti gli altri proprietari e agricoltori della zona, trovandosi nella parte in cui sorge l’impianto già completato, sono nella situazione di “dovere” lo stesso pagare il consorzio per il servizio di fornitura anche se non utilizzato”. Oggi, dopo oltre venti anni, la situazione è la seguente: solo qualche residente che ha il villino fruisce del servizio. Tutte le aziende agricole delle contrade sopra indicate continuano ad alimentarsi dai propri pozzi e cisterne senza attingere una goccia d’acqua dall’infrastruttura del consorzio perché non competitiva e più costosa. Tutti quei soldi spesi per migliorare il territorio di fatto lo hanno invece danneggiato ed eccoci, ora, all’epilogo: il consorzio riesce a potere contare su un’altra barca di soldi per spenderli nella zona ed in altre due contrade (Raddusa e Valle dell’Acate) per “opere secondarie”. Si parla di lavori per oltre 1.500.000 di euro che alimenteranno un progetto che nessuno nella zona di Pozzo Cassero ha mai voluto e che non serve. E’ molto strano che questa disponibilità economica a disposizione del territorio non sia stata fatta conoscere ai diretti beneficiari: forse per evitare che nella zona si sviluppasse una sommossa popolare? Anzi, a nostro avviso, il bando  predisposto tramite l’Urega è stato poco pubblicizzato  in zona. Risultato: su 148 aziende partecipanti solo 7 sono della provincia di Ragusa. Si aggiudica l’appalto una ditta di Trapani. I proprietari e gli agricoltori della zona sono oramai sul piede di guerra e non si può ancora tollerare che siano sciupate in questo modo tali risorse. In più, i decreti di esproprio emessi dal consorzio per spendere questi soldi confermano l’arroganza di studiare a tavolino progetti che  sono stati concertati con nessuno. Il comitato spontaneo che si è formato ha trovato sostegno da parte di qualche associazione di categoria che si è mostrata assolutamente a fianco degli agricoltori della zona. A margine dei decreti di esproprio viene intimato di “far trovare gli immobili liberi da persone e cose” ed in caso di resistenza sarà richiesto l’intervento delle forze dell’ordine”. “Siamo pronti – dicono i componenti del comitato – ad animare forme di protesta civile ma dure. Terremo informata la Questura delle iniziative di opposizione che riterremo di intraprendere”.

 

di Redazione13 Lug 2013 18:07