“Ripartiamo dal lavoro, valore e fondamento del Paese”.

lavoro21“Abbiamo apprezzato i passaggi del programma del premier Enrico Letta in cui si pone al centro l’emergenza del lavoro e sociale e si apre alla revisione degli strumenti della legge Fornero. Ora però bisogna subito lavorare, passare ai fatti, non c’è tempo da perdere, sia pure con l’esiguità delle risorse disponibili”.

Così ha esordito Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro, intervenendo a palazzo Steri di Palermo, dove è in corso la manifestazione dei consulenti del lavoro italiani “Ripartiamo dal lavoro, valore e fondamento del Paese”.

“E’ imprescindibile risolvere subito la prima emergenza – ha sottolineato Calderone – cioè il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga. A fine mese tantissime famiglie di lavoratori resteranno senza alcun sussidio. Se per il 2013 sono stati stanziati 650 milioni di euro, in realtà occorrono 2,5 miliardi di euro per tutto l’anno”.

“A seguire – ha aggiunto Calderone – bisogna riaprire il cantiere della legge Fornero, che ha provocato l’irrigidimento del mercato del lavoro e la fuoriuscita di migliaia di lavoratori, titolari di contratti flessibili che non sono stati rinnovati perché questo sistema non garantisce certezze”.

Secondo il presidente dei consulenti del lavoro “occorre parlare concretamente di flessibilità, senza visioni ideologiche. I giovani europei costruiscono carriere tramite più episodi lavorativi grazie a strumenti di sostegno durante le pause e a garanzie di riaccompagnamento al lavoro con una formazione o una riqualificazione vere, che non siano solo la fortuna dei formatori”.

“Ecco perché – ha proseguito Calderone – bisogna rivedere il modello della formazione. Penso a un affidamento al mondo dell’istruzione e all’università, programmando i flussi in uscita dagli studi in base alle esigenze delle imprese, senza dare false aspettative ai giovani. Serve, per questo, un serio orientamento agli studi. Ma è fondamentale – ha concluso Marina Calderone – dare una risposta alla disoccupazione giovanile, salita al 35%. Se da un lato la riforma delle pensioni trattiene al lavoro fino a quasi 70 anni e dall’altro non c’è più flessibilità in entrata, per i giovani non c’è alternativa al precariato o all’emigrazione”.

In tal senso Vincenzo Barbaro, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Palermo, propone un “patto generazionale” che consenta ai giovani di usufruire dell’abbattimento diretto, di alcuni punti, del costo del lavoro e del cuneo fiscale, avvalendosi anche del tutoraggio dei lavoratori anziani.

Barbaro è partito dalla considerazione che “il sistema degli incentivi ha enormi storture, non realizza la finalità di incentivare il lavoro e spesso si trasforma in sopravvenienza attiva perché, essendo le somme erogate dopo due o tre anni, quando l’azienda è già fallita, diventano solo denaro per pagare debiti o il curatore fallimentare”.

“E’ anche un sistema – ha evidenziato Barbaro – che alimenta il mercato degli incentivi, fatto di intermediari che rischiano solo di ripetere ciò che avviene nel settore della formazione professionale. E’ meglio abolire tutto ciò e passare alla riduzione diretta del costo del lavoro e del cuneo fiscale. E’ l’unico modo concreto per fare crescere l’occupazione. L’attuale sistema pensa invece che possiamo essere competitivi con un lavoratore che percepisce 1.000 euro costandone 2.400 al lordo, o con operai tenuti in servizio fino a 70 anni”.

Ma c’è anche spazio alle proposte di modifica della legge Fornero: “Piccoli correttivi darebbero grandi risultati – ha rilevato Barbaro – . Ad esempio, abolire la tassa di 1.480 euro sul licenziamento imposta alle imprese per finanziare l’Aspi. Questa è una tassa che grava sul costo del lavoro, blocca le assunzioni, spinge le aziende a terziarizzare ancora di più e avrà conseguenze paragonabili a quella della famigerata ‘tassa sul macinato’ “.

Duro il giudizio dei consulenti del lavoro sulla Finanziaria regionale: “Dà continuità alle vecchie politiche – ha dichiarato Vincenzo Barbaro – . C’è una grande attenzione al precariato e al mantenimento di strutture inesistenti. Non c’è un solo momento di attenzione alla creazione di lavoro vero e di ricchezza. In Sicilia – ha proseguito – non si può adottare il modello del Trentino, dove la disoccupazione è al 5%, né pensare di ricondurre tutto il welfare alle tante società pubbliche e parapubbliche riempite di personale all’inverosimile e il cui costo è stato scaricato sulle nuove generazioni. In Sicilia, con politiche attive del lavoro inesistenti e con una disoccupazione al 30%, servono sistemi straordinari per fare incontrare quel poco di domanda e offerta di lavoro che c’è”.

Da parte sua, l’assessore regionale al Lavoro, Ester Bonafede, sta già lavorando sul “patto generazionale”: “Abbiamo quasi pronta una riforma – ha spiegato – scritta insieme agli assessori alla Formazione e alle Attività produttive, che, mutuando alcuni aspetti della legge Fornero e rimodulando le risorse della formazione, rende reali strumenti quali l’apprendistato e il tirocinio, coinvolgendo i lavoratori anziani nella formazione dei giovani per dare loro nuove competenze. E che, inoltre, pensa alla riqualificazione, affinamento professionale o riconversione dei soggetti over 50, il tutto tenendo conto delle reali esigenze del mondo produttivo”.

La Bonafede ha poi riferito che “la prossima settimana il governo regionale avrà un incontro con quello nazionale per discutere sia del rifinanziamento della cassa integrazione in deroga sia delle nuove politiche sociali, in modo da dare respiro alle aziende e alle fasce deboli e consentirci di varare questa riforma che deve dare prospettive di crescita: passare, cioè, dall’emergenza allo sviluppo. La Finanziaria è stata gravata da vent’anni di politiche passive del lavoro. Questa fase è chiusa e ora si passa a incentivare il mondo dei giovani attraverso l’applicazione dell’apposito Accordo di programma quadro e degli altri strumenti ai quali abbiamo lavorato negli ultimi quattro mesi”.

Nuove proposte anche dai sindacati. Claudio Barone, segretario generale della Uil Sicilia: “Il modello dell’assistenzialismo finanziato con risorse pubbliche non può continuare. Bisogna favorire lo sviluppo produttivo e la buona occupazione, tagliando le tasse sul lavoro e alcune irrituali rigidità che frenano le assunzioni. Bisogna dare a chi investe e può creare lavoro la sensazione di trovarsi in un contesto favorevole. La Uil Sicilia – ha annunciato Barone – è pronta a trattare accordi che consentano ai giovani di trovare lavoro qui e non rassegnarsi al precariato e all’emigrazione. Si può fare molto sulla contrattazione articolata come, ad esempio, impegnare giovani nell’apertura tutto l’anno di monumenti e musei. Su questo la Uil Sicilia è pronta a firmare strumenti contrattuali che lo consentano e che tolgano alibi ad amministratori finora troppo pigri”.

Anche Maurizio Bernava, segretario generale della Cisl Sicilia, ha proposto contrattazioni in deroga: “Per ridurre la disoccupazione giovanile è necessario rivedere tutti gli strumenti disponibili. Pensiamo a politiche coordinate: mettere insieme le politiche di sviluppo, le misure per i giovani, l’apprendistato che in atto è l’unico strumento adeguato. Noi aggiungeremmo una contrattazione collettiva che conceda deroghe temporali fino a quattro anni e assegni alle imprese riduzioni di costi per periodi anche superiori. Tutto ciò dedicato, però, a specifici settori, come l’innovazione di impresa o di prodotto, la crescita dimensionale delle imprese, l’internazionalizzazione dei mercati”.

 

di Redazione03 Mag 2013 19:05