La Provincia al verde. Scarso “incavolato” scrive a Napolitano e Monti

SCARSO-RAGUSAConferenza stampa questa mattina del Commissario della provincia. Tema dell’incontro la difficlissima situazione finanziaria dell’ente che in pratica rischia di non poter onorare alcuni impegni precedentemente presi. Ad esempio la questione università. Se viene confermato l’atteggiamento dell’ateneo catanese che insisite nel richiedere, anche per vie legali, il pagamento del pregresso, nonostante  tutti sanno che gli enti pubblici, come il comune e la provincia, non hanno  tali disponibilità, si rischia veramente di dover rinunciare a questo servizio d’eccellenza. Infatti nei bilanci non ci sono i fondi necessari e quindi sarà obbligatoria la rinuncia. Lo stesso dicasi per tanti altri servizi. La provincia nel bilancio appena approvato ha davvero  cancellato ogni spesa inutile ma tutto questo non basta anche considerando le previsioni che, per questo ed il prossimo anno, parlano di 2,5 milioni di euro in meno agli enti locali e quindi per la provincia qualcosa come una decina di milioni di euro. Per l’avvocato Scarso dunque è gioco forza tagliare su tutto e chiudere le porte della provincia a qualunque richiesta di patrocinio o contributo. La parola d’ordine dunque è ridurre le spese ad oltranza e sperare nel governo Monti che possa rivedere alcune sue decisioni assolutamente azzardate. Al termine della  conferenza stampa l’ Avv Scarso ha distribuito ai giornalisti  presenti la copia della lettera che ha inviato al Presidente della repubblica, a Monti ed ad altre importanti cariche dello stato.  Si tratta di alcune dure riflessioni  sulla vicenda dell’abolizione di alcune province cosa che in Sicilia stride fortemente con lo statuto e quindi con la legge in vigore. Ecco il testo:  Il Consiglio dei Ministri ha definito, nell’ultima riunione dl 20 luglio c.m., i criteri per il riordino delle Province in Italia stabilendo che resteranno in vita gli enti con almeno 350 mila abitanti e con 2500 km quadrati di superficie avviando un iter normativo che dovrebbe concludersi entro il 2012. Questa scelta del Governo italiano ‘stride’ con le determinazioni dell’Assemblea Regionale Siciliana che con la legge regionale n.14/2012, oltre a commissariare le Province di Ragusa e Caltanissetta, ha stabilito di legiferare sul riordino delle Province entro la fine dell’anno fissando nuove funzioni e competenze.  L’ennesima decisione del Governo sul riordino delle Province contribuisce a creare confusione e persevera nella violazione di alcuni principi costituzionali come quelli che prevedono che lo Stato riconosca e conferisca agli enti territoriali locali funzioni di amministrazione attiva (articoli 114, 117 e 118 Cost.). Nell’insistere con lo svuotamento funzionale delle Province – per di più con un atto legislativo eccezionale ma di rango ordinario – si appalesa un attacco reiterato all’assetto costituzionale e territoriale della Repubblica quale quello fissato dall’art. 5 Cost., laddove il principio di riconoscimento, secondo la lettura che ne dà la teoria della garanzia istituzionale di matrice ibero-germanica e che in Italia trova riscontri giurisprudenziali costituzionali a partire dalla fine del secolo scorso, sta a significare la presa d’atto, l’assunzione di un limite da parte del legislatore financo costituzionale che “lo Stato non può lecitamente sottrarre competenze alle autonomie locali al punto da renderne irriconoscibile la rispettiva identità”.  Questo è un aspetto, poi ce n’è un altro, sempre di carattere costituzionale, ovvero che il disegno di legge del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2012 è in contrasto con l’articolo 15 dello Statuto Siciliano. Quindi ci sono diverse motivazioni sul piano giuridico per ribadire il no all’accorpamento della Provincia di Ragusa con altre province. Restano poi gli aspetti culturali ed economici, che non sono secondari, sull’identità del territorio di Ragusa rispetto a Siracusa e ora addirittura a Catania.  Nell’apprezzare e condividere pienamente i tentativi del Governo nazionale di diminuire la spesa pubblica in questi tempi difficili di crisi economica, non posso condividere l’ipotesi dell’eventuale e irrimediabile perdita dell’identità del territorio di Ragusa. In un passato non così lontano, 85 anni fa per la precisione, è stata istituita la provincia di Ragusa, distaccando una parte del territorio dalla Provincia di Siracusa, perché quest’ultima non era in grado di rispondere con la dovuta attenzione, alle specifiche esigenze del mondo agricolo ed industriale di questo territorio confinante con la provincia di Caltanissetta. Un accorpamento irrazionale e fatto solo sulla fredda regola dei numeri sarebbe indubbiamente un atto antistorico ed impopolare, che penalizzerebbe il lavoro della popolazione ragusana estremamente ligia al proprio dovere civico e che, a fatica, ha costruito la sua identità grazie alla sua intraprendenza e laboriosità in campo economico e culturale.-

 

di Redazione27 Lug 2012 12:07