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Greenpeace abborda pacificamente, ma platealmente, la piattaforma nel mar di Sicilia

Greenpeace abborda pacificamente, ma platealmente, la piattaforma nel mar di Sicilia
Ottobre 15
11:07 2014

Legambiente plaude al pacifico arrembaggio che Greenpeace ha effettuato stamane sulla piattaforma Prezioso, nel golfo di Gela dove dovrebbero sorgere altre due piattaforme dell’ENI, contro le quali Legambiente insieme alle altre associazioni ambientaliste, all’ANCI Sicilia, a diversi comuni e alle associazioni della pesca ha presentato ricorso al TAR Lazio. Legambiente ritiene che fermare la deriva petrolifera è nell’interesse generale del Paese e di gran parte dei settori economici più lungimiranti. Il no allo sfruttamento del petrolio del canale di Sicilia non è solo una fissa di pochi comitatini come sostiene Renzi, ma la premessa necessaria per:
avviare anche nella nostra regione una rivoluzione energetica ed una riconversione economica e produttiva liberata dalle fonti fossili
rafforzare le eco-filiere agricole, turistiche, tecnologiche avanzate e decarbonizzate
garantire uno sviluppo futuro, anche sul piano occupazionale e ambientale, sicuramente molto più sostenibile e duraturo.
Nel sottosuolo marino siciliano le riserve petrolifere certe potrebbero coprire appena poche settimane dei consumi italiani generando scarse rotalty complessive fronte di rischi elevatissimi, visto che gli attuali permessi non rispondono neanche all’obbligo di valutazione di rischio di incidente rilevante. In base al Piano di pronto intervento nazionale per la difesa da inquinamenti di idrocarburi o di altre sostanze nocive causati da incidenti marini, le varie tecniche di rimozione nelle condizioni ideali di luce e di mare, consentono di recuperare al massimo non più del 30% dell’idrocarburo sversato. Tale percentuale tende rapidamente a zero con il peggioramento delle condizioni meteo-marine contraddicendo le rassicurazione dei petrolieri. Il convinto no di Legambiente Sicilia alle trivellazioni ed alla caccia ed allo sfruttamento del petrolio nel Mediterraneo risponde anche al bisogno vitale di fermare i cambiamenti climatici in atto nel pianeta e causati principalmente dall’uso scriteriato delle fonti fossili.

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