Come un timbro all’anagrafe ha scatenato la Hollywood della politica siciliana.
Nel torpore di un’estate siciliana fatta di scirocco, granite e politica a scartamento ridotto, il centrodestra regionale è riuscito nell’impresa di trasformare un banalissimo modulo burocratico in una produzione cinematografica ad alto budget.
Il pretesto? Una voce di corridoio. Anzi, un’indiscrezione “bomba”: Nino Minardo, commissario regionale di Forza Italia, avrebbe (ha) preso la residenza a Modica, la sua città natale.
Un normale cittadino che aggiorna i propri dati anagrafici farebbe al massimo una fila all’ufficio elettorale o cambierebbe la bolletta della TARI. Nella politica siciliana, invece, un cambio di residenza equivale all’apertura del terzo segreto di Fatima.
Nel giro di pochi minuti, nei corridoi del potere regionale si è consumato uno psicodramma estivo da far impallidire i migliori sceneggiatori di Hollywood.
“Da Residente a Presidente”: è la rima che ha messo in subbuglio i palazzi del potere siciliano.
L’equazione fantastica che si è accesa nelle menti dei retroscenisti del centrodestra è di una semplicità disarmante: se prendi la residenza in Sicilia, significa che vuoi candidarti alla presidenza della Regione. Dopotutto, tra “residente” e “presidente” c’è di mezzo soltanto una “P”. E in politica, si sa, per una lettera si sono aperte e chiuse intere ere geologiche.
I dettagli del “film” proiettato nella testa dei fedelissimi e degli alleati della coalizione hanno previsto contorni quasi epici:
Con ordine di ingresso per primi gli Attori protagonisti individuati nelke “truppe cammellate” pronte a convertirsi istantaneamente al “minardismo” della prima ora, pronte a giurare di aver sempre saputo che il futuro dell’isola passava per la contea modicana.
Subito dopo il tutto si è colorito con l’immancabile “Giallo politico”. Telefoni incandescenti buttati nel cestino per le troppe chiamate e sospetti incrociati di “chi sta tradendo chi”, manco si trattasse di una puntata di *House of Cards* ambientata tra il Tardo Barocco di Modica e le stanze di Palazzo d’Orleans.
Ed infine , si è pensato alla necessaria “Scena madre” :
un Renato Schifani in grande spolvero pronto alla resa dei conti o all’abbraccio pacificatore, mentre Giorgio Mulè resta alla finestra in attesa del famoso “Sicilia chiamò”.
Che dire, Il potere taumaturgico della burocrazia estiva è veramente affascinante. Da notare la capacità della politica nostrana di sovrapporre la fantasia alla realtà. Non importa se dietro a quel presunto o vero foglio dell’anagrafe ci fossero solo motivazioni personali, logiche fiscali o banali adempimenti di routine. Il centrodestra ha preferito la suspense: un candidato “in pectore” spuntato direttamente tra una tazza di granita al caffè e una porzione di cioccolato modicano.
Nessuno si è fermato a riflettere sul fatto che un commissario regionale potesse semplicemente voler pagare le tasse a casa propria o riorganizzare i propri affari personali. No, troppo semplice. Meglio immaginare un complotto orchestrato nei minimi dettagli per la conquista della Sicilia.
Alla fine della giornata di ieri , la situazione nel centrodestra rimane esattamente quella di prima: dichiarazioni felpate, equilibri precari, candidature sospese e il consueto rimescolìo di carte.
Resta però una certezza incrollabile: in Sicilia la politica non muore mai di noia. Se non ci sono i programmi, ci penserà sempre l’anagrafe di Modica a regalare il prossimo *cult* del cinema politico estivo. Nel dubbio, tenete i popcorn a portata di mano.

