Per lasciare spazio a nuove strutture commerciali.

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Crediamo che Ragusa sia una delle città siciliane che hanno più supermercati nella sua area abitativa. Forse poi non sarà davvero così ma l’impressione è quella. Ora si è aperto il dibattito per tutto quello spazio, definito ex Ancione, che si trova di contrada Tabuna, di fronte alle Masserie al di la della strada e del muro. Li c’era la fabbrica di asfalto, in corso di demolizione in questi giorni,  della famiglia Ancione, molto conosciuta in Sicilia ma non originaria degli iblei. Industriali di razza, senza dubbio, che erano riusciti a fare un piccolo impero nel settore dell’asfalto mantenendo una tradizione che a Ragusa era viva fin dall’inzio del secolo scorso. Poi tutto è finito. Gli uffici dell’azienda, nel centro della città, sono stati trasformati in grandi palazzi e l’area industriale vera e propria, in verità, era rimasta abbandonata e quasi  in degrado. Dicevamo della polemica. Il PD ha sposato la causa di chi chiede che quell’area resti a imperituto ricordo di quello che era. L’amministrazione invece guarda al commercio e potrebbe cedere alle lusinghe del businnes.
Il Pd non demorde ed ecco il comunicato del segretario cittadino avv. Schinina: Ci avevano detto che l’area dell’ex fabbrica Ancione sarebbe stata destinata a servizi per la città. Oggi scopriamo che, se le informazioni emerse saranno confermate, quei servizi coinciderebbero con l’ennesimo supermercato. Una prospettiva che rende ancora più grave la demolizione di un luogo simbolico della memoria industriale ragusana e la distruzione delle opere del progetto Bitume”.
“Non siamo di fronte a una vera riqualificazione – prosegue Schininà – ma a una trasformazione radicale dell’area. Dove sorgeva un sito legato alla storia produttiva della città, dove tra il 2016 e il 2020 artisti di rilievo internazionale avevano realizzato le oltre quaranta opere del progetto Bitume, rischiamo di ritrovarci l’ennesima struttura della grande distribuzione. Il punto politico sul quale la città dovrebbe interrogarsi è se l’amministrazione comunale abbia mai provato davvero a immaginare per quell’area una funzione diversa, coerente con la sua storia e con il valore culturale che quel progetto aveva restituito alla città. Secondo noi, le logiche del profitto privato hanno prevalso sull’interesse pubblico e su una visione complessiva della città”.
Alle parole di Schininà si aggiungono quelle del gruppo consiliare PD. “Il caso Ancione purtroppo non è isolato 
 dichiarano Peppe Calabrese, Giuseppe Podimani e Mario Chiavola . In pochi mesi Ragusa ha visto scomparire due luoghi della propria memoria industriale: l’ex Ancione e il Mulino Curiale, entrambi destinati a lasciare spazio a nuove strutture commerciali. Proprietà private, certo, ma sulle quali un’amministrazione attenta avrebbe dovuto tentare di orientare le scelte, avviare un confronto, interloquire con la Soprintendenza e con la città. Invece, quando, per difendersi, il sindaco scrive sui social ‘Cosa avrebbe potuto fare il Comune?’, non fa altro che ammettere l’assenza di una strategia pubblica. Il Comune avrebbe potuto e avrebbe dovuto aprire un dialogo non solo per tutelare il sito di archeologia industriale e il nuovo patrimonio culturale, ma anche per valutare strumenti urbanistici capaci di promuovere una visione alternativa. Invece, confermando un metodo già visto troppe volte, ha scelto di non scegliere”.
“Dopo otto anni di amministrazione Cassì – concludono dal PD Ragusa – resta una città che perde pezzi della propria storia e li sostituisce con funzioni commerciali tutte uguali. Una città mercato, un non-luogo che rischia di smarrire, pezzo dopo pezzo, memoria e identità”.

di Direttore04 Giu 2026 19:06
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