Se Cassì non comprende nemmeno questo……
La deputata regionale del Movimento 5 Stelle di Ragusa, Stefania Campo, in una nota che fa riferimento al partenariato al Castello di Donnafugata, afferma che l’amministrazione comunale, “ha forzato lo strumento PSPP fino a farlo diventare un canale improprio di esternalizzazione, quasi una privatizzazione mascherata della gestione del Castello. Quell’amministrazione, infatti, nell’agosto 2024, ha deciso di applicare in maniera ampia e sproporzionata lo strumento del PSPP (Partenariato Speciale Pubblico-Privato) per il Castello di Donnafugata. Una scelta che si è rivelata discutibile e, alla luce delle più recenti linee guida ministeriali, addirittura inopportuna. Il ministero, tra l’altro dello stesso colore politico dell’Amministrazione ragusana, ha difatti chiarito che il PSPP può e deve essere utilizzato per attività di valorizzazione, per interventi che ampliano l’offerta culturale, migliorano i servizi ai visitatori, creano nuove opportunità di fruizione. Non invece per la gestione ordinaria ed essenziale del bene, che resta responsabilità pubblica e che, qualora si intenda affidarla a terzi, deve avvenire attraverso procedure distinte e più rigorose, come appalti specifici e separati per servizi quali biglietteria, vigilanza, monitoraggio e pulizia”.
Secondo l’on Campo l’amministrazione comunale, “ha, invece, forzato lo strumento PSPP fino a farlo diventare un canale improprio di esternalizzazione, quasi una privatizzazione mascherata della gestione del Castello. In questo modo ha di fatto scelto di sgravarsi da un bene simbolo della città senza le necessarie cautele giuridiche e culturali. E oggi ci troviamo di fronte a una contraddizione evidente: da un lato il progetto già presentato dalle ditte Logos e Civita, dall’altro la cornice ministeriale che nega l’impostazione alla base stessa di quel progetto. La conseguenza è che l’amministrazione si è impantanata in una fase di negoziazione illogica: per rispettare le linee guida dovrebbe riscrivere quasi da zero l’impianto proposto, svuotando di senso l’iter fin qui seguito. In considerazione di questa situazione che si è venuta a determinare, la scelta più ragionevole sarebbe azzerare la procedura.
E’ vero che il Comune ne ha piena facoltà, dice Stefania Campo, e il Consiglio comunale non si è ancora espresso, poiché la questione non è mai approdata in aula. Per questo un nuovo iter consentirebbe un coinvolgimento più ampio di enti, associazioni, istituzioni culturali e professionisti, garantendo un percorso partecipato e tempi distesi, con una gestione più rispettosa dei servizi fondamentali che andrebbero comunque affidati tramite procedure autonome e dedicate.
Per concludere, ed è cosa molto importante, c’è un profilo politico da non trascurare: l’amministrazione Cassì, giunta ormai alla fine del secondo mandato e con lo stesso sindaco potenzialmente candidato alle prossime elezioni regionali, rischia di imporre oggi una scelta che vincolerebbe le future amministrazioni per dieci anni o più. Una decisione che, presa a pochi mesi dalle dimissioni, avrebbe l’effetto di sottrarre alla democrazia locale la possibilità di ridefinire in modo trasparente e condiviso la gestione del Castello di Donnafugata. I servizi attualmente garantiti dagli Uffici stessi, con serietà e dignità, rischiano così di essere esternalizzati in blocco, senza una visione di lungo periodo né un reale confronto cittadino. Per questo motivo l’azzeramento della procedura non è solo una soluzione tecnica, ma anche un atto di responsabilità e correttezza politica verso la città e verso il patrimonio culturale che il Castello rappresenta. Se Cassì non comprende nemmeno questo, vuol dire che non è interessato ai fondamentali della democrazia e del confronto anche istituzionale”.

