RAZZI E PIUME.
Come al solito il povero consumatore, in questo caso automobilista, è sempre quello che subisce maggiormente le conseguenze di ogni minimo sussulto per quanto riguarda il prezzo dei carburanti.
Oggi infatti, dopo aver sentito che Trump, per questa volta, non cancellerà una intera civiltà ( che megalomane) e di conseguenza il prezzo del barile è crollato verticalmente, mi aspettavo di vedere ai distributori le giuste conseguenze concretizzarsi in ribassi sostanziosi. Manco per idea. Anzi se è possibile il prezzo in qualche caso è aumentato. E’ davvero una vergogna speculare sulla testa dei poveri automobuilisti ma andando a leggere su internet viene fornita una spiegazione che è davvero mortificante perchè giustifica ogni mossa dei petrolieri senza curasi di inflazione, aumenti, istat ete etc, Vediamo cosa dice appunto la rete: il fenomeno per cui il prezzo del carburante aumenta rapidamente quando il petrolio sale, ma diminuisce lentamente quando quest’ultimo scende, è noto in economia come effetto “razzi e piume” (rockets and feathers).
Questa asimmetria non è casuale, ma dipende da una combinazione di fattori strutturali, commerciali e psicologici. Ecco i principali motivi:
Gestione delle Scorte (Costo di Rimpiazzo): Quando il prezzo del petrolio sale, le compagnie petrolifere aumentano i prezzi alla pompa immediatamente per assicurarsi di avere la liquidità necessaria per riacquistare il nuovo carico di greggio, che costerà di più. Al contrario, quando il prezzo scende, i distributori tendono a mantenere alti i prezzi per smaltire le scorte acquistate in precedenza a un costo maggiore, evitando così di vendere in perdita.
Velocità della Filiera: La filiera energetica è strutturata in modo tale che gli aumenti dei costi di produzione si trasferiscano rapidamente a valle. La riduzione, invece, segue un percorso più lento e graduale lungo tutta la catena di distribuzione.
Componente Fiscale Fissa: In Italia, una parte consistente del prezzo alla pompa è determinata da accise e IVA, che incidono per oltre il 50-60% sul totale. Questa componente è fissa o percentuale e non cala al diminuire del prezzo del greggio, limitando l’impatto dei ribassi sul prezzo finale.
Inoltre la benzina è un bene di prima necessità: la domanda non cala drasticamente se il prezzo aumenta e quando i prezzi scendono, i consumatori sono meno incentivati a cercare il distributore più economico rispetto a quando i prezzi sono in aumento, riducendo la pressione competitiva sui gestori per abbassare rapidamente i prezzi.
Ma c’è anche la speculazione: Nei momenti di tensione geopolitica, le aspettative di una futura scarsità di petrolio spingono gli operatori a speculare, facendo impennare i prezzi prima ancora che ci sia una reale mancanza di materia prima.
In sintesi, la salita è rapida per coprire i costi futuri (razzo), mentre la discesa è lenta per ottimizzare i margini sulle scorte esistenti (piuma).
Tutto giusto ma è chiaro che quando queste evenienze, l’aumento ed il ribasso si verificano in pochi giorni, dle compagnie fanno affari d’oro mente il povero consumatore non può fare altro che pagare. Non so se la politica è in grado di intervenire in merito ma sarebbe un segnale per i consumatori.
di Peppe Lizzio08 Apr 2026 23:04
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