Ancora su Donnafugata
La storia dei volontari usati per gestire alcune strutture del Comune di Ragusa e il cui utilizzo secondo le ricostruzioni andrebbe ben oltre il concetto di volontariato, sfociando nel lavoro subordinato e, quindi, nello sfruttamento, è assai grave.
Non lo è solamente perché ci sono delle persone che sono costrette dalle circostanze ad accettare di lavorare per 4 euro l’ora; non solo perché questi volontari – che probabilmente volontari non sono – per vedersi pagate le ore di lavoro devono recuperare scontrini nei supermercati per ottenere il “rimborso spese” relativo a quel tempo impiegato; non solo perché avere turni, orari precisi e un foglio presenze, essere pagati a ore, avere mansioni e ricevere direttive che si ripetono per mesi è tipico del lavoro subordinato; ma è grave perché dalle carte emerge plausibilmente che al Comune di Ragusa si sapeva di questo sistema e non si è fatto nulla per evitarlo.
Nessuno può credere che funzionari e dirigenti, notoriamente restii a firmare documentazioni che possano metterli in difficoltà, non si siano mai accorti che nelle cosiddette “pezze d’appoggio” per i rimborsi spese ci sono scontrini di acquisti incompatibili con l’oggetto del volontariato (generi alimentari, lamette da barba, pannolini Pampers); nessuno può credere che funzionari e dirigenti non abbiano segnalato ai vertici politici del Comune tali anomalie. Nessuno può credere che un sistema così collaudato si sia protratto nel tempo all’insaputa dell’amministrazione comunale.
È grave, inoltre, perché non solo l’amministrazione minimizza e si rifiuta di ammettere che il problema esiste (“c’è un accertamento in corso” ha dichiarato un piuttosto imbarazzato sindaco in conferenza stampa) ma addirittura si spinge a scaricare sui volontari/lavoratori la responsabilità, questa volta senza imbarazzo: “abbiamo tutto l’interesse a verificare se qualche volontario ha presentato della documentazione non idonea” scrive il sindaco – o chi per lui – sulla propria pagina Facebook.
Scaricare sui lavoratori/volontari, cioè la parte fragile di questa vicenda, la responsabilità di aver “presentato documentazione non idonea” e non aggiungere che si deve verificare se nella catena di comando, come l’ha chiamata il sindaco, si sapeva e si è permesso tutto, è politicamente preoccupante.
Delle due l’una: o i vertici politici del Comune di Ragusa sapevano e hanno scelto deliberatamente di consentire questo sistema perché convinti che mai questa storia sarebbe venuta fuori e quindi sono complici di un vero e proprio sistema di sfruttamento oppure davvero non sapevano e allora la città è nelle mani di dilettanti privi di coscienza politica e incapaci di comprendere che 37 ore di lavoro non possono essere pagate 150 euro.
In entrambi i casi, a Palazzo dell’Aquila non ci fanno una gran figura.
di Leandro Papa05 Mar 2026 23:03
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