Carenza di manodopera locale, extracomunitaria e comunitaria.

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L’Associazione agroalimentare Sicilia Sud est chiederà un incontro con il ministro Francesco Lollobrigida e con
l’assessore Luca Sammartino per riprendere il dialogo sui problemi legati al comparto agricolo.
“Spero che guardino la nostra realtà agricola spesso abbandonata- dice Cilio- anche dalla parte delle aziende che
danno lavoro e che per tutti i fattori di crisi che conosciamo sono costrette a chiudere e a cambiare mestiere”.
L’intervento del presidente Aasse nasce da alcune notizie apparse su alcuni social di caratura nazionale che hanno
affrontato con la solita retorica e luoghi comuni l’atavico problema dello sfruttamento dei lavoratori stagionali. “Che esiste sempre ma in misura ridotta rispetto a prima-puntualizza il presidente Cilio- Grazie a una legge che interviene duramente nei confronti di alcuni datori di lavoro spregiudicati e ai massicci controlli dalle forze dell’ordine che hanno consentito di individuare e reprimere ogni forma
di sfruttamento. Tuttavia, a difesa di un comparto in forte sofferenza, devo dire che le illegalità e il mancato rispetto delle regole in materia di lavoro non albergano solo nell’agricoltura della fascia trasformata ragusana, ma anche nel commercio,
nell’artigianato, negli studi professionali e persino nel mondo editoriale e dell’informazione”.
Le battaglie personali che il presidente di Aasse Cilio ha combattuto da quando ha fondato l’associazione, sono state
il caro carburante, gli scioperi selvaggi degli autotrasportatori e la carenza di manodopera locale,
extracomunitaria e comunitaria.
“Leggo notizie, anzi approfondimenti sulla storia passata e attuale della agricoltura iblea; reportage che continuano a
spalmare fango a pioggia sul comparto agricolo, fango anche verso quelle aziende virtuose che lavorano
rispettando le regole e garantendo tutti i diritti umani ed  economici ai lavoratori. Si cominci a rivedere il contratto
collettivo di lavoro affinché si basi sull’evoluzioni avvenute in agricoltura negli ultimi 10 anni. Non abbiamo
più un’agricoltura stagionale che comincia a novembre e finisce a maggio. Siamo in presenza di un’agricoltura
intensiva che produce ricchezza 12 mesi e che ha bisogno di molta manodopera specializzata. Che non troviamo
neanche se paghiamo 1.200 euro al mese al netto della Naspi. Ecco, al nuovo ministro e al nuovo assessore
regionale chiederemo un incontro per affrontare queste tematiche, pronti anche autocritica se serve. Come ho già detto, l’agricoltura
è intensiva, dinamica e richiede manodopera sia intellettuale che manovale con contratti di lavoro che
rispecchino la realtà per il bene del bracciante agricolo che con la busta paga a tempo determinato che si ritrova non ha
accesso nemmeno a un finanziamento per comprare un telefonino; ma anche a difesa del datore di lavoro che
investe denaro e rischia di finire sul lastrico. Su questo punto le associazioni di categoria dovrebbero entrare nel
merito della discussione”.

di Direttore17 Dic 2022 19:12