Dopo gli articoloni sull’aeroporto di Catania

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Se si leggono gli articoli di forte propaganda che vengono fuori nei giornali molto vicini alle società di gestione degli aeroporti si intuisce che c’è una certa soddisfazione , anche economica,  per la crescita esponenziale del traffico aereo. Premesso che non poteva essere altrimenti, una volta messo da parte il covid, è anche vero che tutto il sistema aeroportuale ha bisogno di essere rivisto come è stato fatto già in altri paesi europei. Non da noi perchè  i vertici delle società di gestione non possono essere ne toccati e neanche messi in dubbio.  Eppure sono necessari interventi in tutto il territorio italiano e più che mai a Palermo, Catania, in Calabria, nelle isole minori e così via.  Ora bisogna imparare a pensare in un altro modo e capire che non si può avere un aeroporto per ogni città. In Italia, per esempio, servono  buoni collegamenti tra gli aeroporti e le principali città, tramite treni anche di lunga e media percorrenza, e non solo locali, che entrino direttamente negli aeroporti, come a Francoforte, specialmente negli hub intercontinentali. Su questo aveva ragione Agen della super camera di commercio ma lui le  sparava grosse per avere più credito. I voli corti, meno di un’ora,  sono giustificabili solo per le isole o per distanze che via terra richiederebbero diverso tempo, come in alcuni paesi europei le cui strade sono peggio delle nostre e ce ne vuole. Secondo un importante giornale del settore l’incapacità dei nostri vettori nazionali e la mancanza di regole di suddivisione tra linee aeree tradizionali e low cost, nel passato, ha dato potere non solo alle low cost, ma anche alle compagnie tradizionali straniere. Infatti, anche ai tempi di Alitalia, nei nostri aeroporti, il maggior traffico andava su linee straniere. Alitalia ha fallito la sua strategia puntando su un  solo hub a  Fiumicino,e su un “mezzo hub” intercontinentale a Malpensa e un altro “mezzo hub” internazionale europeo a Linate mostrando enormi pregiudizi verso il Sud che è rimasto abbandonato.  Invece dove si fanno i soldi è al sud dove a  causa della mancanze di infrastrutture è giocoforza usare l’aereo.  Gli italiani, specialmente quelli che non vivono a Roma e Milano, hanno deciso di optare per linee straniere visto che tanto uno scalo dovevano farlo lo stesso. Purtroppo ancora oggi non si pensa a fare delle regole precise per dividere gli aeroporti tra quelli per le low cost e quelli per le linee aeree tradizionali. Invece è necessario, anche a costo di offendere le corazzate come la SAC di Catania, stabilire in quali scali possono andare le linee low cost e in quali quelle tradizionali e la divisione dovrebbe essere netta e rigida: chi vuole volare low cost va in un aeroporto secondario, mentre chi usa quelle tradizionali può andare negli scali principali. Come è accaduto in Francia dove lo scalo di Beauvais, Parigi per la Ryanair, è solo esclusivamente per le low cost che al Charles De Gaulle non si sognano neanche di avvicinarsi. A Catania vista la fusione, il buon Torrisi, che si bea dei lauti guadagni dello scalo e forse anche della dirigenza come logica conseguenza, dovrebbe proprio pensarla così. Nello scalo principale che è sempre incasinato, le grandi compagnie e più low cost su  Comiso  che ha fame di passeggeri.    Si dovrebbero mettere le low cost e i charter per le vacanze  insieme in determinati aeroporti secondari e le compagnie di linea tradizionali e il  lungo raggio negli aeroporti principali.  Bisogna dunque capire di cosa si parla:  le low cost hanno sulla coscienza il fallimento di  decine di compagnie di bandiera tra le più conosciute. Gli scopi sono ben diversi basta pensare alla Ryanair che in alcuni territori era accasata di trasportare soprattutto saccopelisti cioè gente che viaggia senza bagagli e spende poco nei luoghi che va a visitare. La conseguenza più drammatica, dopo i fallimenti, è che le compagnie sono tornate ai prezzi degli anni 70/80  con un volo per Edimburgo da Catania via Francoforte la settimana scorsa costava 750 euro a persone .  Le low cost sono essenziali ma devono svolgere una funzione più regolamentata  anche nel loro interesse e non entrare in conflitto con linee tradizionali. Come abbiamo detto sarebbe logico mettere le low cost in zone meno visitate per bilanciare un po’ i flussi, mentre le linee leisure, che traduciamo come vacanziere,  in genere sono più stagionali e potrebbero andare prevalentemente in aeroporti principali che sono vicino le città e zone turistiche più importanti e delle volte combaciare con aeroporti adatti alle low cost..
Fonte : il sussidiario.net

di Direttore19 Set 2022 23:09