No “election day” gli alleati frenano Musumeci

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I trentatré punti all’ordine del giorno della giunta convocata per oggi a Catania avevano lasciato presagire che le sue dimissioni anticipate fossero ormai prossime, ma Nello Musumeci si prende ancora qualche giorno per decidere e per avere assicurazioni sul suo futuro da parte delle forze politiche. Ci sono tate cose da discutere come i debiti fuori bilancio e l’atteso concorso per 537 assunzioni a tempo indeterminato nei Centri per l’impiego, nonché la modifica del piano di fabbisogno del personale “per compiti di polizia idraulica” all’Autorità di bacino. Ma anche la proroga delle Usca e l’istituzione delle Unità di continuità assistenziale, un “paradigma virtuoso di gestione della pandemia”. I partiti però sembrano aver frenato sull’election day. Sentiti i leader regionali, come annunciato la scorsa settimana dal governatore, a dirsi contrari all’accorpamento delle due tornate elettorali sono le forze politiche di portata regionale, dagli Autonomisti di Raffaele Lombardo alla Dc nuova di Cuffaro: l’effetto trascinamento delle Politiche penalizzerebbe i simboli che non correranno per il rinnovo delle Camere. “Di contro – sibilano dal cerchio magico di Musumeci – l’accorpamento delle elezioni ridimensionerebbe la visibilità di Cateno De Luca”. C’è soprattutto  il nodo della Finanziaria regionale, su cui pende l’impugnativa di Palazzo Chigi che ha sollevato dubbi di costituzionalità su 28 norme: quella diventa la cartina di tornasole anche per chi preferirebbe votare a novembre e avere un paracadute in caso di mancata elezione a Montecitorio o a Palazzo Madama. “Non si può andare al voto con la Finanziaria ancora da sistemare”, è il leitmotiv che corre tra i corridoi di Palazzo dei Normanni. Dove intanto oggi inizia l’esame delle variazioni di bilancio in commissione. Il governo punta a fare in fretta: chiudendo questa partita all’Ars, solo così si potrebbe arrivare al voto anticipato per far coincidere le Politiche e le Regionali

di Direttore26 Lug 2022 23:07