Lo scontro sul parco è questione elettorale!

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La questione parco divide in modo deciso le varie anime che vi trovano lavoro o relax. Un imprenditore giorni fa disse in una intervista che una cosa è andare la domenica nel parco a fare la scampagnata e quindi serve un bell’ambiente e una cosa è vivere quotidianamente al suo interno e dover fare salti mortali per ottenere risultati economici significativi. Per Legambiente è in atto una speculazione che mira a terrorizzare gli allevatori prospettando la chiusura delle aziende se si istituisce il Parco : niente di più falso ripetono loro. . Le teorie sono tutte comprensibili e giustificabili ma se fossi il sindaco fare un ‘incontro tra imprenditori del nostro territorio, agricoltori, allevatori etc e tecnici ambientalisti. Una volta chiarite le posizioni e giustificate si dovrebbe andare avanti speditamente. Crediamo che non si possa fare a meno di questo passaggio perchè fino ad ora abbiamo assistito a riunioni con troppa gente dove ognuno dice la sua ma non si conclude nulla. Per legambiente a minaccia all’agricoltura deriva dal cambiamento climatico e dalla siccità e non dal Parco che aiuta a mitigare gli effetti del clima che cambia per colpa dell’uomo. Mentre si profetizzano tragedie, fallimenti, chiusure di attività economiche, soprattutto agricole, per quella che chiamano mummificazione del territorio quello che si vuole è la salvaguardia degli ecosistemi e dei complessi storici-paesaggistici-archeologici. Tutto questo è contenuto in un documento di Legambeinte che è certa che si faccia tutto per un pugno di voti e continua: Dodici anni fa lo dicevano per il piano paesaggistico, oggi per il
parco degli iblei. Peccato, per loro, che sbagliano di grosso. Il piano paesaggistico doveva “
mummificare “ il territorio ma non è successo niente di ciò. Nessuna protesta neanche per i vincoli
apposti nelle zona rossa di maggior tutela. Anzi l’aver tutelato il paesaggio rurale ha agevolato il
turismo culturale e relazionale senza per questo danneggiare l’agricoltura. La stessa cosa accadrà
per il parco che sarà un volano per lo sviluppo sostenibile e non danneggerà il settore agricolo-
zootecnico che nelle aree di maggior pregio del parco è di tipo semibrado o brado e non intensivo.
La prova ? Nella zona 1 del parco ( area di rilevante interesse naturalistico, agricolo, storico-
culturale con inesistente o minimo grado di antropizzazione ) non si possono realizzare nuovi
edifici, nella zona rossa del piano paesaggistico pure. Nella zona 1 del parco non si possono
realizzare nuove strade, nella zona rossa del piano paesaggistico pure. Nel parco è vietata
l’apertura di cave, nelle aree del piano paesaggistico soggette all’art. 134 del testo unico dei beni
culturali pure. Nel parco non si possono realizzare discariche , nelle aree tutelate dal piano
paesaggistico pure. E potremmo continuare. Nella zona 1 del parco è consentita invece la
manutenzione straordinaria di strade ed edifici, e si può addirittura aumentare la volumetria dei
fabbricati rurali esistenti del 10% come nel piano paesaggistico. Nelle aree 2 del parco ( aree con
valore naturalistico e limitato gradi di antropizzazione ) è vietata la costruzione di edifici non
funzionali alla conduzione delle aziende agricole. Vuol dire che si possono edificare soltanto
fabbricati funzionali all’azienda agricola comprese le stalle ( altro che divieto di costruzione di
ricoveri zootecnici ), nel piano paesaggistico pure, così come, strano ma vero, anche nel PRG del
comune di Ragusa. Nella zona 2 del parco si possono aprire strade interpoderali, si possono
realizzare opere tecnologiche al servizio dei fabbricati, si possono effettuare interventi di bonifica
e trasformazioni agrarie favorendo le colture tipiche del luogo e quelle a denominazione protetta,
si possono effettuare interventi di ristrutturazione edilizia dei manufatti esistenti e addirittura
mantengono efficacia, fino ad approvazione del piano del parco redatto dalle popolazioni del
parco, le norme del PRG per le aree produttive ( D ) e aree F e G. Infine nella zona 3 del parco (aree
con valore paesaggistico ed elevato grado di antropizzazione ) è consentito ciò che è consentito
dai PRG, dal piano paesaggistico e dai piani di gestione delle aree SIC. In più le attività economiche
del parco beneficiano, in base ad un accordo tra stato centrale e regione Sicilia, dell’utilizzo
prioritario di risorse finanziarie derivanti da piani e programmi regionali, nazionali e comunitari.
Nel parco non sono vietati, ma soltanto sottoposti ad autorizzazione dell’Ente Parco, i piani di
miglioramento aziendale mentre i nuovi allevamenti devono solo rispettare il benessere animale.
Addirittura a carico dell’Ente Parco sono previsti incentivi per le razze autoctone che oggi
provengono dai magri bilanci comunali . Gli altri divieti generali tanto criticati non incidono sulle
attività agricole quali : la cattura l’uccisione e il danneggiamento della fauna selvatica, la raccolta
e danneggiamento della flora spontanea, il taglio e danneggiamento dei boschi, degli alberi isolati
e della macchia mediterranea, la modifica del regime delle acque, il campeggio libero,
l’abbandono dei rifiuti , l’esposizione di cartelloni pubblicitari , la distruzione dei muri a secco, il
transito dei mezzi a motore al di fuori delle strade, l’accensione dei fuochi all’aperto tranne quelli
consentiti dalla pratiche agricole. L’unico vero divieto relativo al settore agricolo riguarda l’utilizzo
di fitofarmaci in zona 1 , fatto salvo quanto previsto dal piano di azione nazionale per l’uso
sostenibile dei prodotti fitosanitari . Il diserbo si può fare ma con altri mezzi e prodotti diversi da
quelli chimici. Un divieto sacrosanto per un parco che ha come obiettivi prioritari la tutela della
flora e della fauna selvatica, la difesa degli equilibri idraulici e idrogeologici sia superficiali che
sotterranei, in parole povere la tutela dell’acqua ( se il parco fosse esistito 10 anni fa Ragusa non
avrebbe subito la perdita delle due più importanti sorgenti ad uso idropotabile ) e lo sviluppo delle
attività agro-silvo-pastorali e agrituristiche sostenibili. Tralasciando i vantaggi del Parco che molti
sembrano condividere compresi i detrattori del Parco, sono i divieti l’oggetto del contendere. Su
questi invitiamo i professionisti della paura ad un pubblico confronto nel quale dovranno
dimostrare carte alla mano le loro tesi per i divieti portano alla presunta mummificazione del
territorio soprattutto in campo agricolo. Visto che sarà difficile sostenerlo consigliamo loro di
dichiarare pubblicamente ciò che molti sanno : la difesa di coloro che si sentano minacciati dal
parco : cacciatori, soggetti vari che vogliono continuare a edificare in zone di pregio naturalistico
ville, villini, edifici a carattere produttivo e cavatori, per i quali sono sì precluse nuove concessioni
ma che potranno portare a termine quelle esistenti. Tutto per un pugno di voti.

di Direttore18 Lug 2022 22:07