Pozzallo: qualcosa da riprendere e riusare

>

La nostra  collaboratrice Giovanna Cannizzaro ci invia un pezzo che riguarda un ex stabilimento  industriale che si trova  a Pozzallo che da tempo è in completo stato d’abbandono. Eppure, a lume di naso, si tratta di qualcosa che potrebbe essere recuperato e reso fruibile con un’altra destinazione d’uso. E  infatti è proprio questa la conclusione dell’articolo . Si parla molto ma poi si fa poco. Ecco di che si tratta.

Una storia non proprio comune quella dell’ ex distilleria Giuffrida , che sorge a Pozzallo da circa un secolo, nei pressi della stazione ferroviaria e che oggi versa in gravi condizioni conservative . Un  rudere pericolante e cadente, ricettacolo per l’ immondizia e per rettili di ogni specie. L’ opificio  industriale, meglio conosciuto a Pozzallo, come ” lo stabilimento dello spirito”,  perche’  distillava alcool dalle carrube prodotte nelle immense distese di terreno circostanti , fu edificato , in data non definita , dai fratelli catanesi Pietro e Francesco Giuffrida, in una posizione strategica della cittadina marinara : lontano, a quei tempi, dal centro abitato, vicino ai carrubeti , e a pochi metri dalla stazione ferroviaria, in via Mazzini , proprio per facilitare il trasporto del distillato su binari. I lavori di produzione iniziarono nel dopoguerra, sotto la direzione del catanese  Alfio Nicolosi, e videro impegnati circa trecento operai, fra i quali anche qualche donna ,  (si trattava perlopiu’ di vedove di militari o di civili deceduti a causa della guerra) , che rattoppava sacchi di juta.  Lavori pesanti e pericolosi,  per un miserrimo salario.  Ma il 21 dicembre del 1949, a ridosso delle festivita’ natalizie , la fabbrica smise la produzione,  con la scusa di una messa in punto degli impianti, licenziando duecento trenta operai e lasciandone in servizio solo sessantadue. A nulla valsero gli interventi dei sindacati e della Camera di commercio, per convincere i proprietari a riassumere le maestranze licenziate. La produzione ando’ avanti con il lavoro di questi pochi operai, ma dopo alcuni anni, i fratelli Giuffrida si videro costretti a chiudere definitivamente. Solo nel 1964 l’ attivita’ fu rilevata dalla SADIC, ( societa’ agricola distilleria carrube), e continuo’ per alcuni anni, ma in seguito  alla crisi dell’ alcool, la fabbrica smise definitivamente la produzione.   Da allora la progressiva incuria e l’ umidita’ di risalita, hanno danneggiato l’ imponente edificio dalle fondamenta fino agli altri livelli, provocando seri danni alla struttura stessa delle mura, con conseguente cedimento. Verso gli anni ottanta,  lo stabilimento fu acquistato dai fratelli Spadaro di Ispica per realizzare nell’ intera superficie di 80.000 metri quadrati , un elegante complesso alberghiero. Ma il progetto falli’ , perche’ la giunta comunale dell’ epoca, guidata dal sindaco Amodeo , non concedette il nulla osta edilizio ai proprietari. A complicare la situazione,  il vincolo imposto  dalla Sovrintendenza ai Beni culturali ed ambientali di Ragusa.  Oggi, il colosso industriale che per decenni regolava con la sua ” tufa” ( sirena) la vita quotidiana dei pozzallesi, presenta evidenti segni di totale degrado e abbandono .Enormi calcinacci , cornicioni, infissi, con il passar degli anni si sono staccati, ed il loro crollo ha messo seriamente  a repentaglio l’ incolumita’ dei residenti limitrofi e dei pedoni, cosicche’  nel 2013,   il tratto di  via Mazzini che costeggia l’ opificio, e’ stato chiuso al traffico veicolare e pedonale. Ad esserne penalizzati, ovviamente, i residenti e i commercianti della zona.  Ma nel 2017 dopo alcuni mesi dal suo insediamento a Palazzo La Pira,  il sindaco Roberto Ammatuna, previa convocazione di un tavolo tecnico,  effettua insieme alla Soprintendenza , ai tecnici dell’ UTC e ai proprietari,  un sopralluogo . E finalmente dopo aver ottenuto i necessari pareri dal Genio Civile e dalla Soprintendenza ai Beni culturali ed ambientali, impone  i lavori di messa in sicurezza della Giuffrida, addebitandone successivamente le spese ai proprietari, vista l’ indisponibilita’ di quest’ ultimi ad eseguire i lavori a proprie spese.   Nel maggio del 2019,  riapre, finalmente , il tratto di via Mazzini, rendendolo cosi, usufruibile  a veicoli e pedoni. Ammatuna, in una intervista ha pure dichiarato di voler fare della zona in questione un nuovo polmone economico della citta’.  Bene,  ora dalle parole….. ai fatti !!!!!!

di Redazione28 Mag 2022 17:05