Dare a Cassì quello che è di Cassì.

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Prendendo spunto dalla famosa frase del vangelo dobbiamo affermare che è giusto dare al sindaco i meriti che gli toccano ma questo non esclude che ci sia ancora tanto da fare nell’ambito della cultura cittadina. In un comunicato pervenuto oggi a firma congiunta del Sindaco e dell’Assessore Arezzo si magnificano i risultati ottenuti in questi ultimi due anni e mezzo dall’amministrazione in quanto a progettazioni e numero di fruitori. Il bilancio lo leggerete da qualche altra parte  ma permetteteci di fare una riflessione che può essere intesa come un   po’ di critica costruttiva. Intanto dobbiamo dire che la pandemia non ha aiutato nessuno e quindi avere un buon numero di visitatori ,ad esempio al Castello, è un buon risultato ma siamo convinti che le sue potenzialità sono molto maggiori. La causa di questo sottodimensionamento è da ricercarsi nella poca programmazione e promozione della struttura stessa. Non parliamo di eventi al suo interno perchè forse ce ne sono stati anche troppi  ma il  Castello, secondo noi, manca di “spirito” cioè è un monumento, e basta, che grazie a Dio viene tanto visitato. Non ci si è mai soffermati sulla  funzione politica e sociale che svolgeva  mancando così di collocare il palazzo in un certo momento storico, in un contesto che invece avrebbe molto da dire. Di conseguenza non si è  saputo puntare sulle sensazioni che si possono sviluppare nell’immaginario collettivo approfittando del nome fascinoso,  della personalità del barone e, perchè no, dell’esoterismo che il parco sprigiona anche attraverso i suo giochi come il labirinto. Va bene il Mudeco, ma  è avulso dalla storia del castello, visto che solo  uno o due abiti sono della famiglia, e quindi non può contribuire a costruire il mito della borghesia dell’epoca. Inoltre facciamo di tutto per non alimentare le leggende costruite dai nostri avi ed ambientate nei secoli. Non ci sono  infine tutte quelle attività collaterali che in un complesso così grande devono per forza esserci. Ad esempio delle guide, autorizzate solo per il castello, che accompagnino i visitatori o almeno delle audio guide bene fatte. Non ci sono ne un negozio di libri e  ricordi e neanche un buon  bar caffè che, in un ambiente consono alla struttura offra, ad esempio, una carrellata di dolci tipici del territorio. Eppure soldi ne hanno tanti! Sappiamo che con il GAL si stanno realizzando tali strutture ma non sembrano sposare queste tesi e lo stesso dicasi per i locali all’esterno dove, con poca fantasia, allestiremo un altro museo contadino.  Ricordiamo però che la gente non va a Donnafugata per vedere i contadini…La riflessione finale  è che Donnafugata, come dicevamo, non  ha un’anima sua, non c’è lo spirito del luogo. Così è un monumento come un altro….. .

di Direttore22 Nov 2021 14:11