Operazione “denaro nero” della GdF di Ragusa

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Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ragusa hanno
proceduto a notificare un avviso di conclusione indagini nei confronti di 10 cittadini
extra-comunitari, a firma del Sostituto Procuratore della Repubblica di Ragusa, Dott.
Santo Fornasier per i reati di associazione a delinquere finalizzata all’esercizio
abusivo di intermediazione finanziaria, servizi di pagamento, rimessa di denaro ed
utilizzo fraudolento di carte di credito.
Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Ragusa ed
avviate nel 2017, consentivano di accertare l’esistenza nella provincia di Ragusa di
un sodalizio criminale composto esclusivamente da cittadini di nazionalità tunisina
dedito alla sistematica attivazione di carte di credito prepagate per il contestuale
trasferimento di ingenti somme all’estero, dell’ordine di diverse centinaia di migliaia
di euro, mediante utilizzo di piattaforme informatiche allo scopo di disperdere la
tracciabilità dei flussi finanziari.
Il fenomeno in parola individuato dagli investigatori trovava peraltro supporto in una
specifica analisi operata dall’Unità di Informazione Finanziaria di Banca di Italia su un
cospicuo numero di segnalazioni per operazioni sospette pervenute e raggruppate
per omogeneità di anomalia, oggetto di ulteriore approfondimento da parte del Nucleo
Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma.
Nel dettaglio, le risultanze investigative acquisite nel corso delle indagini in provincia
di Ragusa, unitamente alle informazioni fornite dalla Componente Speciale del Corpo
consentivano di rilevare:
– che gli indagati, associandosi tra loro, pianificavano e commettevano una
numerosa serie di delitti previsti e puniti dagli artt. 493-ter c.p., 131-ter e 132 del
D.Lgs. n. 385/93 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia -T.U.B.),
avendo dato luogo alla sistematica offerta al pubblico di servizi di intermediazione
finanziaria – specie presso la folta comunità di connazionali tunisini insediata
nell’area di Santa Croce Camerina e dintorni – ed in particolare:
 <<raccolta di denaro>> e <<cambio di valuta>> attività consistite nel
cambio tra le somme in euro vendute dal remitter al collettore ed il controvalore in dinari stabilito dai capi della associazione mediante deduzione dell’aggio calcolato sulla base della variazione dei tassi di
cambio e della programmata rivendita della valuta in euro;
 <<utilizzo indebito di carte prepagate intestate a terzi>>: attività
consistita nella canalizzazione della valuta in euro attraverso la sistematica
ricarica di numerose carte prepagate (intestate a soggetti terzi, e, quindi,
indebitamente utilizzate) che veniva effettuata mediante il calcolato
frazionamento dei versamenti in contanti, mantenuti, in tal modo, al di sotto
delle soglie antiriciclaggio previgenti;
 <<trasferimento all’estero>> (money transfer) delle <<rimesse di
danaro>> recapitate in Tunisia, in moneta locale, in favore dei beneficiari
indicati dallo stesso remitter, attività qualificabile come <<servizio di
pagamento>>, soggetto a riserva ai sensi dell’art. 1 lett. n) D.Lgs. 11/2010
e art. 1, h-septies T.U.B. (art. 131-ter T.U.B. in relazione agli artt.114-
sexies e 114-novies T.U.B.; 493-ter c.p.);
 concessione di finanziamenti consistente nella erogazione di crediti a
titolo oneroso e gratuito (art.132 TUB in relazione all’art. 106 T.U.B.) con
l’aggravante di cui all’art. 4 L. 16 maggio 2006 n. 146 per aver commesso
i fatti avvalendosi del contributo di un gruppo criminale organizzato
impegnato in attività criminali in più di uno Stato

– l’incoerenza tra volumi finanziari scambiati, come detto per diverse centinaia di
migliaia di euro, ed il profilo economico dei soggetti interessati;
– la presenza di legami, anche familiari, tra i soggetti coinvolti nell’operatività
oggetto di analisi.
In buona sostanza, gli indagati avevano ideato e costituito un sistema finanziario e
creditizio parallelo rispetto a quello legale, in grado di gestire e trasferire all’estero
una ingente provvista di denaro, non consentendo la necessaria tracciabilità per
stabilirne la reale natura, nonché origine e destinazione effettive.
Le indagini in esame rappresentano un chiaro esempio di come il Corpo mantiene
alta l’attenzione sull’analisi dei flussi finanziari attraverso l’approfondimento delle
segnalazioni di operazioni sospette generate dal sistema finanziario per la
prevenzione dei fenomeni di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo.
Fare luce su organizzazioni come quella investigata dalle Fiamme Gialle iblee
permette di rafforzare il controllo ed il contrasto ai canali illeciti di intermediazione
finanziaria e rimessa di denaro all’estero, potenzialmente a rischio per la possibilità
di essere utilizzati per alimentare l’attività di cellule terroristiche oltreconfine.

di Direttore12 Ott 2021 09:10