Di Battista, il Movimento 5 Stelle e la sindrome dell'accerchiamento

L’IDay, così si chiama il tour elettorale del Movimento 5 Stelle, ieri sera ha fatto tappa a Ragusa, con Alessandro Di Battista e l’onorevole Alessio Villarosa.
400, forse 500 persone, hanno accolto euforici, a tratti eccitati, il numero due del Movimento, che, diciamolo, sembra esser nato per stare su un palco e arringare le folle.
Ovviamente parliamo di un tour elettorale e ovviamente non potevamo aspettarci nulla di più e nulla di meno della solita propaganda dei 5 Stelle, con le parole chiavi della loro comunicazione recitate, ripetute e gridate ad intervalli quasi regolari.
“Il sistema è marcio”, “il sistema sta implodendo”, loro sono diversi, sono gli onesti, loro non hanno perso e non perderanno mai il contatto con la realtà e per questo tocca a loro dare la spallata finale a questa società degenere, una degenerazione che è politica, economica e culturale. Questa è la loro rivoluzione e per questo vengono attaccati e contrastati da tutto e da tutti. L’uno vale uno del Beppe nazionale, lo potremmo tradurre con un nuovo slogan: uno contro tutti.
Di Battista, come fosse un’autorità religiosa, messia di un nuovo culto apparso sul palco, montato per l’occasione in piazza San Giovanni, prima “assolve” tutti i presenti per aver votato in passato altri partiti e poi chiude il suo comizio con queste parole: “Andate e moltiplicatevi”.
Novello Robespierre ha un unico obiettivo: far capire ai presenti che il Movimento 5 Stelle è in guerra, una guerra contro i poteri forti, contro i partiti, contro i giornali e i giornalisti, contro le banche e la grande industria, insomma contro l’ancien regime, perché “siamo in dittatura”, dice. Un compito arduo, quasi impossibile, ma non per i 5 Stelle, perché loro possono contare sulla forza dei cittadini onesti. E’ questo il leit motiv della serata.
Se si fa eccezione per la retorica e il continuo turpiloquio, di cui Di Battista ne fa un vanto, perché lui non è un borghese e non capisce come mai e quando l’Italia si sia tanto imborghesita a tal punto da inorridire per un congiuntivo sbagliato o per una parolaccia di troppo, una buona parte del suo comizio mi ha ricordato certi vetero comunisti che vorrebbero oggi, ad esempio, nazionalizzare le banche e la Banca d’Italia, che dovrebbe essere, a dir suo, “governata dai cittadini”, Fidel ne sarebbe contento se ancora fosse tra noi.

Lo ammetto, tutto il ragionamento sulle banche non mi è chiaro, né ho compreso come vorrebbero riformare il sistema creditizio e in che misura vorrebbero o pensano di controllare le governace delle singole banche, che rimangono sempre degli istituti privati. Né, infine, ho capito come questa ipotesi di riforma potrebbe relazionarsi con il sistema economico finanziario mondiale, ma se di rivoluzione si parla, che quanto meno sia totale.
Non salva nessuno il buon Di Battista. I partiti sono collusi e corrotti, “vivono di voto di scambio e per questo criticano il reddito di cittadinanza”, i giornali e le Tv sono pilotate e perciò si ostinano a fare le pulci al Movimento e a intervistare i suoi esponenti. Curioso è come la parola “intervista”, nel lessico di Di Battista, diviene sinonimo di “interrogatorio”. In fondo qual è il lavoro del giornalista continua a sfuggirgli, a lui e a tutti i simpatizzanti del Movimento. Sarà forse fare delle domande? O bisogna essere pennivendoli? E ancora, può o no, un giornalista, commentare la realtà? Se non lavori per il Fatto ovviamente no. Sono accerchiati – dice – sin da quel primo giorno in cui misero piede in Parlamento, ma loro hanno la schiena dritta, hanno gli onesti dalla loro parte e per questo l’epicità di questo scontro non li spaventa.
Ma Di Battista non è un extraterrestre e perciò ammette che qualche errore, in passato, lo hanno commesso, non perché cattivi, non perché corrotti, ma perché inesperti. Mette pure le mani avanti e non esclude che in futuro qualche esponente dei 5 Stelle potrà pure macchiarsi di un qualche reato. Saggiamente Di Battista, però, viene colto da un’improvvisa amnesia e dimentica di citare gli otto indagati di Palermo, l’intricata vicenda romana e i tanti avvisi di garanzia che in questi anni hanno colpito alcuni esponenti delle amministrazioni grilline sparse in Italia, ma è un comizio e pentastellato o no, la verità va sempre addolcita e piegata alle esigenze del momento.
Peccato, non ha parlato di Ragusa eppure Ragusa è il loro fiore all’occhiello insieme a Torino. Sarebbe stato interessante sentire una sua qualche riflessione sulle vicende nostrane, ma forse non le conosce o forse non gli interessano, si ricorda invece che questa città è guidata da un’Amministrazione a 5 Stelle solo quando invita il sindaco, la Giunta e i consiglieri di maggioranza a salire sul palco per ringraziarli di aver restituito alla città 200 mila euro con il taglio dei loro stipendi.

di Rosario Distefano12 Mar 2017 17:03