Giardini Iblei e la vituperata scalinata. Tanto rumore per nulla

Certe battaglie proprio non andrebbero iniziate e perciò combattute. Perché inopportune, perché fuori luogo o semplicemente perché sono sbagliate sin dalle premesse. Stiamo parlando della querelle nata in merito al restauro della Montagnola nei Giardini Iblei.

Nata su fb, e poi fortunosamente approdata su alcuni media locali, questa polemica ha preso di mira il rifacimento della scalinata d’accesso alla Montagnola. I progettisti e perciò di conseguenza l’Amministrazione sarebbero colpevoli di aver compiuto un “autentico scempio”, di aver “cancellato la memoria storica”, di aver offeso la “dignità” di quei luoghi, solo perché hanno deciso di eliminare una vecchia, irregolare ed insicura scalinata di tufo, con del materiale lapideo, insomma con la classica pietra calcarea nostrana.

Tralasciando il fatto che l’intervento di restauro non riguarda esclusivamente la scalinata, ma tutta la Montagnola, che questo intervento altro non è che la realizzazione di un progetto approvato nel 2009, progetto che va a proseguire il restyling dei Giardini Iblei, lavori iniziati sotto la precedente Amministrazione, un fatto è incontrovertibile: la Montagnola e quella scalinata, per chi se la ricorda, era tutto fuorché sicura, visto lo stato impietoso in cui versava. Il tufo è una pietra estremamente morbida e perciò naturalmente soggetta ad un’usura, per così dire, precoce, ecco perché quella stessa scalinata, negli anni, era stata oggetto di alcuni interventi di restauro, decisamente discutibili. Insomma, si era cercato di mettere una pezza al degrado progressivo del manufatto, con un po’ di cemento buttato qua e là, senza alcun criterio.
Certo, a guardar adesso la Montagnola, quella scalinata bianca è veramente un “pugno in un occhio”, ma visto che i lavori sono appena iniziati, siamo in grado di immaginare l’effetto finale? Un’opera la si dovrebbe giudicare quando è finita e non prima, si rischia infatti di far un processo alle intenzioni. Staremo a vedere.
Nel frattempo ci siamo preoccupati di telefonare in Sovrintendenza per avere un paio di chiarimenti. Innanzitutto sul perché si è deciso di abbandonare l’idea di pavimentare la scalinata con dei ciottoli, la risposta è stata tanto semplice quanto lineare: i ciottoli l’avrebbero resa meno sicura, il bordo del gradino sarebbe risultato naturalmente irregolare, ma non solo, quel tipo di pavimentazione avrebbe richiesto negli anni una manutenzione continua. Apriamo le braccia. Ma veniamo al secondo ordine di “problemi”, quel bianco marmoreo è un “pugno in un occhio”. Vero, anche la Sovrintendenza condivide, ma hanno già la soluzione, i gradini verranno invecchiati ossia verranno prima picconati e poi imbevuti con acqua di calce e terre colorate, un’operazione che ad occhio e croce, ci hanno detto, non costerà più di una cinquantina di euro. La memoria storica di quei luoghi, ad oggi, pare salva.

Volendo aggiungere un po’ di colore a questo pezzo, non possiamo non ricordare i componenti della Commissione Risanamento Centri Storici di quel lontano 2009, proprio l’organo che decise, tra le altre cose, anche il restauro della Montagnola. Alcuni di questi componenti e progettisti oggi sono gli autori, forse ispiratori, ma non sappiamo il perché, di questa querelle.
Per non far torto a nessuno li citiamo tutti:

presidente ed ass. Michele Tasca, arch. Colosi, arch. Carmelo Criscione, arch. Salvo Giliberto, geom. Giuseppe Aquila, arch. Elena Azzone, geom. Francesco Campo, arch. vincenzo Molè, geom. Salvatore Battaglia, arch. Giuseppe Leggio, prof.ssa Giovanna Gurrieri, arch. Fabio Capuano, geom. Paolo Infantino, geom. Antonio Cipria, dott. Giovanni Barone, Brugaletta Giovanni, Paolo Ucchino, ing. Giuseppe Arezzo.

di Redazione01 Apr 2016 18:04
Pubblicità