Pozzallo. Un’intera famiglia egiziana dedita al traffico di esseri umani + video

La Polizia di Stato – Squadra Mobile – unitamente alla Sezione Operativa della Guardia i Finanza ed alla Compagnia dei Carabinieri di Modica, ha arrestato un’intera famiglia di scafisti di orgine egiziana.

AHMED IBRAHIM Ibrahim, nato in Egitto il 01.01.1995.

HAMEDA Saad nato in Egitto il 29.07.1961.

MOUHAMED SELIM Neema nato in Egitto l’1.01.1991.

ABO SCAHIN Ibrahim nato in Egitto l’1.01.1996.

HAMEDA Omar nato in Egitto il 11.12.1993.

Mentre H.M. di anni 14 e H.A. di anni 17 sono stati denunciati in quanto minorenni.

Alle ore 19.25 del 25.04.2014 nell’ambito dell’operazione denominata “Mare Nostrum”, la nave Aliseo della Marina Militare Italiana avvistava un natante carico di passeggeri in posizione ricadente nell’area SAR di competenza libica. La nave militare il natante da pesca lungo 15 metri, che trasportava 281 persone di cui 167 uomini (90 minori), 38 donne e 76 bambini piccoli anche neonati, prevalentemente di nazionalità egiziana e siriana. La nave militare lasciava alla deriva il peschereccio e giungeva nel porto di Pozzallo alle ore 15.00 del 26 aprile.
Approdata la nave a Pozzallo immediatamente iniziano le indagini della Polizia giudiziaria per identificare gli scafisti. Dopo una prima ricognizione sulla nave, inizia la seconda fase quella che permette di entrare in empatia al fine di creare un legame di fiducia con gli stessi, che, ricordiamolo, nonostante siano giunti finalmente in Italia temono eventuali reazioni o ripercussioni degli scafisti.
Individuati i sospettati ed i potenziali testimoni inizia il lungo lavoro della verbalizzazione delle dichiarazioni, sempre difficili da “digerire” nonostante l’esperienza decennale della Polizia Giudiziaria nella Provincia di Ragusa.

Dalle indagini e dagli interrogatori è emerso subito il viaggio del 25 aprile era stato organizzato da una banda libico-egiziana, mentre il ruolo fondamentale lo deteneva la famiglia Hameda.
La particolarità di questa associazione criminale è dettata dal fatto che il padre in quanto raìs ha coinvolto nel traffico di migranti il figlio di appena 14 anni ed un altro di 17.
Lui, il comandante del peschereccio unitamente al figlio più grande erano già stati in Italia ed avevano avuto problemi di varia natura con la legge italiana, questo lo ha portato, durante la traduzione in lingua araba fatta da un interprete della Polizia Giudiziaria del provvedimento di fermo, a sorridere durante la lettura e volgendo il capo verso il resto dell’equipaggio ha proferito testuali parole: “non vi preoccupate tanto in Italia non c’è legge e non si paga nulla. Io in Italia ho commesso di tutto e solo una volta sono andato a finire in carcere rimanendovi per pochi giorni, poi mi hanno mandato in Egitto”.
Peccato per lui ma le condizioni, questa volta sono ben diverse, infatti la Procura della Repubblica di Ragusa potrà chiedere l’arresto sino a 15 anni di reclusione ed un’ammenda sino a 25.000 euro per ogni migrante fatto entrare clandestinamente in Italia.
“Se l’emergenza immigrazione continua, gli sforzi della Polizia Giudiziaria espressi in questi giorni vengono comunque ripagati per aver identificato criminali violenti, sfruttatori di condizioni umane disagiate di poveri migranti che fuggono dai loro paesi, il tutto al fine di poter guadagnare denaro”.

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di Rosario Distefano27 Apr 2014 17:04