No a Pace per il Museo….

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Che  Biagio Pace fosse un importante personaggio  del “ventennio” non  mi preoccupa per niente. Chi sa un po’ di storia si rende conto di quello che fu il periodo fascista e andare a criticare un politico che  riuscì  ad avere ruoli  primari non può  essere discriminatorio dopo quasi 100 anni.  Pace ebbe davvero  diversi incarichi e in qualche modo diede un contributo al territorio. Sul sito Aeroportodiragusa.com, nella sezione storia si legge: Durante l’era fascista, le mire espansionistiche del Governo Mussolini imponevano innanzitutto un avamposto militare che potesse controllare Malta, allora britannica, e di conseguenza gli spostamenti della flotta inglese che da oltre un secolo “pattugliava” il Mediterraneo da Gibilterra e dal Canale di Suez. Con l’Isola dei Cavalieri erano ben tre, dunque, le basi del Regno Unito in grado di rallentare le velleità di Mussolini. I vertici militari del Regime individuarono, come era prevedibile, proprio nella giovane provincia di Ragusa, la scelta migliore per volgere lo sguardo ai territori da conquistare in Africa puntando al nuovissimo ed importantissimo strumento offensivo messo su con la nascita dell’aviazione. In questa circostanza, dunque, intorno alla metà degli anni Trenta, si pensò alla opportunità di realizzare, proprio nella nostra provincia, un aeroporto.
Si cominciò così a discutere su quale comune fosse il più idoneo per una struttura di tale importanza. Un argomento che accese in un primo momento delle polemiche dai toni prettamente politici, ma che si tramutarono in “tecnici” quando le prime proposte (contrada Annunziata sull’altopiano ibleo all’interno del territorio Ragusano, sostenuta dal sen. Pennavaria, e Contrada Canicarao, ad un chilometro da Comiso, ma sempre all’interno del comune di Ragusa, scelta dai vertici dell’Aereonautica) furono bocciate perché troppo pericolose o insufficienti.
Alla fine, la scelta ricadde su Contrada Cannamellito, zona situata a tre chilometri da Comiso, in aperta pianura, ma ricadente nel territorio comunale di Vittoria. I terreni, 146 ettari circa, furono espropriati alle famiglie Gioacchino Iacono di Vittoria e Nunzio Iacono di Comiso nonché della famiglia Caruso di Comiso.
A metà del 1937, grazie dell’archeologo comisano di fama internazionale, Biagio Pace, deputato, vennero ridisegnati i confini dei Comuni della Provincia (Legge n. 952 “Modificazioni alle circoscrizioni territoriali dei comuni di Comiso, Ragusa, Vittoria, Biscari e Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, e di Caltagirone, in provincia di Catania”) e Comiso guadagnò oltre duemila ettari, di cui 620 appartenevano a Vittoria: gli stessi 620 all’interno dei quali insistevano i lavori di costruzione dell’aeroscalo. Inutile dire che i vittoriesi non esultarono per questo risultato tutto comisano. Nell’estate del ’37, Mussolini venne in visita ufficiale in provincia ed ebbe contezza del fatto che i lavori, nonostante fossero iniziati da poco, procedevano con celerità. In quella stessa occasione una lastra di marmo, in seguito distrutta alla caduta del Regime, venne apposta sulla facciata del Municipio. Scolpita sulla pietra la scritta: “L’anno 1937, XV E.F., Mussolini spezzando la superstite servitù del feudo ampliava il territorio di Comiso destinata a sentinella avanzata del Mediterraneo”. Nel 1939, l’aeroporto viene ultimato ed intitolato ad un eroe siciliano dell’aviazione, deceduto il 27 giugno del ’36 a Lekempti (Africa Orientale Italiana): si trattava del generale Vincenzo Magliocco. L’inaugurazione è salutata da una manifestazione fascista, con la popolazione in festa e riunita al centro della città, in piazza Fonte Diana. L’ottimismo e l’esultanza dei comisani, però, erano destinati a durare molto poco. Nel 1940, Mussolini ordinò di attaccare l’Egitto, importante base britannica, aprendo così un altro fronte di guerra: il nord-Africa. L’esercito italiano fu ripetutamente respinto dagli inglesi che si spinsero in Libia, allora colonia italiana, occupandone parte del territorio. In ragione di ciò, l’anno successivo, Hitler decise di mandare in aiuto dei maldestri alleati un corpo speciale istituito proprio per la guerra nel deserto e affidato al comando del feldmaresciallo Erwin Rommel: l’Africa Korps ( si ricorda ancora la presenza nell’aeroporto di Comiso di alcuni reparti di questo corpo tedesco, diretti in Africa). Il “Magliocco”, quindi, cui peraltro faceva capo una miriade di piccoli campi d’aviazione mimetizzati nelle zone adiacenti (contrada San Pietro, Mortilla, Gela e, piu’ in la’, Sciacca, Licata, ecc.) che servivano come depositi di munizioni, con l’intensificarsi delle operazioni di guerra in Africa, diventò uno scalo aeroportuale di grande importanza strategica, tale da non poter più sfuggire all’obiettivo degli aerei alleati. Le prime incursioni nemiche non fecero alcuna distinzione fra militari, giunti nel frattempo in numero sempre crescente, e civili.
Abbiamo voluto riportare questo stralcio storico per confermare quanto abbia fatto Pace per l’aeroporto che allora aveva una finalità bellica, dato il momento, ma che oggi viene guardato, purtroppo inutilmente, come sviluppo del territorio.  Capisco che per Di Giacomo sarebbe stato un oltraggio  pensare ad una intitolazione dello scalo ad un “fascista” anche se era stato quel fascista a farlo nascere in quel territorio ma a mio avviso chiamarlo aeroporto “Pace” avrebbe avuto un fascino tutto suo.  Ora  riportiamo l’intervento dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) Sicilia sulla questione dell’intitolazione del Museo Archeologico di Ragusa a Biagio Pace, esprimendo ferma condanna e preoccupazione per tale decisione.   Tralasciamo la nota storica dove si fa riferimento ai suoi   trascorsi fascisti, che sono incontrovertibili, e andiamo alle conclusioni       ” Questa scelta non solo rischia di offuscare il ruolo e la memoria di archeologi illustri siciliani, ma sembra anche riscrivere una narrazione storica distorta e revisionista.  L’ANPI Sicilia si chiede se l’Assessore Scarpinato – esponente di Fratelli d’Italia -, responsabile della decisione, abbia tenuto in considerazione la storia dell’illustre archeologo di fama internazionale, nato in provincia di Ragusa,  Antonino Di Vita che ha contribuito alla realizzazione del Museo regionale archeologico ibleo, così come   di altri archeologi di fama mondiale  anche loro nati in provincia di Ragusa: Paolo Enrico Arias e Giovanni Uggeri; prima di procedere con l’intitolazione a Biagio Pace. Ciò solleva dubbi sulla reale motivazione di questa scelta e alimenta sospetti riguardo a una decisione che scaturisce da un comune nostalgico orientamento politico. È fondamentale che le decisioni riguardanti l’attribuzione di nomi ad istituzioni pubbliche siano il risultato di un’attenta valutazione storica e culturale, rispettando i principi di pluralismo e inclusività. L’ANPI Sicilia rimane vigile su queste questioni e ribadisce la necessità di preservare la memoria storica e valorizzare figure che abbiano contribuito in modo positivo e progressista alla società.

di Direttore08 Mar 2024 12:03
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