Caro pasta e caro energia

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Siete andati in questi giorni al supermercato a comprare la pasta? Spaghetti, linguine, maniche,  ziti etc etc tutto costa molto di più, il 40 se non addirittura il 50 per cento. Perchè? Ci sono diversi fattori che si possono elencare partendo  dal costo del prodotto , il grano,  all’origine  e via via fino ai costi dell’energia per produrre e per trasportare la pasta.. Guardiamo proprio all’energia dicendo che questo è solo l’inizio se non si mette mano ad un progetto generale che pensi  proprio allo sfruttamento ponderato delle nostre fonti d’energia. Oggi finalmente si sta arrivando a ragionare senza ricatti morali che vengono da ambientalisti e meteorologi.  La bolletta energetica cresce sempre di più e siamo alla mercé di nazioni che possono chiudere un rubinetto e lasciarci al freddo, senza poterci neanche muovere. E’ vero ci sono i cambiamenti del clima e tutto quello che ne consegue ma questo non vuol dire che dobbiamo ignorare le nostre risorse e pagare profumatamente gli altri paesi che estraggono, consumano, inquinano a loro piacimento e noi non possiamo far nulla. Ragusa ha dimostrato nel tempo di saper convivere con l’estrazione di gas senza avere alcun problema e sappiamo bene che ci sono ricchi giacimenti che possono essere sfruttati in piena sicurezza e in rispetto dell’ecologia. Infatti il gas non è considerato particolarmente inquinante. Allora, almeno risparmiamo e diamoci un po’ di tranquillità.  Tornando al discorso iniziale  giocherà  molto l’inflazione che si sta espandendo in tutti i settori e che sta arrivando direttamente nel cosiddetto «carrello della spesa» delle famiglie. Per la pasta il problema parte dal  prezzo del grano , dicevamo, che è aumentato  perché i raccolti in Canada e negli Stati Uniti — che sono i principali produttori mondiali — hanno subìto un crollo del 50% e quindi i pastai italiani hanno dovuto comprare la quota di grano non coperta dalla produzione nazionale a prezzi più alti facendo alzare i prezzi anche del grano italiano. Secondo  Coldiretti  la pandemia  ha aperto  uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza che deve spingere il nostro Paese a difendere la propria sovranità alimentare.  C’è per la verità una situazione anomala. Con 3,8 milioni di tonnellate prodotte (-3% rispetto all’anno precedente) l’Italia è il secondo produttore mondiale di grano ma è «anche il principale importatore perché molte industrie anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale hanno preferito acquistare sul mercato internazionale approfittando delle basse quotazioni dell’ultimo decennio. Ma ora in  Italia sono praticamente raddoppiati i costi delle semine per la produzione di grano destinato a pasta e pane, come conseguenza dei rincari di oltre il 50% per il gasolio necessario alle lavorazioni dei terreni. Ma ad aumentare sono pure i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti che arrivano anche a triplicare. Per Coldiretti gli effetti del balzo dei costi energetici colpiscono l’intera filiera, dai campi all’industria fino agli scaffali. Nonostante ciò, il grano duro italiano — sottolinea la Coldiretti — è pagato agli agricoltori nazionali meno di quello proveniente dall’estero, che pesa per il 40% sulla produzione di pasta. La produzione importata in Italia, soprattutto dal Canada, è ottenuta peraltro con l’uso del diserbante chimico glifosato in «preraccolta», vietato in Italia. La buona notizia è che la questione del grano trattato ha portato il record degli acquisti di pasta con grano 100% italiano reso riconoscibile dall’ obbligo di etichettatura di origine.

di Direttore13 Gen 2022 11:01