Profughi afgani a Comiso? Come e perchè?

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Il futuro dell’aeroporto di Comiso sembra sempre più incerto a causa dello scioglimento, prevedibile, della grande camera di commercio del Sud Est, del fallimento dell’Alitalia che aveva vinto il bando per la continuità territoriale e per la crisi del turismo dovuta al Covid. E in questa situazione molto delicata abbiamo registrato una nota del sindaco Schembari che, forse contrariamente a quanto vorrebbero quelli del suo stesso partito, ha lanciato l’idea di replicare l’operazione dei cossovari. Chi non ricorda quando il sindaco Digiacomo si vantava di aver ospitato nelle case dell’ex base almeno 4000 profughi del Kossovo? Ma oggi i tempi sono cambiati e a meno che la Schembari non abbia un progetto segreto, forse come quello del sindaco di allora che calò la carta ospitalità per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’aeroporto ancora da costruire, l’offerta di aprire l’ex base ai profughi afgani ha creato molte perplessità. Non solo tra la gente, in questo difficilissimo periodo sanitario, ma soprattutto tra le opposizioni politiche nel suo comune. Ecco la nota del PD comisano.
Siamo d’accordo. Per motivi che ci pare perfino superfluo precisare…….. (omissis)
Tuttavia alcune domande sorgono semplici e spontanee, e avremmo piacere che il sindaco, contrariamente a quanto ultimamente si è abituato a fare, rispondesse. Non tanto o non soltanto a noi, ma alle centinaia di cittadini che in queste ore ci chiedono, domandano vogliono capire, e della cui comprensibile preoccupazione ci facciamo portavoce.
1) Dice il sindaco che “le strutture (che potrebbero accogliere i profughi afghani), fatti salvi minimi ritocchi, sono abitabili, vivibili e accoglienti”. A parte il fatto che non siamo affatto sicuri che ci vogliano “minimi ritocchi” per rendere vivibili e accoglienti queste abitazioni, si potrebbero per favore quantificare le risorse economiche necessarie (euro più, euro meno) per questi interventi? Si tratta di risorse comunali? Regionali? Nazionali? Europee?
2) Si ha un’idea di quanti siano, in definitiva, i profughi che siamo in grado di accogliere in piena sicurezza (in termini di ordine pubblico e sanitaria) e senza gravi stravolgimenti sociali per la nostra comunità? Per quanto tempo pensa che queste persone debbano restare a Comiso? Ci può dare un orizzonte temporale (settimana più, settimana meno)?
3) La Regione si è detta d’accordo (è questa sembra già una bella novità, considerate le precedenti dichiarazioni del governo Musumeci in merito all’accoglienza nell’Isola). Notizie dal governo nazionale?
4) Prefettura, questura e Asp ragusane hanno assicurato quel personale supplementare necessario intanto allo svolgimento delle operazioni, come dicevamo prima, in piena sicurezza, e poi al controllo una volta completato l’insediamento?
5) Si è pensato a creare un network, una rete che coinvolga anche realtà private, per soddisfare gli svariati bisogni, primari e secondari, di queste persone una volta in loco? Anche per questo, sono state previste delle risorse economiche? Se sì, quante, quali?
I tempi per pianificare tutto questo, ammesso che sia davvero possibile (le notizie internazionali che ci pervengono sono sconfortanti), sembrano stretti, insufficienti. E forse è per questo che il sindaco senza consultarsi con nessuno, con il Consiglio comunale per esempio – sulla tenuta della cui maggioranza, per questa vicenda, nutriamo seri dubbi – ha deciso di partire in quarta.
Poiché non crediamo affatto che queste dichiarazioni siano state rese con superficialità, per colmare in qualche modo il vuoto amministrativo che contraddistingue questo sindaco e questa amministrazione, giusto per avere un trafiletto sui giornali, quasi a dire “io ci sono, noi ci siamo!”, non abbiamo dubbi che nelle prossime ore arriveranno, precise e circostanziate, le risposte ai quesiti che, interpretando un diffuso sentimento popolare, abbiamo posto.

di Direttore28 Ago 2021 10:08