Condizioni di disagio? La Polizia Municipale si dissocia

Negli ultimi giorni, è circolato un articolo riguardante la particolare situazione di disagio in cui verserebbero il Corpo di
Polizia Locale di Ragusa e i suoi componenti. Nel pomeriggio di martedì 13 ottobre è arrivata la nota di replica del corpo vigili urbani. La redazione di Reteiblea, dopo aver pubblicato la lettera che denuncia le suddette condizioni di disagio, ritiene opportuno dare voce alla replica del corpo stesso: “NOI COSTRETTI A LAVORARE IN SITUAZIONI DISASTROSE”, recita il
titolo dell’articolo pubblicato, nella rubrica Riceviamo e Pubblichiamo, a cura della
Redazione. Scorriamo alla fine, per renderci edotti sulla fonte. Leggiamo: lettera
firmata.
In ordine sparso, tra cose vere, cose ingigantite e cose assolutamente false, c’è un
elenco di doglianze infinite che afferiscono sia allo status di appartenente alla polizia
locale, discriminato rispetto agli appartenenti alle forze di polizia dello Stato
(ahinoi!), sia alla gestione delle risorse umane e materiali (scarse, anzi scarsissime,
potremmo aggiungere noi) del Corpo di Polizia Municipale di Ragusa.
Tra tutte queste cose (tra queste, la bugia più clamorosa riguarda la scarsità o
insufficienza della dotazione di mascherine e dispositivi di protezione individuale),
alcune delle quali hanno un fondo verità, sentiamo il dovere di puntualizzare che le
lamentele ed i bisogni insoddisfatti sono caratterizzati da una storicizzazione cronica.
Pertanto, non ascrivibile ad una particolare gestione o ad un particolare indirizzo
politico di governo della Città.
Ci dissociamo, pertanto, nel merito delle cose segnalate alla stampa, con preghiera di
pubblicazione, ma soprattutto, nel metodo utilizzato per veicolare “un malessere”.
Questo collega o questi colleghi (la legge sulla riservatezza delle fonti stampa non ci
consente, allo stato, di conoscerne le fattezze ed identità, nè il numero) ha / hanno
sbagliato nei tempi, nei modi e nella scelta dell’interlocutore (un medium).
Sorge spontanea una domanda, infatti.
Cioè, se l’esprimersi in maniera sostanzialmente anonima rappresenti o meno un
modo efficace per il raggiungimento degli obiettivi.
Rispondiamo fortemente e decisamente NO.
Qualsiasi forma di interlocuzione e, quindi, di linguaggio pretende la trasmissione di
un messaggio chiaro e leale al DESTINATARIO.
Comunicare significa interagire con gli altri, non nascondersi dietro una lettera
sostanzialmente anonima.

Questo è quello che è definito “coraggio civico”. Cioè quello proprio di colui e/o di
coloro che sono intenzionati a portare avanti le proprie idee o le proprie proteste o le
proprie rimostranze con l’obiettivo di distinguersi andando contro chi decide di
comunicare in maniera anonima.
Le persone si comportano molto meglio quando hanno i loro nomi ben messi in
evidenza. L’anonimato, invece, liberando il lato oscuro che c’è in ciascuno di noi
toglie le inibizioni sociali, che sono quelle che regolano le nostre comunità ed il
vivere civile in tutte le sue sfaccettature.
Ritornando al tema, è stata errata la tempistica. La polizia locale ragusana è stata
investita in pieno dalla pandemia COVID in queste giornate frenetiche e
drammatiche. Approfittare di questo momento di debolezza e di sofferenza per
sollevare “annose problematiche”, come viene rilevato nelle doglianze, appare
ingiusto, inopportuno e strumentale (verrebbe da chiedersi cui prodest?).
Fino a ieri mattina, 12 ottobre 2020, in piena emergenza COVID, mentre venivano
sanificati ancora una volta i Locali del Comando di Polizia Locale, presso l’autoparco
del Corpo per ripararsi dalla pioggia incessante, tutto il personale in servizio al
momento ha potuto interloquire con l’Amministrazione comunale rappresentata dal
sindaco, dall’assessore al ramo e dal dirigente del Personale. Sono state segnalate,
ancora una volta, con forza e con fermezza le criticità, le mancanze, le esigenze, le
proposte fattive per uscire da questa situazione drammatica. L’atteggiamento di
ascolto e di condivisione dell’interlocutore datoriale e politico è stato totalmente
condividente e ci ha lasciti favorevolmente impressionati nel tracciamento comune di
un percorso per il superamento della crisi attuale.
Infine, è stata errata la scelta dell’interlocutore, cioè il medium. Non si dà in pasto
alla stampa un argomento che finisce inevitabilmente per dirimere e non per unire le
parti e che finisce per alimentare la bolla del web, dove si riversano tutta la cattiveria,
la stupidità e l’odio dei leoni da tastiera nei confronti dell’istituzione, ovvero di
quella che dovrebbe essere l’istituzione – nel suo significato sociologico – della
Polizia municipale e dei suoi componenti. Basta leggere i trend topics dei contenuti
di quella che non esitiamo a definire la cloaca dei social sull’argomento. Lo diciamo
a questi colleghi se non lo hanno realizzato ancora: non ci sono retweet, cuoricini e
like. Esistono solo ghigni, scherni, sfottò, quando non addirittura maledizioni. E
inoltre è stato alimentato lo strumentale dibattito politico su problematiche che tutti
conoscono ma che nessuno prende mai seriamente in considerazione.
Si devono, quindi, porre in essere atti e comportamenti in grado di fare scoppiare
questa bolla mediatica e social, ad esempio riuscendo a dimostrarne la distanza dalla
realtà.

Per tutto questo, i sottoscritti, si dissociano dal contenuto della nota pubblicata, a
richiesta di alcuni componenti del Corpo di Polizia locale di Ragusa, su alcuni
quotidiani.
Nino Fiorenza
Umberto Ravallese
Rosalba Lucenti
Tina Amaru
Piero Buffa
Pina Schininà
Pino Scannavino
Vincenzo Merlino
Franca Gianni
Maurizio Ganguzzi
Santo Benincasa
Michele Carbone
Carmelo Gurrieri
Maria Fornaro
Salvatore Aliotta
Nunzio Distefano
Daniele Cordeschi
Massimo Legname
Salvatore Napoli
Gianni Malandrino
Filippo Pancrazi
Vincenzo Merlino
Michele Bambaci
Massimo Cirasa
Alessio Catalfamo
Francesco Arancio

Giuseppe Molè
Giuseppe Nardi
Dell’Agli Antonella
Francesco Giunta
Salvatore Cascone
Anna Ricci
Salvatore La Cognata
Marcello Marino

di Stefano Ferrera13 Ott 2020 20:10