Caro Conte ti scrivo e siccome sei tanto lontano ma tanto …..

Sulla vicenda 514 non abbiamo piuù nulla da fare se non tornare ai tempi dei Borboni quando il povero contadino del regno delle Due Sicilie non aveva altro mezzo che scrivere delle “suppliche” indirizzate al sovrano per ottenere qualche risultato. Ed è proprio questo il tono della missiva che i quattro  rappresentanti del comitato della Ragusa Catania ha inviato a Giuseppe Conte, improvvisato, e un po anche impreparato,  premier  di questa Repubblica Italica”  : Una supplica per chiedere giustizia della quale vi riportiamo il testo:

Ci rivolgiamo a Lei nel Suo doppio ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri e Presidente del Cipe
per rappresentarLe quanto segue.
Come Lei sa bene, le infrastrutture sono una precondizione per ridurre i divari e creare i presupposti
per una società più inclusiva. Investire in infrastrutture significa ridare entusiasmo e vigore allo
sviluppo economico e alla modernizzazione di un paese. Significa spingere verso una nuova
dimensione la cultura del fare e del fare impresa. Significa ripensare e rideterminare le prospettive
di un territorio. Significa attrarre investimenti esteri. Il raddoppio del collegamento tra Ragusa e
Catania ridarebbe dignità e integrazione a una terra che dovrebbe essere il collegamento tra il
Mediterraneo e l’Europa. L’aeroporto di Comiso, il porto di Pozzallo, l’Interporto di Vittoria con il
secondo mercato Ortofrutticolo d’Italia, uno straordinario patrimonio culturale e ambientale,
necessitano di un collegamento stradale decoroso e rispondente alla competitività dei mercati e ai
migliori standard di sicurezza per cittadini e imprese.
Per troppo tempo lo sviluppo di questo territorio è stato marginalizzato e dimenticato dall’agenda del
Governo Nazionale. Il risultato è che Ragusa, ad oggi, è l’unica provincia italiana a non avere un
chilometro di autostrada. Eppure la Ragusa-Catania, infrastruttura con un valore altamente
strategico, è diventata ostaggio di pregiudizi e condizionamenti che esulano dalla realtà dei passaggi
burocratici finora affrontati e superati. Condividiamo la volontà di rendere pubblica l’infrastruttura e
senza costi per gli utenti; il progetto di finanza ci è stato imposto (e confermato da tutti i governi sino
a gennaio di quest’anno) quale unica opzione per realizzare l’opera e quindi riteniamo corretta la
nuova volontà governativa. La nuova impostazione, però, si scontra con l’indeterminatezza delle
fonti economico-finanziarie, amministrative-burocratiche e la prassi degli enti che, ancora in ipotesi,
sarebbero coinvolti. L’unica cosa certa, al momento, è che ci sono 366 milioni di euro di fondi pubblici
appostati da decenni che i privati integrerebbero con propri investimenti: un modello, questo, che
garantirebbe certezza dei tempi. Non vorremmo, tra l’altro, che il finanziamento venisse sottratto alle
comunità locali, che attendono da due lustri quest’opera, dirottandolo su altri territori.
È per questo e soprattutto a seguito degli sviluppi registrati nei mesi scorsi che, quali rappresentanti
del Comitato per il Raddoppio della Ragusa-Catania che segue l’iter dal 17 novembre 2003, Le
chiediamo un incontro urgente al fine di porre alla Sua attenzione le esigenze di un territorio a cui
continua ad essere negato il diritto ad una sostenibile mobilità in termini di sicurezza, tempi e
sviluppo.

di Direttore26 Ott 2019 13:10