Aste giudiziarie. Video intervista sulla denuncia – querela che Mariano Ferro ha presentato in Tribunale

AL SIG. PROCURATORE DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE PENALE DI RAGUSA

ATTO DI DENUNCIA – QUERELA

Io sottoscritto Mariano Ferro, nato ad Avola (SR) il 25.10.1950 ed ivi residente in Via Mauceri n.56, leader del Movimento “I Forconi”, con la presente espongo quanto segue:
Da diversi anni, nella qualità prima meglio indicata, mi trovo a dovere fronteggiare diverse situazioni drammatiche che hanno caratterizzato la vita di tanti piccoli imprenditori della Provincia di Ragusa.
Il fenomeno che, unitamente ad altri esponenti del Movimento, mi sono trovato a contrastare è quello relativo alle aste giudiziarie che tanto dolore hanno causato alle persone interessate, al punto che qualcuno, come ben noto, si è suicidato ed altri sono stati costretti a minacciare la stessa fine.
Incomprensibile risulta la decisione giudiziale di volere procedere agli sfratti preventivi, con la precipua finalità, si dice, di rendere più appetibile l’immobile da mettere all’asta.
Questa considerazione tecnica, sicuramente legittima sul piano giuridico, dimentica che gli abitanti di una casa sono persone, le quali, spesso, occupano il loro unico bene immobile. Da non sottovalutare il fatto che la casa, oggetto di sacrificio di tante generazioni di persone, costituisce l’unico elemento di certezza di tante famiglie di onesti lavoratori. Pongo il quesito: liberare preventivamente una casa abitata per poi svenderla a prezzi “vili” tutela gli interessi dei creditori? Ho la certezza che la risposta sia no, ma il fatto getta nella disperazione intere famiglie.
Nella gestione delle esecuzioni immobiliari da parte del Tribunale di Ragusa, i fenomeni delle aste deserte, degli eccessivi ribassi d’asta e degli sfratti dalla dubbia legalità, ha definitivamente valicato i limiti imposti dal codice di procedura civile, lasciando paventare un comportamento degli operatori delle esecuzioni ai limiti della legalità.
Quel che risulta incomprensibile è: quale ragione spinge le banche creditrici ad accettare ribassi d’asta notevoli, che non consentono loro di recuperare nemmeno la sorte capitale del credito vantato, buttando sul lastrico famiglie e imprenditori, come se la crisi economica fosse una mera invenzione?
Dalla esperienza mutuata in altre realtà vicine, si verifica questo: se alle imprese e alle famiglie viene dato tempo è possibile che i beni, o parte di essi, vengano venduti al libero mercato consentendo una ristoro al soggetto creditore, lasciando, spesso, margini di utile ai soggetti proprietari.
Al fine di prospettare un quadro, che non ha la pretesa di essere esaustivo, che sintetizzi la questione, ritengo opportuno prendere le mosse da una panoramica assai drammatica.
Mi permetto, quindi, di elencare alcuni ribassi d’asta e sfratti immediati dei quali sono a conoscenza nell’ambito dei rapporti sociali che intrattengo nella qualità prima meglio specificata.
A titolo esemplificativo eccone alcuni:
Banca Carige S.p.a. – Cassa di Risparmio di Genova ed Imperia + 1 / G&B S.r.l. + Barbera Carmelo, Es. Imm. R.G. n.202/2007: la procedura esecutiva nei confronti dei beni immobili dei debitori, nonostante la durata decennale, non ha avuto esito positivo. Le infinite aste andate deserte hanno causato, invero, una svalutazione eccessiva dei beni de quo tanto che, anche laddove si dovesse raggiungere l’esito positivo della vendita, soltanto due creditori ne sarebbero soddisfatti e neanche integralmente, come affermato dal professionista delegato Dott. Buscema nel prospetto che versa negli atti di causa. La seguente è la situazione odierna:
lotto n.1, valutato €.1.265.000,00, dopo NOVE ASTE prezzo base attuale €.225.000,00;
lotto n.2, valutato €.1.700.000,00, dopo NOVE ASTE prezzo base attuale €.303.000,00;
lotto n.3, valutato €.151.000,00, dopo NOVE ASTE prezzo base attuale €.27.000,00;
lotto n.5, valutato €.270.000,00, dopo CINQUE ASTE prezzo base attuale €.114.000,00;
lotto n.6, valutato €.190.000,00, dopo CINQUE ASTE prezzo base attuale €.80.200,00;
lotto n.7, valutato €.137.300,00, dopo CINQUE ASTE prezzo base attuale €.57.000,00.
Stante tale inequivocabile situazione, il legale dei debitori ha depositato un’istanza ai sensi dell’art. 164 bis disp. att. c.p.c. il quale dispone che “Quando risulta che non è più possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, della possibilità di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo, è disposta la chiusura anticipata del processo esecutivo”. Orbene, nonostante la pacifica svalutazione dei beni oggetto della procedura, nonostante l’oggettiva impossibilità di soddisfare i creditori, il Giudice dell’Esecuzione, Dott. F. Cingolani, ha ritenuto di rigettare l’istanza a causa della “mancanza dei presupposti”.
Debitore: famiglia Sparacino-Bittordino, Es. Imm. R.G. n.64/2010: il caso della famiglia Sparacino-Bittordino è stato oggetto di un’eclatante esposizione mediatica. Dopo numerose aste, infatti, la casa di abitazione dei coniugi è stata svenduta al prezzo di €.39.000,00, nonostante il valore iniziale della stessa fosse stato quantificato in €.145.000,00.
L’assegnazione dell’immobile de quo è stata concessa nonostante,nello stesso,abitavano non solo i coniugi ma anche il figlio di otto anni e la madre della sig.ra Bittordino, anziana e bisognosa di cure costanti. Nelle more del procedimento, il Tribunale di Ragusa ha concesso la sospensione dell’esecuzione per 300 giorni perché il legale dei debitori ha dimostrato che l’esecuzione immobiliare rinveniva le proprie ragioni nelle richieste di un presunto usuraio il quale, dopo aver prestato privatamente la somma di €.12.000,00 alla famiglia, aveva raddoppiato le proprie pretese, chiedendo la restituzione di €.24.000,00. Stante l’impossibilità dei coniugi di far fronte al pagamento di tale somma (entrambi hanno perso il lavoro), il privato ha dato inizio alla procedura esecutiva. Pur tuttavia, la casa della famiglia è stata assegnata ad una terza persona, eccezion fatta per la cantina di pertinenza dell’immobile assegnata, incredibilmente, al privato accusato di usura. Il processo penale instaurato dinanzi al Tribunale Penale di Ragusa sulla scorta delle accuse di usura, si è concluso lo scorso 21 ottobre: nonostante la Procura della Repubblica avesse chiesto la condanna per entrambi gli imputati, il Collegio Penale del Tribunale di Ragusa ha ritenuto di assolvere gli stessi con formula piena.
Debitrice: Mallemi Giovanna, Es. Imm. R.G. n.35/2008: i beni della sig.ra Mallemi Giovanna sono stati assegnati al prezzo di €.294.000,00, nonostante il valore iniziale degli stessi fosse stato quantificato in €.1.647.986,90.
Debitore:Pacetto Angelo, Es. Imm. R.G. n.27/1991: i beni del sig. Pacetto Angelo sono stati assegnati al prezzo di €.41.690,00, nonostante il valore iniziale degli stessi fosse stato quantificato in €.182.243,00.
Debitori: Calvo Angelo e Calvo Maria, Es. Imm. R.G. n.171/2006: i beni dei sig.ri Calvo Angelo e Calvo Maria sono stati assegnati al prezzo di €.40.010,00, nonostante il valore iniziale degli stessi fosse stato quantificato in €.129.000,00.
Debitore: Di Giacomo Vincenzo, Es. Imm. R.G. n.210/2011: il terreno oggetto della procedura esecutiva è stato assegnato al prezzo di €.36.000,00, nonostante il valore iniziale dello stesso fosse stato quantificato in €.118.000,00.
Debitore: Di Giacomo Vincenzo, Es. Imm. R.G. n.211/2011: la casa di abitazione del sig. Di Giacomo Vincenzo è stata assegnata al prezzo di €.15.000,00, nonostante il valore iniziale della stessa fosse stato quantificato in €.70.000,00.
Debitore: Barca Salvo, Es. Imm. R.G. n.324/2010: l’immobile di proprietà del sig. Barca Salvo è stato assegnato al prezzo di €.60.000,00, nonostante il valore iniziale dello stesso fosse stato quantificato in €.263.100,00.
Debitore: Manni Franco, Es. Imm. n.17/2011 e n.114/2012: l’immobile di proprietà del sig. Manni Franco è stato assegnato al prezzo di €.219.000,00, nonostante il valore stimato dalla banca in €.800.000,00 e quello stimato dal CTU del Tribunale in €.520.000,00.
Procedura di divisione giudiziale, R.G. n.1065/2012, Napolitano Giovanni e Sparacino Barbara: nell’ambito della procedura di divisione giudiziale de quo il sig. Rizza Giorgio si è aggiudicato il lotto n.1 al prezzo di €.103.350,00 e il lotto n.2 al prezzo di €.25.350,00. Orbene, nonostante nel verbale della detta divisione venisse indicato il termine di 60 giorni per il versamento delle somme da parte del sig. Rizza Giorgio, quest’ultimo ha chiesto ed ottenuto dal Tribunale di Ragusa ben sei proroghe, adducendo presunte difficoltà meramente formali per l’erogazione del mutuo ipotecario, già approvato dalla Banca.
Appare assolutamente illogica la concessione di dette proroghe sulla scorta del fatto che il sig. Rizza Giorgio ha provveduto a versare ben tre acconti, rispettivamente di €.50.000,00 il primo, €.15.000,00 il secondo ed €.27.850,00 il terzo.

Da questo breve quadro sintetico-sinottico si evince chiaramente che ci sono forti anomalie nella gestione delle procedure esecutive e conseguenti aste giudiziarie, che si concentrano prevalentemente nel territorio del modicano, laddove le persone sono laboriose e non ricorrono ad espedienti palesemente illegali.
Quel che desta forti dubbi nella gestione, è questa la ragione che sottende a questo esposto-denuncia, è il fatto che c’è un sottobosco di soggetti che vede professionisti, qualche operatore di banca, imprenditori che hanno l’unico obiettivo di lucrare con investimenti bassi su immobili di sicuro rendimento futuro; c’è pure un sottobosco di soggetti che lucrano a vario titolo, che richiede un intervento deciso dell’Autorità Giudiziaria al fine di eliminare il fenomeno.
Sono a conoscenza di diversi esposti, già avanzati alla S.V. Ill.ma, e per questo motivo mi permetto di chiedere alla S.V. Ill.ma di unificare le indagini al fine di avere una visione completa del fenomeno che non accade, per esempio, nella vicina Provincia di Siracusa.
P.T.M.
Io sottoscritto Ferro Mariano, nato ad Avola (SR) il 25.10.1950 ed ivi residente in Via Mauceri n.56, leader del Movimento “I Forconi”, dichiaro sin d’ora, con il presente atto, di sporgere formale atto di denuncia-querela nei confronti di chiunque verrà ritenuto responsabile in relazione a tutti i reati che nei fatti esposti potranno essere ravvisati, per i quali chiedo espressamente la punizione ai sensi di legge, riservandomi il diritto di costituirmi parte civile, di chiedere il risarcimento dei danni morali e materiali subiti e di nominare testi.
A norma dell’art. 408 comma 2 c.p.p. chiedo di essere informato in caso di archiviazione.

di Leandro Papa17 Nov 2016 18:11