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Unità, unità, unità! Il Pd è unito, anche se non sembra

Unità, unità, unità! Il Pd è unito, anche se non sembra
aprile 27
20:41 2014

Ieri il Pd di Ragusa ha presentato il suo candidato alle elezioni europee, Giovanni Barbagallo. Si è parlato di Europa e dei problemi della provincia iblea, su tutto l’agricoltura e le infrastrutture, ma un argomento però ha caratterizzato, più degli altri, gli interventi dei presenti, quello riguardante l’unione del partito, quasi a voler sgomberare il campo da paure o illazioni. In fondo la vittoria di Raciti e dell’area Cuperlo in Sicilia a qualcuno ancora rode, lo sgambetto a Letta non è poi così lontano e non tutti hanno dimenticato i 101 franchi tiratori che impallinarono Romano Prodi.

La senatrice Padua, parla di un partito unito, “certo vissuto da un vivace dibattito interno che nulla ha a che vedere con crisi drammatiche”, quindi fa un appello accorato alla necessità di far squadra. L’incognita Grillo fa paura, come non è ancora chiaro quale peso avranno nel prossimo futuro le destre, il futuro è incerto a Roma come a Palermo perciò la parola d’ordine è “unità”. Anche Massari, prima di sottolineare il valore dei centri storici, parla delle tante anime del Pd, in senso positivo, certo, e dell’importanza di persone come Barbagallo, che fungono da sintesi, da cerniera tra le varie, si sarebbe detto un tempo, correnti del partito. L’onorevole Lupo, dal canto suo, non può non far riferimento all’unità e del come la vittoria di Raciti alla fine sia risultata controproducente, meglio, verrebbe da dire, un’onesta presa di coscienza ed un’onorevole resa delle armi.

Insomma il partito è unito o se non lo è si sta ri-compattando, vero, anche se va appena ricordata, la colpevole assenza del senatore Gianni Battaglia e della compagine civatiana. A dir il vero, all’inizio della conferenza, si era pure intravista Valentina Spata, coordinatrice in Sicilia delle primarie per Civati, solo una fugace visita, per educazione, infatti ben presto non si è più vista.

Chiudiamo questo breve resoconto con l’intervento dell’onorevole Rosati che ha fatto un vero e proprio spot al pragmatismo di Renzi, “sono passati solo 60 giorni, ma a me sembrano trascorsi mesi”. Inizia poi tutto un discorso sull’importanza del sud e di come il nord lo deve aiutare, insomma una rediviva questione meridionale, paragonando, non senza qualche azzardo, l’Italia di adesso alle germanie riunificate da Helmut Kohl. Poi riferendosi alla mancanza delle infrastrutture nel meridione, e a Ragusa in particolare, fa riferimento a dei fantomatici finanziamenti giunti nel profondo sud. L’onorevole su questo punto non è stato chiarissimo, quali siano stati questi investimenti sulla ferrovia siciliana o sulla SS 194 non si sa, forse qualcuno avrebbe potuto spiegargli la questione un po’ meglio, ma siamo in campagna elettorale e bisogna cambiar verso velocemente. Infine, in perfetto stile renziano, promuove pure l’italicum e le liste bloccate, “sinonimo di professionalità”. Insomma quella stessa metodologia che faceva rizzare i capelli ai suoi compagni di partito, solo qualche mese fa. Ma lo si sa, il Partito democratico è l’unico partito a rinnovarsi totalmente ad ogni elezioni, frutto di quella liquidità tanto cercata dal suo fondatore, Walter Veltroni, perciò inutile oltreché anacronistico lamentarsi di certe rivoluzioni.

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