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Premio “Ragusani nel mondo”, tre giorni dopo

agosto 06
20:47 2013

premioragusaniA tre giorni dalla serata di piazza Libertà, punta dell’iceberg per il lungo e complesso “lavoro collettivo” (definizione cara a Sebastiano D’Angelo, direttore dell’omonima associazione promotrice) che ha reso possibile la diciannovesima edizione del premio “Ragusani nel mondo”, l’attenuarsi dell’onda emozionale, sempre forte in manifestazioni di questo tipo, ne consente un esame meno affidato alle sensazioni immediate e, di conseguenza, più attendibile. La prima considerazione è senza dubbio la più confortante in chiave futura, perché legata alla (mezza) assicurazione venuta dai rappresentanti degli enti sulla loro ferma intenzione di supportare le prossime edizioni, impedendo che il patrimonio (grande ed indubbio) di conoscenze acquisite, riannodo di legami che si stavano perdendo, recupero  e promozione della ragusanità (e la terra collegata) anche nelle nazioni e nei luoghi più diversi e lontani, non venga vanificato dalla fine dell’esperienza. La seconda riguarda lo spessore dei premiati, forse di rado come in questa edizione molto alto e comune per tutti e cinque  i “premi veri e propri” (Anna Minardo, Gaspare Di Caro, Giovannino Occhipinti, Giovanna Biondi (nella foto premiata da Giovanni Giudice, titolare della Siriac, a sinistra), Valeria Solarino)  tutti davvero primi ex aequo per meriti, portata delle affermazioni, simpatia personale, capacità di trasmettere sensazioni e colori della ragusanità sentiti “dentro”)  i due premi speciali al “Commissario Montalbano” e “Terramatta” ed i due premi alla carriera a Marcello Perracchio e Roberto Nobile. Uno spessore che ha pienamente giustificato il supporto degli sponsor privati, segnale questo che col suo essere ripetuto appare tra i più significativi ed incoraggianti. La terza riguarda la qualità dei fili (musicali e non) che hanno tenuto insieme i vari momenti, dalla sempre strepitosa band di Peppe Arezzo, ai formidabili ragazzi dell’Onorata Società, ai due bravissimi interpreti dell”operetta prestati dall’Associazione Giuliana (Consuelo Gilardoni ed Andrea Binetti), al Coro Mariele Ventre splendida “creatura” di Giovanna Guastella, all’irresistibile “ammissione di sicilianità” (nel bene e nel male)  di Sasà Selvaggio. La quarta tocca un tasto fondamentale, l’ormai quasi scontata (merito ancora maggiore) bravura e professionalità dello staff (comunicazione visiva, regia video e filmati, scenografia, suono, contributi video, streaming ecc.) che ha consentito alle infinite quattro ore di spettacolo di scivolare via senza sussulti e senza quei piccoli grandi intoppi dell’ultima ora sempre “in agguato”. Proprio questa capacità a nostro avviso costituisce l’arma (non) segreta del futuro, quella che consentirà di proporre con risultati ancora migliori una serata sfrondata di “rami secchi”  (alcuni, ce ne rendiamo conto, obbligati ma a tratti quasi irritanti nel continuo ripeterli, altri poco motivati e difficilmente accettabili),  più agile, in qualche modo anche meno prevista e prevedibile. Comunque sufficienza piena, con solo qualche  “segno rosso” in un compito sostanzialmente ben fatto: un merito che il presidente Franco Antoci ed il direttore Sebastiano D’Angelo possono vantare e condividere con i tanti che vi hanno contribuito

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