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Operazione “Chimera 2”: sgominato clan della “Stidda”

Operazione “Chimera 2”: sgominato clan della “Stidda”
novembre 06
10:38 2012

carabinieri armiQuattro persone, già detenute per altri reati, sono state raggiunte da un provvedimento di custodia cautelare in carcere, eseguito dai Carabinieri di Ragusa su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, aggravata dal fatto di essere una formazione armata e finalizzata alle estorsioni. Si tratta di: Guastella Giuseppe, 50enne comisano, pregiudicato; Licausi Lorenzo, 62enne comisano; Di Bennardo Nunzio, 37enne comisano, pregiudicato e Servo Salvatore, 38enne nato a Palagonia (CT) ma residente a Comiso, pregiudicato.

I quattro sarebbero i componenti di una pericolosa cosca della “Stidda” che gestiva il racket delle estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti della zona di Comiso. Nel corso dell’inchiesta denominata “Chimera”, sono finite in manette dal 1° ottobre ad oggi complessivamente otto persone – tra capi, luogotenenti e gregari dell’organizzazione – fermate in tempo dai Carabinieri, per il grave pericolo per la pubblica incolumità, corso a seguito della pianificazione di attentati incendiari o con l’uso di armi da guerra. Nel dettaglio, i Carabinieri spiegano così le motivazioni degli arresti: Guastella era recluso a Ragusa dal 16 luglio scorso poiché trovato in possesso di un kalashnikov ed un fucile semiautomatico Jager cal.7,65, arrestato in flagranza di reato insieme a Salvatore Servo ed altre 7 persone del medesimo contesto familiare, rimasto in carcere per essersi assunto la responsabilità del reato. Licausi era stato arrestato il 17 settembre 2011 e successivamente condannato, poiché ritenuto il reale detentore della “santabarbara” rinvenuta l’8 gennaio 2011. Nunzio Di Bennardo era stato arrestato, il 17 settembre scorso, in flagranza di reato per spaccio di cocaina. Infine Servo, già arrestato il 16 luglio scorso per la detenzione ed il porto del kalashnikov e del fucile Jager e scarcerato il 3 agosto, è detenuto in forza del fermo di indiziato di associazione mafiosa e tentate estorsioni, provvedimenti eseguiti il 1° ed il 25 ottobre scorsi. L’esecuzione odierna segue l’operazione portata a compimento il 1° ottobre scorso, quando altri 5 componenti della stessa organizzazione furono sottoposti a fermo di indiziato di delitto (successivamente tramutato in ordine di custodia cautelare, il 25 ottobre) a ragione dell’accertata escalation della commissione di alcuni gravi reati di natura estorsiva mediante incendi e con l’intento di far uso eclatante di armi, oltre al pericolo di fuga giustificato da alcune conversazioni intercettate dalle quali si capiva che alcuni sodali erano pronti alla latitanza. In particolare, ai primi due viene contestato l’art. 416 bis, per aver fatto parte, in concorso con Campailla Mario, Razza Francesco, Servo Salvatore e Izzia Daniele Silvio ed altre persone allo stato non ancora identificate, l’appartenenza all’associazione di stampo mafioso riconducibile, in forza della pregressa appartenenza di parte dei consociati, a quella denominata clan “Dominante” rappresentante la cd. “Stidda”, avente l’epicentro operativo in Comiso, promossa, organizzata e diretta da Campailla Mario – dalla data della sua scarcerazione – finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti, in specie estorsioni, contro il patrimonio e la persona ed altresì alla realizzazione di profitti e vantaggi ingiusti. A Guastella Giuseppe viene contestato, inoltre, in concorso con Campailla Mario (concorrente morale) e Servo Salvatore (concorrente materiale) la detenzione ed il porto di un’arma da guerra (kalashnikov) e di un’arma comune da sparo clandestina in quanto priva di contrassegni, sigle o numeri di matricola (fucile Jager 7,65), con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare la realizzazione degli scopi dell’associazione mafiosa di appartenenza (porre in essere la propria egemonia nella gestione relativa ai traffici illeciti sul territorio di Comiso e limitrofo). A Di Bennardo Nunzio viene contestata una tentata estorsione in concorso con Campailla Mario, Servo Salvatore e Scalambrieri Massimo, poiché in data 14 settembre il Di Bennardo, unitamente a Servo Salvatore, si recava presso uno studio professionale di Comiso e chiedeva a titolo estorsivo la consegna di una somma di denaro di 10.000,00 euro. Al rifiuto della vittima, la notte tra il 17 ed il 18 settembre successivi, su accordo e su mandato di Campailla, Servo e Scalambrieri si recavano presso lo studio professionale precitato e collocavano innanzi al portone un bidone di benzina con un accendino legato sul manico, con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare la realizzazione degli scopi dell’associazione mafiosa di appartenenza (porre in essere la propria egemonia nella gestione relativa ai traffici illeciti sul territorio di Comiso e limitrofo). A Servo Salvatore, inoltre, viene contestata una ulteriore – rispetto a quelle per cui era già stato arrestato – tentata estorsione di 2.000,00 euro ai danni di un imprenditore di Comiso, commessa in data 20 settembre scorso, con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare la realizzazione degli scopi dell’associazione mafiosa di appartenenza (porre in essere la propria egemonia nella gestione relativa ai traffici illeciti sul territorio di Comiso e limitrofo).

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