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Mozione di sfiducia. Il tragico autogol del Pd di D’Asta e Chiavola

Mozione di sfiducia. Il tragico autogol del Pd di D’Asta e Chiavola
gennaio 21
19:11 2017

Ieri in Consiglio comunale il Pd è riuscito finalmente a presentare e a far discutere il suo ordine del giorno per la costruzione della sfiducia a Piccitto. Di quest’atto se ne era discusso tanto nei giorni scorsi e quasi mai in termini positivi, ma gli esponenti del primo e del terzo circolo del Pd non erano dello stesso avviso. Quest’atto, secondo loro, in ogni caso avrebbe indebolito il sindaco, come? Non lo abbiamo capito.
Comunque, come sarebbe andata a finire era per tutti chiarissimo, ma non per loro, i firmatari dell’ordine del giorno, che inspiegabilmente e cocciutamente si aspettavano tutt’altro risultato.
L’ordine del giorno per la costruzione della sfiducia ovviamente ha incassato solo due sì, neanche a dirlo, quelli di D’Asta e Chiavola.
Le opposizioni si sono astenute per due motivi sostanzialmente. Uno, votare positivamente l’ordine del giorno avrebbe avuto un significato politico inequivocabile: tutti sarebbero stati considerati un semplice rimorchio del Pd. Come può essere – ci chiediamo – che all’interno del Pd nessuno a pensato a ciò? Dobbiamo essere maligni e pensare che qualcuno del Pd ha fatto in modo che tuttto ciò avvenisse? Magari per gettare discredito su una parte consistente del partito? Inoltre va ricordato che, nei giorni scorsi, vi erano state delle interlocuzioni in merito e tutti (le minoranze d’Aula, ndr.) avevano caldamente sconsigliato al capogruppo del Pd di perseguire quella linea. Al massimo, gli hanno detto, la sfiducia la si presenta (raccogliendo 12 firme, ndr.) e poi la si vota, non c’è nulla da costruire. E qui giungiamo al secondo motivo della deblacle. I numeri per sfiduciare Piccitto non ci sono e non ci saranno. Occorrerebbero almeno 20 voti, le opposizioni tutte constano di 14 consiglieri, più la Marabita, che ieri ha dichiarato che voterebbe per la sfiducia, quindi si arriva a 15. A chi giova intestarsi una battaglia i cui esiti sono sin troppo chiari?
Ma ciò che è avvenuto ieri in Aula va ben oltre la bocciatura dell’ordine del giorno, infatti tutti hanno colto la palla al balzo per parlare delle tante, troppe, difficoltà del Partito Democratico, sia a livello locale, che regionale e nazionale. Puntare il dito sui fallimenti del Pd, naturalmente, ha incentrato il dibattito su Crocetta e Nello Dipasquale, reo, quest’ultimo, di aver tradito la città per un mero calcolo personalistico, colpevole di non aver cercato delle solide alleanze prima del ballottaggio, un atteggiamento che alla fine ha consegnato la città a Piccitto, e infine additato come colui che sta gestendo il Pd da Palermo.
Tutto potevano aspettarsi D’Asta e Chiavola, tranne che il dibattito si tramutasse in un processo al Pd e a Dipasquale, un processo senza avvocati difensori, un processo che sin dalle prime battute si è tramutato in uno strazio per i due del Pd.
E adesso? Nulla, anche se qualcuno potrebbe raccogliere la sfida lanciata da Massimo Agosta (M5S): “lunedì potrete compilare un foglio con tutti nomi dei consiglieri e chiedere ad ognuno se ha intenzione di sfiduciare il sindaco”. In tal modo l’atto verrebbe spersonalizzato, molto probabilmente riuscirebbero a raggiungere le 12 firme e poi? E poi il nulla, i numeri non ci sono. Qualcuno, però, potrebbe addirittura parlare di una vittoria politica delle minoranze, Marabita compresa. Una vittoria di Pirro, aggiungiamo noi, buona ad avere qualche titolo sui giornali. Vedremo lunedì in Consiglio che cosa accadrà.

agosta

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