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Mafia, blitz contro “Stidda”. In manette 15 persone nel ragusano e confisca di beni

settembre 15
12:48 2017

Sono in tutto quindici le persone raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito di un’operazione antimafia nel ragusano, che ha inferto un duro colpo al clan “Ventura”, facente parte dell’associazione di stampo mafioso denominata “Stidda”. I provvedimenti, emessi su richiesta della DDA della Procura di Catania, sono stati eseguiti dalla Polizia di Stato e dal Comando Provinciale dei Carabinieri di RAGUSA. Gli indagati devono rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso, finalizzata alle estorsioni e intestazione fittizia di beni nel territorio di Vittoria. Gli investigatori hanno eseguito perquisizioni e anche sequestri preventivi di un’azienda di imballaggi per prodotti ortofrutticoli e di terreni agricoli adibiti per la coltivazione in serra. Al centro delle indagini sono finiti coloro che avrebbero assicurato il protrarsi dell’operativita’ della cosca, nonostante la cattura nel corso degli anni degli esponenti di spicco della “Stidda”. Da qui il nome dell’operazione “Survivors”. Gli investigatori hanno accertato che dopo la cattura di Carmelo Dominante, avrebbe assunto il comando Filippo Ventura, che lo avrebbe mantenuto anche durante la permanenza in carcere. La reggenza dell´associazione sarebbe passata poi a Rosario Nifosi’ e successivamente, per volonta’ dello stesso Ventura, al fratello Giambattista Ventura. L’attivita’ investigativa ha fatto luce sulle attivita’ estorsive della cosca, condotte in modo capillare in un territorio, quello di Vittoria, che e’ caratterizzato dalla presenza di numerose imprese soprattutto agricole o legate alla lavorazione dei prodotti ortofrutticoli destinati al mercato locale che serve tutto il territorio italiano. L’associazione inoltre, come e’ stato accertato, disponeva di un arsenale di armi che di recente sono state rivenute dalla Squadra Mobile di RAGUSA, armi pronte per essere impiegate in attivita’ criminali da parte della famiglia Ventura e dei suoi affilitati. Un valido contributo alle indagini e’ stato dato anche dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, che hanno contribuito a delineare l’organigramma dell´associazione. Il modus operandi, tipicamente mafioso, sarebbe stato contraddistinto dall’assenza di condotte violente e di minacce eclatanti, avvalendosi il gruppo dell’intimidazione, derivante dal riconosciuto carisma criminale consolidato sul territorio di Vittoria. Cosi’ era sufficiente avanzare alle vittime la richiesta di un regalo per la “famiglia” e in particolare per i parenti ristretti in carcere: “siamo della famiglia devi consegnarci 5.000 euro”; “un regalo per la famiglia”. Dalle intercettazioni e’ emersa la spietatezza degli affiliati alla cosca che, in alcuni casi, nel commentare tra loro gli atti intimidatori nei riguardi di una vittima, si esprimevano cosi’: “belle cose hai qui…cose che prendono fuoco; … lui e’ impallidito e mi ha chiesto chi ti manda? Io gli ho dato un ceffone appena mi ha chiesto il nome”; “paga e svelto, 4 o 5 mila euro… con quattro se ne esce… se non ha capito, ora lo ammazziamo”. Gli investigatori hanno accertato che, con i proventi delle attivita’ illecite, alcuni degli indagati avrebbero creato l´azienda per imballaggi denominata “Linea Pack” avente come oggetto la produzione e commercializzazione di cassette, bancali e vaschette in plastica per prodotti ortofrutticoli. Dell’azienda in questione e’ stato richiesto dalla Procura e disposto dal gip il sequestro preventivo ai fini della confisca. Secondo quanto accertato, nel corso delle indagini, l’azienda sarebbe stata nella effettiva disponibilita’ e gestione di Giambattista e Angelo Ventura, e di Francesco ed Enzo Giliberto, e fittiziamente intestata a persone legate da rapporti di parentela con gli stessi Ventura e Giliberto. La sede dell’azienda sarebbe stata anche utilizzata dalla famiglia Ventura, dai Giliberto, nonche’ dagli altri affiliati come quartiere generale per le riunioni e la pianificazione di attivita’ criminali. Oltre all’azienda sono stati sequestrati due terreni riconducibili sempre alla famiglia Ventura. In particolare sono state sequestrate due serre di circa 20 mila metri quadrati, per un valore di circa 50 mila euro. Questi due impianti serricoli sono intestati fittiziamente a due persone estranee alla famiglia Ventura.

(Fonte: Italpress)

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