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L’innovazione, la modernità e quella paura di aprirsi a nuovi orizzonti

L’innovazione, la modernità e quella paura di aprirsi a nuovi orizzonti
febbraio 16
12:00 2017

Nostro malgrado, torniamo a parlare di via Roma e dei problemi che l’affliggono in ambito commerciale. Altri quattro negozi, infatti, hanno chiuso per sempre. Ciò che tristemente dobbiamo constatare è che niente è stato fatto per contrastare questo lento declino che, senza adeguate contromisure, sarà inesorabile.
Non ci risulta, per esempio, che sia stato istituito alcun tavolo tecnico e qualora lo fosse stato non produrrebbe nessun risultato dato che nessuno sta lavorando a una nuova politica degli affitti né a un piano commerciale degno di questo nome: latitano le proposte politiche, sia di maggioranza che di opposizione, come d’altra parte registriamo un colpevole silenzio dai parte dei commercianti e delle loro stesse organizzazioni, queste ultime condizionate per lo più da equilibri che si stenta a comprendere.

Naturalmente, come più volte abbiamo ripetuto, la questione è estremamente complessa e non ci sono ricette magiche. Bisogna studiare, ragionare, confrontarsi e, perché no, spendere e sperimentare. Tuttavia è necessaria una certa dose di coraggio. In fondo, il commercio, la libera iniziativa, è o non è il frutto di un azzardo ragionato?

L’impressione che si ha da più parti è sempre la stessa: una certa pigrizia intellettuale pesa drammaticamente su quella realtà. Troppe volte abbiamo sentito gli attori coinvolti, direttamente o indirettamente, nelle vicende di via Roma lamentarsi o tutt’al più ricordare i bei tempi andati. Un atteggiamento piuttosto comune tra commercianti, politici e perfino qualche commentatore, ma a noi questo non va!
Per noi via Roma è, e deve essere ancora, una risorsa. Certo ha una storia a cui tutti siamo legati, una storia che deve avere un futuro, forte delle sue tradizioni, ma anche di un progetto nuovo e innovativo.

La nostra redazione aveva avviato un percorso, invitando al dibattito professionisti, politici e i diretti interessati, in quell’occasione sono state avanzate una serie di proposte. Alcune, come quella che aveva suggerito Simone Digrandi, riguardavano l’approccio dinamico alla vendita anche attraverso il web, coniugando il virtuale con gli sconti nei punti vendita o per esempio, la creazione di un marchio comune capace di unire le attività dei commercianti del centro storico. Idee che qualcuno, almeno in parte, ha deciso di applicare, altri, invece, sono rimasti fatalisticamente legati a un atteggiamento vecchio e poco proficuo.

Ci sorge il sospetto, neanche tanto peregrino, che vi sia una sorta di chiusura mentale nei confronti del “nuovo”, peggio ancora del “giovane”. Come se le idee snocciolate a un tavolo, comunque autorevole, fossero meno buone perché esposte da chi dell’essere giovane ha fatto un punto di forza.
Un atteggiamento che ritroviamo in ogni ambito della società, come, di recente, hanno dimostrato i colleghi (Emanuele Lauria e Giorgio Ruta) di Repubblica in un reportage sui giovani in politica nell’isola. Il quadro che sono riusviti a delineare  è pressoché desolante. Scopriamo, infatti, che un terzo dei primi cittadini nell’isola è ultra sessantenne, ma ancora, che su 390 sindaci solo uno ha meno di 30 e sono 19 gli under 35.
Perch? I giovani non si interessano più di politica? Falso, anzi, ma nessuno li vuole!
Sono gli stessi partiti, infatti, a non dare spazio, credito, ai loro giovanili. Solo per fare degli esempi: i ragazzi di Forza Italia, a Palermo, si riuniscono in piazza perché il partito gli ha chiuso la sede. Quelli del Pd, per fortuna la sede ce l’hanno, ma, come dichiarano nelle interviste, sono soli. Nessuno esponente di spicco, nessun politico di peso dei Democratici si è mai premurato di fargli visita, di partecipa ad una delle loro riunioni.

Parliamo di politica, parliamo di strategie commerciali, parliamo di innovazione, l’equazione sembra la medesima, sei giovane? Non puoi avere voce in capitolo, non sei all’altezza.
Eppure qualcuno, nonostante tutto, nonostante le enormi difficoltà, non demorde. Ci crede, ci prova e per questo si spende. Tra i pochi esempi positivi in Sicilia, c’è pure Ragusa e di questo non possiamo che andarne fieri. Parliamo di Youpolis e del suo presidente Simone Digrandi, che è stato intervistao dai giornalistii di Repubblica e al quale abbiamo voluto rivolgergli un paio di domande.

1) Intervistato da Repubblica, lei ha contrapposto la vacuità dei discorsi dei vari politici o soggetti politici in genere, alla vostra fattività e a tal proposito ricorda l’iniziativa di “corso liberato”, l’istituzionalizzazione delle celebrazioni sul terremoto del 1693 e le tante campagne che organizzate sui social. Non crede sia un tantito mortificate ridurre così la politica e l’attività politica? Forse la politica è qualcosina di più complesso…

Assolutamente sì, difatti Youpolis è tanto altro. Quando si pensa a Youpolis bisognerebbe pensare prima di tutto al fatto alla formazione, che è una delle nostre attività principali, meno eclatanti, meno appariscenti, certo, ma di sicuro l’attività che ci caratterizza. “Corso Liberato”, ad esempio, è un’iniziativa di cui andiamo fieri naturalmente, ma è un’attività collaterale, che ha avuto risvolti sociali ed economici. Nel 2015 siamo stati gli unici a dare vita a un’attività di formazione politico-amministrativa nella zona, facendoci promotori del “Week end del buon governo”, una due giorni di seminari tenuti da professori universitari e rivolta a tantissimi ragazzi provenienti da ogni dove. Quest’anno abbiamo preso parte al primo seminario regionale sulle politiche giovanili, tenutosi a Campofelice di Roccella (PA) a Ottobre, dove ci siamo confrontati con giovani amministratori di tutta la regione, da Palermo a Pantelleria, da Pietraperzia ai comuni madoniti. Perché la formazione è importante, la preparazione è importante, la preparazione è formazione e noi, che teniamo quotidianamente corsi di formazione, di certo siamo i primi a continuare la nostra crescita. Youpolis per tutti noi è una palestra che poi ci porta ad un approccio fattivo verso le politiche pubbliche. Un nostro esponente, è giusto ricordarlo, l’ingegnere Zago, insieme agli architetti Gulino e Occhipinti, sta lavorando ad un progetto in merito alla metropolitana di superfice, per gli scolari e gli studenti. Come vede in Youpolis c’è tanto.

2) Non date un po’ troppo credito ai social e al loro potere?

Facebook, i social in genere, è solo uno strumento e per tale deve essere considerato. Uno strumento utilissimo per veicolare dei messaggi. Fb ha bisogno di una massa critica, che utilizza per diffondere qualsiasi tipo di messaggio, politico, sociale, economico. Come amo dire sempre: Fb non è l’agorà, è solo un mondo virtuale, atto a pubblicizzare, far conoscere l’agorà reale.

3) Noi ci incontrammo durante la trasmissione andata in onda su Teleiblea Salastampa, durante la quale affrontammo, insieme ad altri professionisti, le problematiche della via Roma e in quell’occasione lei parlò di social.

Sì. Parlammo di marketing, della necessità di diventare competitivi e di aprirsi al mondo virtuale, che come ho detto poc’anzi serve solo, in questo caso, ad ampliare la platea di riferimento. A tal proposito è da un po’ che stiamo lavorando ad un piano marketing e di comunicazione per il centro storico, che quanto prima presenteremo alla città. Del centro storico noi ci occupiamo dal 2013, quando organizzammo il “Primo forum del Centro Storico” all’interno del quale presentammo vari dati sulla percezione dei ragusani e su ciò che chiedevano. Vogliamo continuare a dare il nostro contributo. Su via Roma va fatto anche un altro discorso. Molti infatti parlano delle difficoltà dei commercianti di quella via, correlando questo fenomeno al fatto che dopo le otto di sera quella zona si spopola. Non è sbagliato farlo, ma non per forza dobbiamo mettere in relazione le due cose. Si può pensare, infatti, ad una via dello shopping e/o della ristorazione di giorno, che di sera e di notte si popola grazie ad un’altra tipologia di esercizi, ma nulla vieta che quella specifica parte della città sia vissuta solo nelle ore diurne. Non dimentichiamo che, la cosiddetta movida ragusana, si è sposta in piazza San Giovanni e  in via Mariannina Coffa ossia qualche metro più in giù. Bisogna solo decidere: cosa vogliamo diventi via Roma?

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