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La Polizia di Stato ha arrestato i 4 scafisti responsabili di aver messo in pericolo la vita di 93 migranti

La Polizia di Stato ha arrestato i 4 scafisti responsabili di aver messo in pericolo la vita di 93 migranti
luglio 26
11:36 2014

Tra i passeggeri 1 nigeriano pluripregiudicato in Italia per diversi reati. Al suo arrivo è stato arrestato e condotto in carcere.
I migranti: “nel capannone dove eravamo reclusi ci davano da mangiare un solo biscotto al giorno e dovevamo chiedere il permesso per alzarci ed andare in bagno, altrimenti erano botte con grossi bastoni e sotto la minaccia di armi”
“il mare era mosso per cui gli occupanti del gommone hanno iniziato a spaventarsi, ad urlare e a piangere”
“è morto il mio cavallo e non potevo fare più lezioni di equitazione, quindi ho deciso di fuggire dal mio paese per andare in Italia”
“ci hanno fatto correre per 45 minuti sotto la minaccia di armi per raggiungere la spiaggia”
“noi due non abbiamo pagato in quanto un libico ha sparato per errore al mio amico ferendolo e per riparare al danno ci hanno fatto partire gratis”.
I costi: 800$ a migrante ed all’organizzazione 75.000 dollari.
Salgono a 73 gli scafisti arrestati nel 2014.
Ieri dal C.P.S.A. di Pozzallo sono stati traferiti centinaia di ospiti per altri centri a bordo di charter aerei dall’aeroporto di Comiso.

La Polizia di Stato – Squadra Mobile – ha eseguito il fermo di HASSAN Abdallah nato in Eritrea il 01.01.1990, SAIDY Seko nato in Senegal il 01.01.1985, DIOUF Aliu nato in Senegal il 01.01.1996 e NDOH Lamin nato in Senegal il 01.01.1992, in quanto responsabili del delitto previsto dagli artt. 416 C.P. e 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, ovvero si associavano con altri soggetti presenti in Libia al fine trarne ingiusto ed ingente profitto compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante.
I fermati si sono resi responsabili di aver procurato l’ingresso in Italia di 93 migranti eludendo i controlli di frontiera, in quanto in modo preordinato chiedevano i soccorsi mettendo in serio pericolo di vita tutti i passeggeri tutti provenienti dal centro africa.

I FATTI

in data 23 u.s. nelle ore pomeridiane, la motonave CP 312, a seguito di richiesta di soccorso raggiungeva lo specchio d’acqua antistante la Libia ove provvedeva a recuperare nr. 97 immigrati, viaggianti a bordo di un gommone fermo in mare aperto nei pressi di una piattaforma petrolifera in quanto in avaria.
Gli immigrati il giorno successivo venivano trasbordati su altra nave, la CP 401 di Lampedusa, che provvedeva al loro sbarco in data 25 luglio presso il porto di Pozzallo (RG) ed ospitati presso il CPSA ivi esistente.
ORDINE PUBBLICO ED ASSISTENZA

Le operazioni di sbarco al porto di Pozzallo venivano coordinate dal Funzionario della Polizia di Stato della Questura di Ragusa responsabile dell’Ordine Pubblico. A tali operazioni partecipavano 20 Agenti della Polizia di Stato ed altri operatori delle Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana ed i medici dell’A.S.P. per le prime cure.
Completate le fasi di assistenza e identificazione da parte dell’Ufficio Immigrazione della Questura, i migranti venivano ospitati al C.P.S.A. di Pozzallo (RG).
Contestualmente all’arrivo dei migranti a bordo della nave, l’Ufficio Ordine Pubblico della Questura di Ragusa traferiva mediante arei charter centinaia di ospiti presso altre strutture del nord Italia. Il lavoro dell’Ufficio Immigrazione della Polizia di Stato è molto complesso e deve essere espletato in tempi ristretti così da permettere un immediato invio degli ospiti in strutture adeguate all’accoglienza.
LE INDAGINI

Gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Ragusa e del Servizio Centrale Operativo (Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato), sin dai primi istanti dell’approdo della motovedetta della Capitaneria di Porto hanno avviato le indagini.
Negli ultimi mesi l’aggregazione di numerosi investigatori delle Squadra Mobili di altre provincie ha permesso alla Polizia di Stato di raggiungere importanti risultati in materia di criminalità straniera.
Sono ormai quasi 3 mesi che la Squadra Mobile di Ragusa ha a disposizione diversi investigatori che hanno costituito un unico team con i poliziotti ragusani al fine di apprendere le specifiche tecniche investigative da attuare in caso di sbarchi.
In questa occasione, la motovedetta trasportava 97 migranti in quanto aveva effettuato un recupero nei pressi di una piattaforma petrolifera antistante le acque S.A.R. libiche.
Il lavoro di ricerca degli scafisti tra i soggetti provenienti dal centro Africa è difficilissimo, moto più complesso degli sbarchi di 600 migranti. In pratica più sono i migranti da trasportare e più è l’esperienza degli scafisti, quindi diventa più facile individuare l’equipaggio.
In questo caso erano solo 97 ed a bordo di un gommone in pessime condizioni, cosa che rende difficile individuare gli scafisti perché tutti asseriscono di trovarsi a prua, quindi distanti dal motore e dal timone.
I migranti provenienti dal centro Africa purtroppo nei loro paesi vedono la Polizia come un elemento da temere e spesso subiscono violenze dai militari al comando dei regimi dittatoriali. In considerazione delle loro esperienze personali quando parlano con i Poliziotti sono totalmente reticenti e ci vuole una grande opera di convincimento per far si che il silenzio venga rotto.
In questo l’impiego di interpreti che hanno fatto lo stesso percorso e si trovano in Italia a qualche anno è l’arma vincente. Sono loro che dicono ai migranti “io ce l’ho fatta, adesso puoi farcela anche tu, fidati della Polizia di Stato, loro ti aiutano, loro sono il bene”.
Dopo diverse ore per trovare i testimoni finalmente gli investigatori riuscivano a verbalizzare le dichiarazioni dei migranti così da individuare gli scafisti con la specifica di ogni singolo riuolo assunto durante il viaggio.
La professionalità degli uomini della Polizia Giudiziaria ha permesso di individuare anche questa volta gli autori di questo traffico di migranti ormai diventato, il principale businnes per gli organizzatori libici che in questa occasione, stante quanto dichiarato dai testimoni hanno incassato 75.000 dollari.

LE TESTIMONIANZE

La testimonianza:
“A seguito della situazione politica nigeriana, circa due mesi fa, mi sono unita ad altri miei connazionali per affrontare un viaggio verso le coste libiche dalle quali era possibile giungere con facilità in Italia. Mi sono avvalsa di un’organizzazione a capo della quale è un personaggio arabo dimorante in Libia e con cui io sono stata messa in contatto tramite alcuni miei amici nigeriani. Come riferitomi dagli stessi ho corrisposto, per tale viaggio, la somma di 1.8oo dinari libici: 100o li ho consegnati ad un uomo libico che ho incontrato nella città di *****, all’atto della mia partenza, mentre 800 li ho consegnati ad un altro uomo libico della stessa organizzazione che ho incontrato nella città di ******. Mi pare di aver capito che anche gli altri miei compagni di viaggio abbiano pagato la stessa cifra. Con un mezzo simile ad un autobus, insieme ad altri 24 passeggeri, tutti nigeriani, sono partita da ********** ed ho raggiunto prima ****************. Durante il viaggio, che è durato complessivamente due mesi, ci siamo di volta in volta appoggiati presso alcune strutture che non saprei meglio indicare e che venivano di volta in volta indicate all’autista dell’autobus da un personaggio libico facente parte della stessa organizzazione. Durante tale periodo abbiamo sofferto tutti la fame in quanto ci è stato somministrato il cibo insufficiente e consistente solo in un biscotto al giorno e in acqua; per tale motivo molti migranti come me si lamentavano e addirittura vomitavano per la fame, ma nessuno di noi ha avuto la possibilità di allontanarsi dalle strutture ove di volta in volta siamo stati collocati in quanto vietatoci da personaggi libici armati di fucili. Dopo circa un mese sono giunta a ******** e, insieme a cinque degli occupanti dell’autobus, sono stata collocata all’interno di un capannone posto vicino al centro città e non molto lontano da un grande ponte. All’interno della stessa struttura, provvista di un solo servizio igienico, erano già presenti molte altre persone di varia nazionalità che, come noi, dovevano effettuare la traversata per raggiungere le coste italiane e, continuativamente, eravamo controllati da altri soggetti libici armati di fucile. Credo che le persone all’interno del capannone siano state tra le 200 e le 300. Qui sono rimasta per circa un mese e la situazione non è migliorata molto in quanto il cibo era molto poco e consisteva due pasti molto scarsi che ci venivano portati insieme ad acqua da altri personaggi libici. Durante questo periodo alcuni migranti come me si sono sentiti male proprio per la scarsa qualità e quantità del cibo e, quando qualcuno di essi si è lamentato, i libici li percuotevano violentemente facendo uso di bastoni. Ciò accadeva anche se qualcuno di noi si alzava da terra senza chiedere il permesso ai personaggi libici che ci vigilavano, difatti, durante tutta la permanenza, eravamo costretti a stare seduti a terra e a chiedere il permesso se volevamo alzarci necessitando di andare in bagno.
Alle 7 del mattino di mercoledì 23 luglio 2014 quattro uomini libici armati di fucile hanno condotto me ad altre persone, tutte quelle che sono sbarcate con me oggi, fuori del capannone e ci hanno fatto raggiungere a piedi il ponte di cui ho parlato prima; detto percorso è durato circa un’ora. Abbiamo attraversato il ponte ed abbiamo raggiunto la spiaggia ove era già presente un gommone vicino al quale c’erano altri quattro personaggi libici armati sempre di fucile…omissis”
“Il gommone presentava un piccolo foro nella parte destra della prua e dopo poco abbiamo iniziato ad imbarcare acqua. Poi il mare era mosso per cui gli occupanti del gommone hanno iniziato a spaventarsi, ad urlare e a piangere. La situazione era inoltre aggravata dal fatto che nel frattempo si era fatto buio. In questa circostanza gli scafisti del gommone hanno tentato di calmare gli animi al fine di evitare un ribaltamento del gommone”.
A causa della morte del mio cavallo con il quale mi mantenevo dando lezioni di equitazione ho deciso di andare via dal mio paese per trovare un altro lavoro. Sono quindi partito dal Gambia nel mese di ottobre 2013 ed ho trascorso otto mesi in Libia per raggiungere l’Italia. Sono passato per il Senegal, Mali, Burkina Fasu, Niger ed infine ho raggiunto la Libia e precisamente in Bae. Qui ho lavorato per due mesi in una scuola senza venire retribuito, poi come imbianchino guadagnando il denaro sufficiente per pagare il prezzo del viaggio. Qui sono stato arrestato dalla polizia libica e, in carcere, ho conosciuto ************ che mi ha portato a casa sua e mi ha fatto fare dei lavori di imbiancatura sulla sua casa senza retribuirmi. Appena libero mi sono messo in contatto con un mio connazionale che abita a *********da tre anni. Poiché non avevo più il mio passaporto in quanto sottrattomi in carcere, mi ha detto che per me era rischioso rimanere in quella città senza documento e mi ha consigliato di andare in Italia. Ho vissuto in una casa per tre settimane e ciò in attesa di partire per l’Italia poi, non sentendoci più sicuri a rimanere ivi, ci siamo spostati a casa di un senegalese. In questo periodo un amico *********, ha organizzato un viaggio per l’Italia per me e per Ibrahim, poi quest’ultimo, essendo stato ferito accidentalmente con un’arma da fuoco da un amico, ha dovuto rinunciare al viaggio. Al fine di rimediare a quanto era accaduto ad Ibrahim a me non è stata chiesta nessuna somma di denaro per effettuare la traversata. Ho avuto comunque modo di sapere che il prezzo della traversata corrisposto ai libici non era fisso, ma in base ai soggetti interessati, variava dagli 800 ai 1.200 dinari libici. Ciò lo ho appreso quando mi sono incontrato nei pressi della spiaggia con gli altri mie connazionali.—–///
Circa tre giorni fa sono venuti nella casa dove abitavo con Alex e mi hanno portato in un’altra casa ove sono rimasto un giorno e ove erano presenti circa quaranta persone di varia nazionalità che, come me, erano in attesa di intraprendere il viaggio per l’Italia. Detta casa era ubicata nella periferia di Tripoli, nei pressi della spiaggia. Non ho idea cosa sia accaduto all’interno della casa in questo giorno in quanto, avendo un forte mal di denti, mi sono completamente estraniato dormendo. Alle ore 20,oo circa di martedì 22 luglio 2014 ho lasciato detta abitazione insieme a tutte le altre quaranta persone. A gruppi di cinque ci hanno fatto salire su un’autovettura alla cui guida si trovava un personaggio libico armato di pistola e fucile e ci hanno condotti in una zona boscosa dalla quale ci hanno fatto correre per circa trenta-quarantacinque minuti minacciandoci con le armi, fintanto che abbiamo raggiunto una spiaggia. Qui erano presenti molti libici, almeno una decina, tutti armati di fucile e pistola. Accanto a loro era presente un gommone che era adagiato sul bagnasciuga. Nella stessa zona erano stati radunati altri migranti, circa una quarantina e, su ordine di alcuni dei libici, quando il gommone è stato condotto in mare, abbiamo preso posto all’interno dello stesso… omissis”
LA CATTURA

Le indagini condotte dagli investigatori durate 16 ore continuative, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto i responsabili del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Ogni migrante ha pagato in media 800$ per un totale di oltre 75.000 dollari che sono andati tutti agli organizzatori.
Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa gli investigatori hanno catturato gli scafisti che dopo le formalità di rito e l’identificazione da parte della Polizia Scientifica sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea impegnata in prima linea sul fronte immigrazione, considerato che dopo il fermo iniziano tutte le fasi processuali particolarmente complesse.

 

UN PREGIUDICATO TENTA DI FARE INGRESSO IN ITALIA E VIENE ARRESTATO

ARIZE Segun nato in Nigeria il 19.9.1982 era già stato in Italia ed aveva commesso diversi reati, tra i quali traffico di sostanze stupefacenti, reati control a persona, guida senza patente, falsi in genere, resistenza a Pubblico Ufficiale ed innumerevoli violazioni al norme sugli stranieri contenute nel Testo Unico sull’Immigrazione. Faceva parte dei 93 passeggeri giunti a Pozzallo ieri per mano dei 4 scafisti oggi arrestati e forse non aveva fatto i conti con gli investigatori della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica che dopo aver inviato in banca dati le sue impronte digitali ha riscontrato che il soggetto aveva fatto ingresso in Italia nonostante il divieto di rientrare sul nostro Territorio Nazionale per 5 anni. Per questo motivo è stato arrestato e condotto in carcere ed a breve vi sarà la convalida ed il giudizio con rito direttissimo. All’esito del processo verranno avviate le pratiche per il rimpatrio coatto in Nigeria.

BILANCIO ATTIVITA’ DELLA POLIZIA DI STATO

Sino ad oggi, solo nel 2014 sono stati arrestati 73 scafisti dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato a Pozzallo e sono in corso numerose attività di collaborazione tra le Squadre Mobili siciliane (coordinate dal Servizio Centrale Operativo) al fine di permettere scambi informativi utili per gestire indagini sul traffico di migranti dalle coste libiche a quelle Italiane.

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