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FertilityDay, dalla cicogna ai cattivi compagni

FertilityDay, dalla cicogna ai cattivi compagni
settembre 22
12:44 2016

22 settembre. Con una serie di polemiche lanciate contro le pessime campagne di promozione pubblicitaria e (soprattutto) contro l’idea stessa che sta alla base del progetto, oggi siamo finalmente giunti al non attesissimo FertilityDay.

Perché un FertilityDay?

Secondo i suoi ideatori, evidentemente annidati fra le stanze del Ministero della Salute, la giornata doveva servire a sensibilizzare sul tema veramente attuale della denatalità: vero è che l’Italia è un Paese che non cresce (anagraficamente), con sempre meno giovani… quella che potremmo definire una “vecchia nazione”. D’altro canto, le immagini piuttosto opinabili della campagna pubblicitaria per la promozione del FertilityDay, che nelle ultime settimane hanno fatto il giro del web, sono riuscite in un miracolo: i giovani (chiamati in causa in prima persona) sono infatti usciti allo scoperto per commentare l’iniziativa del Ministero. Solo che non sono sembrati tanto entusiasti.

Pessima strategia di comunicazione

Siamo di fronte ad uno di quei casi in cui le intenzioni erano buone (almeno si spera) ma pessimi sono stati i riscontri. Come spesso accade, è tutta colpa della pubblicità: strategie comunicative pessime, quasi prive di significato, slavate e blande tanto da apparire adeguate solo come spot per qualche telenovela di second’ordine. Ma soprattutto, strategie offensive per la maggior parte del pubblico a cui esse si rivolgevano.

Il caso FertilityDay è esploso sui social qualche settimana fa: con gli opuscoli che invece di puntare sulla voglia che molti hanno di poter costruire una famiglia, sono andati pesantemente ad offendere varie categorie di persone (da chi non può avere figli per ristrettezze economiche a chi invece non ne ha la possibilità biologica). Ma l’offesa più grave l’hanno ricevuta le donne. Già, perché in quei richiami all’inesorabilità dell’orologio biologico, si poteva intravedere un ritardo culturale ragguardevole su decenni di lotte al concetto di sessismo. E così, l’immagine di una ragazza che tiene in mano una clessidra e lo slogan “La bellezza non ha età. La fertilità si”, si è immediatamente configurata come la retrograda istantanea di una società fortemente interessata a far pressione sulle donne, affinché ricordino che il tempo per procreare è limitato.

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Immediatamente percepita come un insulto, la campagna è stata ritirata nel mezzo di una polemica che ha intaccato lo stesso governo che si è fatto promotore dell’iniziativa del FertilityDay, con le dichiarazioni dello stesso premier Renzi, che si distaccava dalla strategia utilizzata dal Ministero di Beatrice Lorenzin. Lorenzin che, dal canto suo, aveva promesso una nuova campagna.

Ancora una pessima strategia di comunicazione

La nuova campagna per il FertilityDay è arrivata puntuale, come promesso, in questi giorni: questa volta il messaggio trasmesso dal Ministero della Salute alle nuove generazioni è stato bollato di razzismo. È possibile che a seguito del primo errore, questa volta la pioggia di polemiche sia più dovuta ad un pregiudizio sorto a danno dei fautori del FertilityDay che all’autenticità del messaggio che si voleva trasmettere? La risposta è no. Perché come successe antecedentemente, anche in questo caso a parlare sono slogan e immagini su cui si sarebbe dovuto riflettere un po’ di più.

stili-di-vita-copiaIl nuovo volantino finisce sotto accusa: l’immagine di un gruppo di amici alla “Beverly Hills 90210” rappresentanti “le buone abitudini da promuovere”, viene contrapposta a quella dei “cattivi ‘compagni’ da abbandonare”, ovvero un nuovo gruppo di ragazzi intenti a spendersi fra vari vizi tipici di uno stile di vita errato, che porterebbe a problemi di sterilità ed infertilità.
Peccato che, contrapposto alla foto dei “buoni”, biondi, dalla pelle chiara e con denti perfetti, fra i cattivi compagni spicchi anche il volto di un ragazzo di colore: un’identificazione che non è passata inosservata fra gli utenti più intransigenti, che ha portato a giudizi severi, come solo la rete può fornire. Questa volta è la stessa Lorenzin a tirarsene fuori, dichiarando che l’immagine scorsa nel web non corrisponderebbe a quella visionata ed approvata dal Ministero.

Là dove doveva esserci un ponte, ora c’è un muro

Quali che fossero le intenzioni degli ideatori della campagna pubblicitaria per il FertilityDay, l’idea era quella di scrivere un sms alle nuove generazioni riguardo ad un problema reale e tutto italiano, ovvero il calo delle nascite. Ma per sapere comunicare alle nuove generazioni in perenne apprensione, divise tra i sogni da spendere in una vita e la miseria del mercato del lavoro, bisogna saper adottare un linguaggio ed un insieme di concetti che, apparentemente, il Ministero della Salute ha dimostrato di non possedere.

 

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