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Adda finì a nuttata

Dic 25
11:44 2012

A Napoli città dalle mille difficoltà, ma sempre pronta a rimettersi in piedi e ad arrangiarsi, si dice con molta filosofia “Adda finì a nuttata”. Nel senso che è d’obbligo avere fiducia perchè anche la notte più fonda, dopo un pò, passa e ritorna la luce. Ora sappiamo tutti che c’è una crisi economica forte ed in numeri parlano chiaro: A dicembre, in totale, gli italiani spenderanno 36,8 miliardi: il 3% in meno rispetto al 2011, quando spesero 38 miliardi. In calo della stessa percentuale anche ‘l’effetto Natale‘, l’insieme di spese innescate dalle festività dell’ultimo mese dell’anno: nel 2012 è di 10,7 miliardi, contro gli 11 registrati nel 2011. Sono le cifre che emergono da un sondaggio della Confesercenti-Swg. Ma c’è un dato che deve spingerci a guardare avanti. Il 54% degli italiani (era il 51% nel 2011) si affida infatti alla speranza per definire questo Natale e in tal modo cerca di contrastare gli incubi della crisi e del futuro. Insomma “sale” la percentuale dei fiduciosi.Tra gli analisti c’è, è vero, una netta divisione tra chi ritiene che anche nel 2013 la crescita economica ci sarà ma continuerà sostanzialmente a deludere come nel 2012, e chi invece prevede il cambio di marcia sul fronte della crescita e dello sviluppo, favorito magari anche da un’attenuazione dei rischi legati ai principali fattori esterni. Mario Monti che comunque è un esperto di economia qualche mese ha disse: Il 2013 è l’anno della crescita anche se “il motore dell’economia si avvierà lentamente ma i provvedimenti già varati dal nostro Paese potrebbero valere una crescita del Pil pari al 4% nei prossimo 10 anni”. “Se vogliamo uscire dalla crisi non bastano gli interventi per la competitività del sistema – aveva detto l’ex premier – bisogna guardare anche alla competitività delle imprese e all’aumento della produttività”. In ogni caso, “grazie all’azione di questi mesi l’Italia si è tolta dalla lista dei Paesi che rappresentavano un problema per la stabilità dell’area euro”. Ora dunque bisogna rimboccarsi le maniche e produrre. Sappiamo tutti che il 60 per cento della nostra produzione, in ogni settore, è rivolta al mercato interno. Se non si da denaro all’acquirente “italiano” si ferma l’economia. Ecco che è necessario riguardare al pacchetto tasse ma anche dare un’occhiata alle leggi anti corruzione. Quest’ultima infatti fa il gioco sporco e permette che si facciano investimenti in ambiti sbagliati, senza ritorno economico se non per chi ha preparato l’inganno. Per concludere le prossime elezioni saranno decisive per la ripresa. Non bisogna guardare solo ed esclusivamente alla situazione bancaria, al bilancio dei comuni o al patto di stabilità senza far circolare il denaro. E’ una politica spicciola ma che deve essere affrontata con intelligenza.

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