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Acqua e potabilizzatori. Il progetto di “Partecipiamo”

febbraio 28
20:12 2013

potabilizzatore_villaggio_turisticoUna buona parte della città di Ragusa, calcolabile in circa 15 mila persone  da un paio di  mesi vive nel disagio e a causa dell’emergenza idrica. Si è cercato di sopperire in vari modi e  Comune, Protezione Civile, Forestale, Vigili del Fuoco e imprese private stanno effettuando il servizio di rifornimento idrico a mezzo autobotte che, peraltro, a causa dell’enorme domanda è assolutamente insufficiente.

Partendo da questi presupposti e dopo una fase di studio volta a cercare di capire il problema, che è sicuramente complesso, l’associazione “Partecipiamo” ha deciso di passare alla proposta chiedendo un incontro col Commissario straordinario per illustrare nel concreto un intervento che consentirebbe almeno di fronteggiare la situazione d’emergenza venutasi a creare grazie alla realizzazione  alle  sorgenti  di unità mobili di potabilizzazione che consentono la potabilizzazione delle acque inquinate in 48 ore.

Il sistema  viene utilizzato nel mondo in casi anche più gravi di quello di Ragusa visto che i potabilizzatori  sono  particolarmente adatti alle situazioni di emergenza idrica in caso di calamità naturali o indotte. Le unità mobili di potabilizzazione hanno una elevatissima o totale capacità di depurazione di materiali in sospensione, polvere, cloro, solventi, colore, batteri come i protozoi riscontrati nell’inquinamento a Ragusa, financo contaminazioni radioattive. Il trattamento di purificazione è completo e grazie all’ultrafiltrazione su container entra a regime in 48 ore.

Tra l’altro dicono quelli dell’associazione, una unità di potabilizzazione mobile ha un costo di noleggio annuo che si aggira tra i 120 e i 140 mila euro e può trattare una sorgente/pozzo .

Per capire la convenienza di questo intervento, basti pensare che il Comune con due determinazioni a distanza di 15 giorni ha affidato il trasporto idrico con autobotti a due soggetti privati per fare fronte all’emergenza idrica per un costo totale di 40.000 euro. A questo aggiungasi altre determinazioni, una per complessivi 28.000 euro per acquisto di prodotti chimici e un’altra di 5.000 euro. In soli 15 giorni il Comune ha speso 73.000 euro e perdurando l’emergenza, volendo ragionare per difetto, andrebbe a spendere mediamente per il trasporto in autobotte dell’acqua la cifra di 50.000 euro al mese. Si aggiunga a ciò il fatto che, non potendo l’ente comunale approvvigionare 4000 famiglie e che ogni famiglia spende in media 50 euro al mese, la spesa per i cittadini ammonterebbe a circa 200000 euro al mese oltre ai possibili mancati introiti del tributo idrico e ai disagi prodotti a 15.000 persone.

Tutto questo solo per non avere ritenuto di spendere mediamente 10.000 euro al mese per il noleggio mensile di una unità mobile di potabilizzazione. Si badi bene, si tratta di un ragionamento in cui i costi vengono analizzati per difetto perché i primi riscontri di spesa sono più alti”.

Il presidente dell’associazione spiega inoltre  “Se invece di una unità mobile che effettuerebbe il trattamento per una sorgente si noleggiassero due unità mobili per due sorgenti, il Comune avrebbe una spesa mensile di 20.000 euro a fronte di 250.000 euro mensili attuali tra spese proprie e spese dirette dei Cittadini. Il costo per due sorgenti potabilizzate con unità mobili ha un rapporto di costi mensili che, confrontato a quello che il comune andrebbe a sostenere affrontando il problema come ha fatto finora, è di 1 su 12,5. Per ogni euro che il Comune spende per l’unità di potabilizzazione, che elimina nell’immediato l’emergenza, si risparmiano quindi per le casse del Comune e per le tasche dei cittadini 13 euro, oltre alla fine dei disagi e dell’emergenza. Rapportato all’anno il Comune spenderebbe 240.000 euro per due pozzi potabilizzati e ne risparmierebbe 600.000 euro direttamente e 2.400.000 euro a carico dei Cittadini, 240.000.

 

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