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L’8 marzo secondo la CGIL

L’8 marzo secondo la CGIL
Marzo 07
22:312021

Graziella Perticone, responsabile delle Pari Opportunità della CGIL di Ragusa, si sofferma sui
temi che caratterizzano oggi la “Giornata internazionale dei diritti della donna” esprimendo una
lettura in chiave sociale, economica e politica rispetto alle conquiste fatte ma soprattutto
guardando all’oggi; e poi ancora la donna vittima di quella parabola sempre più ascendente che va
sotto il nome di “femminicidio”. L’8 marzo allora diventa un momento di riflessione e di
condivisione utile per creare migliori condizioni di vita e prospettive di sviluppo. Ecco la nota:
“Le giornate che negli ultimi anni vengono dedicate alle donne sono l’8 marzo e il 25 novembre.
Per la prima, che per anni è stata considerata la “festa della donna”, se ne era sminuito
notevolmente il significato. In realtà tale data rappresentando la Giornata internazionale dei
diritti della donna ne vuole riconoscere le conquiste in ambito sociale, economico e politico,
ricoprendo un valore sociale ed è un messaggio chiaro di incoraggiamento, di riconoscimento e di
conquista.
Usiamo però il termine conquista perché qualsiasi obiettivo raggiunto da una donna viene spesso
considerato tale e per molte donne, ancora oggi e anche nel nostro Paese, lo è ancora.
La cosiddetta Parità di genere, ormai istituita in molti settori, rappresenta purtroppo una limitazione
e quasi una forzatura in ambienti spesso ancora poco attenti alle esigenze di tutte, non solo nella
composizione di organismi previsti ma anche per la mancanza o la poca accortezza nella gestione di
impegni, riunioni e organizzazione lavorativa.
La giornata dell’8 marzo dovrebbe ricordare a tutti gli enormi sacrifici che le donne, noi donne,
compiamo per portare avanti una famiglia, per crescere i nostri figli, per garantire loro un reddito
appropriato barcamenandosi in una cultura che, nonostante gli sforzi (pochi), non sempre riesce
ancora a garantire welfare in grado di supportare chi vuole mantenere il proprio posto di lavoro
senza compromessi.
Ma purtroppo anche l’ultimo anno di pandemia, a maggior ragione, ha colpito le donne: chi è stata
fortunata e ha continuato a garantire la prestazione lavorativa in smartworking ha avuto l’enorme
carico della gestione dei figli in DAD, ha sacrificato spesso periodi di lavoro per poterli seguire
nelle attività didattiche e, ove nei casi in cui ci sono disabili e/o anziani, il carico di lavoro si è
aggravato enormemente.
La situazione epidemiologica ha ulteriormente peggiorato la condizione occupazionale delle donne,
e oggi il tasso di occupazione di queste ultime è inferiore di 17 punti rispetto a quello maschile. La
strategia per poter ridurre il gap di occupazione potrebbe emergere in parte anche dai finanziamenti
di Next Generation EU, nelle cui Linee Guida sono previsti interventi mirati.

R

Ragusa
CGIL

CGIL – Camera del Lavoro Territoriale di Ragusa tel 0932 656211 telefax 0932- 656252

Ma le azioni previste dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sembrano discostarsi e non
considerare come prioritario questo aspetto anche in termini di servizi e di welfare: già la creazione
di nuovi asili nido potrebbe facilitare l’occupazione femminile e rassicurare le mamme a riprendere
con serenità la propria attività lavorativa. Per potere garantire la ripartenza e la ripresa della post
pandemia è necessario il coinvolgimento di chi, quotidianamente, si occupa di organizzazione
familiare : sono necessarie più donne a tutti i livelli (politico, organizzativo, ecc).
Il 25 novembre è invece la giornata contro la violenza delle donne: conosciamo tutti i numeri
agghiaccianti di un fenomeno che è in continua crescita.
L’elevato numero di femminicidi in Italia allarma la nostra società: incontri, protocolli,
manifestazioni purtroppo non riescono ad arginare un problema che, molto probabilmente, ha
origini più profonde e che riflette l’incapacità di alcuni uomini di adeguarsi alle donne che, con il
loro lavoro, la loro cultura e la loro determinazione, stanno dimostrando di sapersi affermare
nonostante gli ostacoli posti dalla società.
Manca una buona educazione di genere, manca la presa di coscienza da parte di questi uomini che
si trovano in una società mutata, in cui la donna ha acquisito una maggiore consapevolezza delle
sue capacità che sono infinite e dei suoi diritti-
Ma la violenza non è solo quella fisica ma anche quella verbale, quella evidenziata dai
comportamenti, dai gesti e dalle prassi: gesti usuali che feriscono, che non gratificano e che spesso
si pongono come blocchi nella crescita personale e sociale delle donne.
Quindi le due giornate sono collegate: la donna ne è il soggetto principale e, anche se per aspetti
che sembrano essere discostanti, le due date sono fra loro collegate. Spesso una violenza è il frutto
del tentativo di una donna di reclamare la propria indipendenza e di sottrarsi ad un marito
prepotente.
Il ruolo delle Istituzioni scolastiche in questo ambito è ampio: negli ultimi anni, con la legge
107/2015 il Miur ha introdotto l’obbligo di educazione alla parità di genere nell’ambito del Piano
dell’Offerta Formativa.
Fra le azioni proposte nasce anche il mese dello Stem il cui obiettivo è quello di promuovere le
discipline STEM (Science, Technology, Engineering, and Mathematics) nelle scuole di ogni ordine
e grado; superare lo stereotipo che le studentesse siano più portate per le materie umanistiche ha
influenzato enormemente le scelte compiute da queste ultime a discapito delle materie in ambito
scientifico.
Conosciamo tutti le scienziate che si sono affermate a livello mondiale: Margherita Hack, Rita Levi
Montalcini, Samantha Cristoforetti e tante altre.
Partendo da questi esempi, che rappresentano una piccolissima parte di un universo molto più
ampio che racchiude tutte le professionalità, possiamo affermare che queste donne possono e
devono essere d’esempio per tutti noi.
Ma gli esempi li possiamo osservare anche tra chi ci circonda: tantissime altre donne con i loro
sacrifici giornalieri, con le loro piccole battaglie quotidiane, con il loro lavoro, sono e devono essere
una dimostrazione della nostra forza di volontà che tutte noi abbiamo e che deve esserci
riconosciuta in quanto esseri umani con gli stessi diritti e gli stessi doveri senza nessun’altra forma
di discriminazione.”

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