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Ne nascono meno e ne muoiono di più

Ne nascono meno e ne muoiono di più
Gennaio 12
11:572021

A Roma fanno i “babbi”, scherzando con i fondi del recovery oppure raccogliendo i pezzi della maggioranza a uno a uno, mentre da noi si piange la dipartita di centinaia di aziende. Parti importanti dell’economia che probabilmente non verranno rimesse in sesto, almeno per qualche anno, e non sembra ci sia nessuno in grado di affrontare questa situazione con un piano realistico. Il “recovery found” è una puzzle difficile da ricostruire ma non per trovare soluzioni ai problemi della gente ma per cercare nuovi spazi di potere. L’istituto Tagliacarne ha pubblicato, attraverso Confindustria, una statistica che conferma il dato del 20% in meno di aziende in attività. Per farla breve l’ecatombe aziendale è così evidenziata: delle 240 imprese sparite dal mercato a causa della pandemia sul nostro territorio, l’81% si perdono per un eccesso di mortalità e il resto, quindi il 19%, per un deficit di natalità. Una riduzione del tessuto produttivo che risulta particolarmente accentuata tra i servizi di mercato, che si riducono del 13,8% rispetto al 2019, mentre nel commercio rimane più contenuta, ma comunque elevata, e pari all’8,3%. Confermiamo che tra i settori più colpiti, nell’ambito del commercio, ci sono
abbigliamento e calzature, ambulanti e distributori di carburante; nei servizi di
mercato le maggiori perdite di imprese si registrano, invece, per agenzie di viaggio,
bar e ristoranti e trasporti. C’è poi tutta la filiera del tempo libero che, tra attività
artistiche, sportive e di intrattenimento, fa registrare complessivamente un vero e
proprio crollo con la sparizione di un’impresa su tre. A questa analisi si dovrebbero aggiungere quei
lavoratori in proprio che svolgono l’attività come imprenditori commerciali ai sensi
dell’art. 2195 codice civile, ossia attività industriali dirette alla produzione di beni e
servizi, attività di intermediazione nella circolazione dei beni (il commercio vero e
proprio) e attività di servizi (trasporti, logistica, alberghi, ristorazione e così via) che sotto il profilo delle statistiche sull’occupazione risultano ben distinti dagli imprenditori veri e propri.

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