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Condanna a morte per molte imprese
Ottobre 26
11:102020

Sono in molti gli Italiani che non riescono a capire cosa stia succedendo. Il governo continua a sfornare decreti che poi vengono corretti o cancellati ma che comunque fanno danni enormi . Per il Sinalp, ad esempio, è sbagliato che pur avendo percentuali simili, ed anche più basse di crescita
pandemica, rispetto all’inizio della crisi, il Governo decida di rimettere in crisi intere filiere produttive ed erogatrici di servizi obbligandone, di fatto, una nuova chiusura. Non si comprende infatti quale sia la “ratio” che ha spinto il Governo Nazionale ad emanare una nuova chiusura di tutti i settori che reggono il circuito sociale ed economico delle nostre città, con la consapevolezza che condannerà a morte più di 1 milione di titolari di aziende e più di 6 milioni di lavoratori dipendenti.
A nulla valgono le promesse sbandierate di nuovi aiuti ed indennizzi, visto
quanto non erogato durante il primo lockdown.
Gli italiani, a ragione, dicono quelli del sinalp, non hanno più fiducia a questo Governo che promette aiuti a tutti ma alla fine invia 9 milioni di cartelle esattoriali.
Dello stesso tono è l’intervento di Confcommercio: “E’ necessario mantenere la guardia alta nei confronti dell’emergenza sanitaria. Ma la risposta non può essere semplicemente ‘più chiusure’, perché non è sostenibile da parte della nostra realtà territoriale messa alle strette anche sul terreno dell’emergenza economica e in cui la tensione sociale, purtroppo, è destinata a crescere, come testimoniato, tra l’altro, dalle proteste dell’ultimora”. A dirlo è il presidente provinciale Manenti, che aggiunge: “Si rischiano, negli Iblei, una caduta del Pil per l’anno in corso ben superiore al 10%, la cessazione dell’attività di decine di imprese e la cancellazione di numerosi posti di lavoro. Servono, invece, più programmazione e più coordinamento per risolvere la crisi evidente di alcune politiche sanitarie e i nodi dei trasporti locali e della scuola”. E Manenti prosegue: “Sia chiara una cosa. L’osservanza di questi provvedimenti è doverosa e necessaria: la salute è un bene primario. Ma, così come dice il nostro presidente nazionale Carlo Sangalli, la risposta non può essere solo quella delle maggiori chiusure, con provvedimenti ancora più restrittivi rispetto al recente passato. Così si sta decretando la condanna a morte per migliaia di imprese. Questa, tra l’altro, è una scelta disastrosa perché disperazione e rabbia stanno crescendo oltre il livello di guardia”.

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