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Contagi a Ragusa – Parla il direttore dell’Asp Aliquò

Contagi a Ragusa – Parla il direttore dell’Asp Aliquò
Luglio 05
22:59 2020
Nella serata di domenica luglio, il direttore dell’Asp di Ragusa Angelo Aliquò è intervenuto in merito ai nuovi casi di contagi in provincia: “180 persone recuperate in mare da una ONG sulla nave Ocean Viking, 60 del Bangladesh, 3 del Camerun, 17 egiziani, 11 eritrei, 6 del Ghana, 1 ivoriano e 1 del Mali, 11 del Marocco, 46 Pakistani, 16 tunisini, 1 nigeriano, 4 del Sud Sudan e 3 del Sudan del Nord. L’emergenza sanitaria si somma a quella dei migranti dopo l’arrivo di una quarantina di loro positivi al CoViD19 che impone la necessità di impedire gli sbarchi prima dei necessari controlli e di periodo di quarantena. La provincia di Ragusa, è una delle meno colpite dal CoViD19 in Italia, grazie al lavoro di sinergia tra Comuni (con i Sindaci in prima linea e i corpi di Polizia Municipale), la Prefettura sempre presente, il lavoro esemplare svolto dalla forze dell’Ordine e l’ASP. Eppure questo lavoro viene inficiato dai mancati controlli nelle sedi di arrivo dei passeggeri e una famiglia proveniente dal Bangladesh con un volo di linea, attraversa mezza Italia in pullman per poi risultare positiva ai test eseguiti al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Ragusa, dopo giorni durante i quali ha circolato liberamente per svolgere le proprie attività, mettendo a rischio chiunque. L’ASP di Ragusa è intervenuta con il Comune e le azioni poste in essere sono le stesse che nel recente passato hanno evitato il dilagare della epidemia. Basterà questo? O rischia di essere inutile se non rafforziamo la strategia di controllo a livello centrale, se non si interviene con decisione. Perché ad esempio non è stato imposto ai cittadini che entrano regolarmente da tutti i paesi maggiormente interessati dall’epidemia (es. Bangladesh), di fare un periodo di quarantena? Analogamente, l’intervento di oggi da parte dell’ASP di Ragusa, per effettuare i tamponi a bordo della nave Ocean Viking, è stato un necessario atto di responsabilità rispetto al vuoto creato dal rimbalzo delle competenze di chi si nasconde dietro le regole e non guarda alla necessità di dare un contributo per la soluzione dei problemi. Ha ragione l’Assessore Razza, quando scrive che qualcuno a Roma dovrebbe iniziare a chiedersi perché in Sicilia l’USMAF non abbia personale per adempiere ai suoi compiti istituzionali.  Mi auguro che venga ascoltato. L’episodio di oggi è un’opportunità per i decisori per strutturare meglio le azioni  e le risorse che vanno messe in campo, altrimenti gli sforzi delle periferie, di chi come le donne e gli uomini che sono saliti a bordo, rischiano di essere inefficaci per la soluzione di problemi che sono problemi di tutti”.

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Stefano Ferrera

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