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Le considerazioni di un imprenditore ibleo

Le considerazioni di un imprenditore ibleo
marzo 20
22:55 2020
A scriverci è Emanuele Iemmolo, presidente Concommercio di Modica e  titolare del Gruppo Inventa una delle più importanti aziende  della provincia di Ragusa.  Con questa lettera aperta fa delle considerazioni sugli interventi del Governo che, purtroppo, non sembrano poter soddisfare neanche le esigenze degli imprenditori ne ora ne nel prossimo futuro.
Amici e colleghi
Il mondo produttivo sta vivendo da qualche giorno una tempesta perfetta. L’emergenza economica scaturita dalla diffusione del coronavirus ha colpito fatalmente la già debole struttura produttiva del nostro paese. E, al di là degli annunci e degli slogan o dei comunicati stampa improvvisati, il nostro premier ci rassicura che tutto quello che si poteva mettere in capo è stato fatto ed annuncia in occasione dell’apertura della conferenza stampa di presentazione del DL #Curaitalia che per fronteggiare l’emergenza è stata prevista una dotazione finanziaria di 25 miliardi di euro di denaro fresco e attivati flussi per ben 350 miliardi. Una manovra che il premier definisce poderosa. E continua dicendo: che il governo è vicino alle tante imprese, ai commercianti ai liberi professionisti, alle famiglie ai nonni, alle mamme ai papà. Nessuno dovrà sentirsi abbandonato. Nessuno ha pensato di dover combattere un’alluvione con gli stracci e con i secchi ma anzi si sta cercando di costruire una diga per proteggere, imprese, famiglie e lavoratori. E le misure di spinta all’economia ne sono una concreta testimonianza della presenza dello stato.
Queste affermazioni hanno generato in tutto il paese una grande aspettativa delusa purtroppo dal contenuto reale del provvedimento che almeno per quanto riguarda gli interventi a favore delle imprese, e del popolo delle partite IVA risulta essere, a differenza di quanto annunciato, estremamente debole per le risorse stanziate, e scarsamente efficace per le misure adottate. A nostro giudizio i provvedimenti varati non saranno in grado minimamente di mettere in sicurezza le nostre imprese ed appare assolutamente inadeguato ed per taluni aspetti insufficiente.
La nostra economia, la terza in Europa e l’ottava al mondo, è entrata nella terza recessione in pochi anni, senza però essersi ripresa da quella precedente.  Quello che il governo deve evitare ad ogni costo che la situazione diventa irrecuperabile. Il nostro paese ha subito un infarto e per le nostre imprese dovrebbe essere previsto un periodo piuttosto prolungato di terapia intensiva. Il provvedimento appena varato sul lato delle imprese, ha previsto accanto a norme apprezzabili, quale l’intervento della cassa integrazione in deroga per tutte quelle aziende, che non hanno altri ammortizzatori sociali, sotto il profilo fiscale viceversa si è fatto veramente poco non solo per i settori particolarmente interessati dalla crisi, come per esempio il settore turistico – alberghiero, ristoranti, teatri, ecc ma anche per tutti gli altri. Per i settori maggiormente colpiti è stato previsto la sospensione del pagamento delle ritenute sul lavoro dipendente, dei contributi INPS, e dei premi inail (e niente altro) in scadenza dal 20/03/2020 al 30/04/2020 con la possibilità di pagare in un’unica rata entro il 31/05/2020 o in 5 rate mensili senza interessi e sanzioni. Quindi allo stato i debiti del mese di aprile dovranno essere pagati regolarmente a maggio.
Di fatto il provvedimento ha dimenticato le imprese che hanno avuto nell’anno precedente più di 2 milioni di ricavi o compensi, e che non rientrano nei settori particolarmente danneggiati, per tali imprese è stato previsto solo la sospensione del pagamento delle scadenze dal 16/03 al 20/03. Non ha senso immaginare dilazioni così brevi dei pagamenti di imposte e contributi e per giunta solo per alcune imprese. Ed in questo contesto, sorprende peraltro leggere che è previsto a fronte di questa breve proroga, un prolungamento dei termini di prescrizione e di decadenza relativi all’attività di accertamento da parte degli uffici finanziari di altri 2 anni. Per cui l’anno 2015 potrà essere accertato entro il 31/12/2022. E’ ingiusta l’asimmetria nel sostegno al reddito tra dipendenti e autonomi.
Occorre a nostro parere intervenire urgentemente anche per le aziende con più di 2 milioni di euro di fatturato che costituiscono la colonna portante del nostro sistema economico. L’emergenza è mantenere la liquidità dentro le imprese.  Bisogna comprendere che le aziende in questi mesi non avranno ricavi, perché vi è uno shock dal lato dell’offerta, dal lato della domanda ed uno shock dell’esportazioni.  Occorre pertanto immaginare tutte quelle misure necessarie per evitare deflussi di liquidità dal sistema imprese che rischiano d’indebolire ulteriormente la fragile struttura finanziaria delle nostre PMI. Le imprese nei prossimi mesi si troveranno a fronteggiare diversi problemi: perdita dei clienti, perdita del fatturato, crisi di liquidità, impossibilità di pagare i fornitori, impossibilità di pagare le imposte dirette e indirette, impossibilità di pagare i contributi, impossibilità di pagare le rate di mutuo, impossibilità di incassare i crediti, impossibilità di pagare assegni post-datati emessi prima della pandemia, impossibilità di pagare gli affitti, impossibilità di pagare le retribuzioni ecc. Bisogna avere una strategia di medio e lungo termine, che prevede flussi ingenti di liquidità nel sistema economico, magari con una forte e coraggiosa politica di espansione fiscale, a cui affiancare un robusto piano di investimenti pubblici. A poco servirà il sostegno del reddito se non tuteliamo le imprese, perché se non si interviene con provvedimenti adeguati si rischia, una volta superata l’emergenza sanitaria, di avere un prolungato periodo di recessione e stagnazione economica, con una fortissima contrazione del PIL. Senza questa consapevolezza la logica conseguenza sarà un aumento dei fallimenti, del tasso di disoccupazione con pericolose ricadute sulla coesione sociale. Questo è quello che tutti noi dobbiamo avere ben chiaro.
Le risorse messe in campo sinora, per quanto importanti, appaiono sproporzionate rispetto all’enormità dei danni che stiamo sopportando e che sono destinati a moltiplicarsi se l’emergenza dovesse protrarsi per mesi, con effetti drammatici per i livelli produttivi e l’occupazione del Paese.
Comprendiamo che quella fino ad ora adottata, sia una prima risposta all’emergenza economica che necessità però – a nostro avviso – di un’azione successiva estremamente rapida, incisiva che sostenga prima di tutto la liquidità delle aziende e la domanda privata e dia speranza e futuro a tutti noi.

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