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Tempi duri: a rischio soprattutto le piccole e medie imprese

Tempi duri: a rischio soprattutto le piccole e medie imprese
Marzo 17
10:45 2020

Il decreto fiscale, indirizzato a dare aiuti alle imprese in difficoltà a causa del Covid-
19, rischia di essere insufficiente per le piccole e microimprese, spina dorsale del
sistema Italia. Lo afferma il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca
Manenti, riprendendo le perplessità che, a livello regionale, sono state manifestate da
Confcommercio Sicilia secondo cui si ha a che fare con un Dl di fatto senza respiro
che – in assenza di un cambio di passo da parte del governo – decreterà la morte delle
imprese più deboli lasciandone altre molto ammaccate, soprattutto nel sud Italia. “Ne
usciremo impoveriti pesantemente, anche nell’area iblea – sottolinea il presidente
Manenti – fermo restando che la priorità, oggi, deve essere la lotta e il sostegno al
sistema sanitario nazionale per fronteggiare il virus. Parallelamente, occorre mettere
in moto tutte le azioni necessarie affinché il sistema produttivo sia pronto per la
ripresa. Quello che ci aspettavamo doveva essere un piano straordinario illimitato per
risollevare il sistema economico italiano, dopo la forzata chiusura e relativa
contrazione del sistema imprenditoriale. Siamo ancora in attesa, insomma, che possa
essere messo in campo uno strumento idoneo”.
Confcommercio provinciale Ragusa analizza, voce per voce, le varie misure
introdotte. A cominciare dalla sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali
ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria e di tutti gli adempimenti,
circostanza che, ovviamente, non risolve il problema ma lo rinvia. “Le aziende con
crisi di liquidità che hanno chiuso e che si spera riaprano presto – spiega Manenti – si
troveranno il 31 maggio a dover affrontare una spesa non programmata, così come la
rateizzazione in sole 5 rate risulta inadeguata. Nel credito d’imposta per botteghe e
negozi, sono tenute fuori dalla casistica alcune categorie catastali ivi compresa quella
del settore alberghiero. La previsione di un credito d’imposta poteva essere efficace
qualora ci fosse la possibilità di incasso, cosa molto improbabile visto la chiusura di
gran parte delle attività a seguito del problema sanitario. Inoltre, le Regioni possono
autorizzare una cassa integrazione salariale in deroga in favore delle imprese per cui

non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di
sospensione o riduzione di orario in costanza di rapporto. La cassa integrazione in
deroga, secondo noi, doveva essere gestita in forma generale su tutto il territorio
nazionale perché la scelta di demandare alle regioni la questione rischia disparità di
trattamento e di risorse. E ancora riteniamo inadeguato il riconoscimento una tantum
pari a 500 euro per i liberi professionisti titolari di partite iva, cococo e lavoratori
dello spettacolo. E’ necessario, altresì, adoperarsi per la moratoria dei protesti e per il
blocco delle bollette”.

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