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Per una maggiore conoscenza del problema

Per una maggiore conoscenza del problema
Febbraio 24
22:332020

Riportiamo questo articolo pubblicato dal giornale on line Interris per aiutare il lettore ad avere una corretta informazione.

I sintomi del Covid-19 assomigliano molto a quelli dell’influenza. In pochi giorni si è passati da un caso di positività da nuovo coronavirus a 152 contagi disseminati fra Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia-Giulia, Emilia-Romagna e Lazio. C’è un elemento che distingue l’nCoV-2019 dalle forme influenzali: la probabile insorgenza di polmonite, la stessa che può essere letale in persone già debilitate con patologie pregresse

Il potere della percezione

C’è da preoccuparsi, dunque? Interris.it lo ha chiesto a Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia.

Professore, quanto c’è da preoccuparsi?
“Per adesso, le zone critiche sono concentrate soprattutto in un’area compresa da Lombardia e Veneto, principalmente. Il contagio è alto, ma bisogna dire che ci sono operatori che vanno casa per casa a fare i tamponi. E poi sono state messe in campo delle misure per limitare il più possibile la diffusione. Il sistema di sorveglianza sanitario è sicuramente aumentato, ma il rischio che chi non è affetto da coronavirus corre è lo stesso di una settimana fa”

Qual è il tasso di letalità in Italia?
“A quanto mi risulta le persone con patologie preesistenti sono i casi più a rischio. Globalmente, al di fuori dell’epicentro di Wuhan, la letalità di questo virus è bassa. La guarigione è la norma: soltanto una piccola percentuale si aggrava. Va, inoltre, rilevato che alcune guariscono anche senza rendersi conto di aver avuto un contagio da coronavirus, con una sintomatologia moderata”.

Perché, allora, il nuovo coronavirus fa tanta paura?
“Beh, quello dipende dalla nostra percezione. Va detto che le conoscenze sono limitate e non c’è vaccino, sebbene la conoscenza che abbiamo cresca di giorno in giorno. Dal punto di vista clinico, siamo però di fronte a un’infezione benigna”.

Quindi perché la paura?
“Perché vale molto immagine che si dà di questo virus. Per fare un raffronto qualitativo, faccio questo esempio: la pandemia d’influenza in Messico nel 2009 portò a milioni di infetti. Non c’erano farmaci nuovi per tale influenza, quindi la situazione era la stessa di ora – sebbene fosse influenza, non coronavirus. Ma, nonostante il mezzo milione di morti, si chiamava influenza, per cui l’impatto nella percezione pubblica non fu tale come quello che stiamo vivendo ora”.

Tornando al contagio, c’è un sintomo-chiave che dovrebbe allertare l’individuo?
“Al suo esordio la sintomatologia consiste in qualche linea di febbre, tosse e infiammazione eurofaringea. Può subentrare la polmonite. Quello che si raccomanda in questo momento, è che persone che ritengano di essere entrate in contatto con contagiati, se hanno sintomi di questo tipo, devono chiamare i numeri a messi a disposizione dall Protezione Civile ed essere presi in carico”.

 

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