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Nuovo Piano triennale di contrasto al Capolarato

Nuovo Piano triennale di contrasto al Capolarato
Febbraio 22
22:13 2020

Il Piano Triennale (2020 2022) sviluppa la strategia nazionale di contrasto al caporalato ed allo
sfruttamento lavorativo in agricoltura. Esso è il risultato della concertazione tra diversi attori
istituzionali coinvolti a livello centrale e decentrato e del confronto con i rappresentanti dei
lavoratori e dei datori di lavoro del settore agricolo e le associazioni del Terzo settore presenti al
Tavolo.
Istituito nel dicembre 2018 e presieduto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, il tavolo
costituisce l’organismo di coordinamento a livello nazionale, responsabile per l’indirizzo, la
programmazione delle attività istituzionali, e per il monitoraggio dell’attuazione degli interventi
previsti.
Il Piano si basa su diverse linee d’intervento, ricondotte all’interno di un unico piano strategico
fondato sulla legalità e sulla dignità del lavoro, come anche sul potenziamento degli investimenti
nelle filiere agroalimentari.
Nel 2018 le persone occupate nel settore agricolo erano stimate a 872 mila unità (il 3,7% una
crescita del 2,5% della componente del lavoro dipendente e un calo dello 0,2% del lavoro
autonomo rispetto al 2017.
Nello stesso anno, il settore agricolo italiano ha registrato una crescita del valore aggiunto dello
0,9% con un valore totale della produzione agricola italiana. In Sicilia abbiamo il 15% del numero
dei lavoratori agricoli a livello nazionale. Mentre su scala nazionale la percentuale di Italiani è
dell’82%, nella provincia di Ragusa la manodopera non italiana supera il 40%.
Il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento in agricoltura è trasversale, coinvolge sia
lavoratori italiani che stranieri. In questi anni di attività sindacale di contrasto allo sfruttamento
abbiamo rilevato a livello empirico come lo sfruttamento lavorativo sia direttamente
proporzionale al livello di marginalità sociale e ricattabilità delle persone coinvolte.
Più si è fragili, maggiore è il rischio di essere vittima di grave sfruttamento nel lavoro. In questo
senso è normale che il lavoratore immigrato sia più esposto al rischio legato al lavoro sfruttato.
E’ una realtà diffusa sul tutto il territorio nazionale, nei diversi contesti agricoli, comprese le zone
di coltivazione delle “ eccellenze italiane”. Per questo è assolutamente un fatto positivo, dopo il
2016 con l’approvazione della L. 199, l’avvio di un Piano Triennale di contrasto al caporalato e allo
sfruttamento lavorativo. Un passo in avanti sopratutto a livello metodologico, in quanto per la prima volta sul livello nazionale si elabora un piano che vede coinvolti diversi attori sociali e
istituzionali compreso il coinvolgimento degli Enti Locali.
Il Piano prevede infatti azioni a 360° che affrontano tutte le diverse sfaccettature del problema.
Questo è il risultato di un’azione precisa e puntuale di mappatura delle diverse realtà a livello
nazionale portata avanti dalla Cgil e dalla Flai con il coinvolgimento di tutte le strutture territoriali,
infatti alcune questioni peculiari del nostro territorio sono inseriti nel testo del Piano triennale,
come la marginalizzazione abitativa in riferimento alle “Condizioni di vita degradanti che includono
la negazione della libertà di scelta in merito al luogo o alle condizioni di vita, o il fatto di essere
costretti a vivere in condizioni malsane o insalubri o di sovraffollamento vicini ai luoghi di lavoro
(spesso forniti dai datori di lavoro o dagli intermediari), o in alloggiamenti che non rispondono ai
requisiti minimi di vivibilità (energia elettrica, servizi sanitari, pulizia)”.
Il Tavolo nazionale nato nel 2018 scaturisce infatti anche e soprattutto dalla necessità di elaborare
una strategia nazionale per tutto I diversi contesti partendo dalle esperienze già in essere nei
diversi territori. Sotto questo punto di vista la provincia di Ragusa ha rappresentato una delle
esperienze più avanzate in tema di contrasto al caporalato e allo sfruttamento in agricoltura grazie
all’esperienza portata avanti già dal 2014 attraverso un tavolo Istituto e promosso dalla Prefettura.
L’azione Istituzionale in sinergia con parti sociali e terzo settore è una realtà consolidata in
provincia di Ragusa, dove oggi registriamo una condizione di leggero miglioramento e sopratutto
una diffusa sensibilità verso il problema.
La Cgil di Ragusa ha da sempre inteso il contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo
l’ambito sindacale prioritario su cui investire le principali energie, seguendo l’insegnamento della
storia del movimento operaio e bracciantile secondo il quale la difesa dei più deboli rappresenta il
punto di partenza per la tutela dei diritti di tutti. Ma l’ impegno per la Cgil ha fin da subito
guardato alla realtà a 360° ponendo già dall’inizio question I di carattere sociali e quindi la
necessità di un’azione di rete in grado di affrontare le problematiche attraverso approcci
multidisciplinari con il concorso delle diversi competenze. In questa direzione si è consolidata la
rete con la Caritas, la Coop. Proxima le sinergie con organizzazioni non governative operanti nel
territorio come Medu (Medici per I Diritti Umani) ed Emergency. Il salto di qualità è stato il lavoro
progettuale in collaborazione con la Prefettura di Ragusa che ha determinato una stabilizzazione
degli interventi sul territorio attraverso azioni mirate ai diversi contesti di maggiore criticità.
Lo scorso 10 febbraio è iniziato un progetto. Finanziato con i fondi Fami promosso dalle prefetture
di Siracusa e Ragusa per un piano di contrasto allo sfruttamento e al caporalato.
In questo progetto la CGIL e partner assieme ad altri soggetti quali la Caritas, l'OIM, ass. We Care,
coop Proxima, Ass. Tetti Colorati e Ass. Padre M. Kolbe.  In questo progetto coordinato dalle due
Prefetture, si svolgeranno azioni di contrasto al caporalato e allo sfruttamento partendo dalla
sensibilizzazione dei lavoratori immigrati ospitati nei circuiti dell'accoglienza Cas e Siproimi che
sono diventati luoghi sempre più sensibili al problema del recupero di manodopera da impiegare
nel lavoro principalmente agricolo.
Oggi possiamo contare anche sugli strumenti del Piano Triennale sopratutto per quanto riguarda il
contesto delle politiche sociali legate alle migrazioni e ai contesti lavorativi problematici dove I
migranti operano, attraverso azioni che puntano alle politiche sanitarie, abitative e la massima
attenzione alla presenza di bambini. In poche parole un Piano di azioni integrate in direzione del
rispetto della dignità di tutti gli esseri umani.

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