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La CGIL scrive al ministro Provenzano

La CGIL scrive al ministro Provenzano
gennaio 08
22:36 2020

La nostra provincia, o meglio il nostro territorio, vive da diversi anni una condizione di crisi
strutturale di sistema dovuta prevalentemente alla scarsa dotazione infrastrutturale.
Il nostro sistema economico, storicamante basato sulla vivacità dei settori agroalimentari,
industriale ed edilizio, ha subito un forte restringimento del proprio perimetro determinando di
fatto un’icremento della disuccupazione a livello strutturale. Le possibilità di sviluppo legate a
nuovi investimenti sono fortemente penalizzate a causa della carente infrastrutturazione
materiale ed immateriale dell’intera area.

La crescita del settore turistico che ha interessato in questi ultimi anni la Sicilia non passa da
qui, anche se questo territorio presenta grandi potenzialità grazie alla combinazione di alcune
eccellenze quali i beni culturali, monumentali e paesaggistici, le eccellenze agroalimentari e il
mare. Fattori che altrove rappresentano gli elementi su cui si basano sistemi economici
strutturati in grado di dare occupazione e sviluppo alle popolazioni.
Il trend positivo che ha interessato la Sicilia negli ultimi anni qui non è arrivato a causa
dell’assenza di reti stradali, autostradali, ferroviarie e per la carenza di collegamanti.
I grandi investimenti nel settore turistico rivolti ad attrarre nuovi flussi dall’estero, cominciano
dalla valutazione della collegabilità del territorio: in una situazione di grave carenza le
opportunità si spostano altrove.
Il settore agricolo, ed in particolar modo il comparto serricolo, subisce una penalizzazione per
l’aggravio dei costi di produzione a causa di un sistema di collegamenti con I mercati del
centro- nord Italia e con l’Europa, poco efficiente, esclusivamante su gomma. Un aggravio di
costi quasi sempre ricadenti sui segmenti più deboli della filiera e cioè, piccoli produttori e
lavoratori dipendenti.
E’ chiaro che la crisi di questo comparto non è legata solamente alla questione dei
collegamanti, occorre ragionare parallelamente su un progetto di rilancio del settore
attraverso anche una sua riconversione in chiave ecologica e sopratutto su una diversa
organizzazione del tessuto produttivo, ancora oggi fortemente caratterizzato da una estrema
parcelizzazione aziendale.
Un processo di cambiamanto e sviluppo in grado di attrarre, verso un agricoltura moderna, in
grado di rivolgersi a mercati e filiere “sostenibili”, le nuove generazioni per un rilancio delle
nostre produzioni di qualità.
Le industrie necessitano di una dotazione infrastrutturale in grado di rilanciare le attività nei
diversi settori – energetico, chimico, metallurgico e delle costruzioni – per puntare verso un
rilancio delle attività in combinazione con I settori strategici del territorio.
Tutto ciò sarà possibile solo se questo territorio supererà la grave carenza infrastrutturale, a
partire dalla definizione dei collegamanti autostradali: la Siracusa – Gela da un lato e la
Ragusa Catania dall’atro. I lotti 6,7 e 8 dell’autostrada Siracusa – Gela, già in fase di
completamento nonostante ritardi ed inefficienze varie, rappresentano per noi un traguardo
storico: il primo tratto di autostrada nel territorio ragusano. Serve già da subito programmare il
proseguo dell’opera fino a Vittoria. Rispetto a questo obiettivo non possiamo più aspettare,

occorre programmare sin da ora, con l’apporto del Ministero per il Sud, I prossimi steps per
l’avvio dei cantieri.
L’autostrada Ragusa -Catania necessita di una accellerazione e definizione in direzione di
quanto stabilito dal Governo con l’abbandono del projet financing. E’ importante che la
realizzazione interamante pubblica dell’opera non passi attraverso una rimodulazione di
somme recuperate e sotratte ad altre opere. Anche se in forte ritardo di realizzazione, occorre
agire per rimuovere gli ostacoli ma senza definanziare progetti già avviati.
Intervenire piuttosto sulle responsabilità dei ritardi a tutti I livelli, ma non togliere risorse a
progetti per finanziarne altri, poichè si tratta di opere infrastrutturali essenziali in una regione
carente come la Sicilia.
Le Zes rappresentano uno strumento potenzialmente valido per attrarre nuovi investimenti
solo se le zone ammesse nelle aree destinate saranno dotate di una infrastrutturazione
moderna e funzionale. Per questo condividiamo l’azione portata avanti dal Ministero per il
Sud per rilanciare le Zes e migliorarne le potenzialità, a partire dall'individuazione delle
debolezze sia nelle amministrazioni centrali che regionali.
Riteniamo importante anche l’iniziativa intrapresa dal Ministero per il Sud attraverso
uno strumento dedicato al finanziamento delle infrastrutture denominato “Infrastrutture
dell’ultimo miglio”, quelle che consentono il collegamento delle Zes con l’esterno.
La provincia di Ragusa lo scorso anno ha raggiunto un triste primato, per la prima volta nella
storia, come ultima provincia a livello nazionale per la media degli stipendi dei lavoratori.
Secondo quanto da noi riscontrato nell’attività quotidiana si tratta di un dato reso possibile
dalla irregolarità diffusa basata sul sottosalario e i finti part-time. Per questo è importante
affermare la necessità di uno sviluppo sostenibile volto alla creazione di occupazione fatta di
buon lavoro, legalità e rispetto della dignità delle persone.
In questa direzione è importante, secondo Cgil, Cisl e Uil, rivedere norme come quella
approvata lo scorso giugno denominata “ Sblocca Cantieri”. Una norma sbagliata che va in
direzione di un pericolosa semplificazione a discapito dei soggetti più deboli.
Sbloccare i cantieri significa dare valore al lavoro, favorire le imprese sane e regolari, quelle
che garantiscono la sicurezza e lo stipendio a fine mese. Questa norma va nella direzione
opposta. Per sbloccare le infrastrutture non serve sospendere il codice degli appalti,
strumento invece fondamentale a garanzia di legalità e trasparenza e a tutela dei lavoratori e
delle aziende sane. La maggior parte dei cantieri sono fermi, oltre che per mancanza di

finanziamenti e fallimento delle imprese, anche per indagini in corso, interdittive e sequestri, a
dimostrazione che corruzione e illegalità sono problemi profondi che rappresentano ulteriori
fattori di sottosviluppo e impoverimento per I territori, specie in una regione dove la corruzoine
è, secondo l’Anac, a livelli record.
Questo territorio deve guardare con fiducia verso il futuro e adoperarsi a tutti I livelli verso una
nuova idea di modello ibleo che miri a sistemi produttivi sempre più eco sostenibili, in grado di
integrare le diverse peculiarità ed eccellenze di questa provincia.
Occorre continuare, con molta più forza e determinazione, la battaglia per rompere
l’isolamanto geografico di questa provinca a partire dalla necessità di guardare non solo
verso il sud- est dell’Isola. Il territorio ragusano è al centro dei due poli sud-orientale e sud-
occidentale della Sicilia ed è su questa centralità che occorre concepire sistemi di sviluppo
infrastrutturali e logistici, a partire dal rilancio dell’aeroporto di Comiso e delle infrastrutture ad
esso funzionali a partire da quelle ricedenti nella provincia di Caltanisseta e Agrigento. Il
miglioramanto della dotazione infrastrutturale, in funzione della mobilità di persone e merci,
per I collegamenti verso la Sicilia occidentale deve rappresentare una priorità non più
rinviabile per il sistema produttivo ragusano. Gli ultimi avvenimenti calamitosi ai danni di
importanti reti stradali nella Sicilia Occidentale hanno cusato ripercussioni anche nel tessuto
di imprese ibleo, in particolare il settore dei prefabricati registra una situazione di crisi dovuta
alla difficoltà nei collegamenti con alcune zone. Pensiamo che questo sia il momento storico
per concentrare ogni sforzo in questa direzione. Lo scorso 22 giugno Cgil, Cisl e Uil hanno
organizzato la grande manifestazione nazionale a Reggio Calabria ‘Ripartiamo dal Sud per
unire il Paese’ per rivendicare una seria politica industriale, investimenti e rilancio del
Mezzogiorno perchè l’Italia può uscire dalla crisi solo con il recupero del divario storico nord-
sud. Il fatto che esiste nel Governo un Ministero dedicato a questa questione è una grande
opportunità a livello storico, perciò crediamo sia importante stabilire una linea diretta di
comunicazione tra questo Territorio e il Governo centrale per il rilancio delle infrastrutture
bloccate da diversi decenni.

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