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Comiso: il bel sogno ibleo che si perde nelle nebbie catanesi

Comiso: il bel sogno ibleo che si perde  nelle nebbie catanesi
novembre 27
14:18 2019

Al di la di giudizi estemporanei sui subdoli intrighi che ci sarebbero sotto la vendita della Sac esiste una sola verità. E’ quella che il sottoscritto va predicando da almeno 5 anni. Comiso era stato comprato solo per essere chiuso. Ora fortunatamente anche altri eminenti personaggi, in questo caso un deputato regionale come la Stefania Campo, mostrano di pensarla come me. Riporto in questo articolo un post di facebook della Campo proprio perchè pensiamo che avere ragione non serve a nulla ma almeno facciamo capire agli altri in quale situazione ci troviamo, trascinati da una politica insesibile ed incompetente.  ,

La privatizzazione della SAC dimostra che l’aeroporto di Comiso è ostaggio di altri interessi. E mentre privatizzano Fontanarossa nessuno pensa allo scalo Pio La Torre, nemmeno Musumeci.

È di tutta evidenza che la vendita delle azioni della SAC a privati cancella, in un sol colpo, anni e anni di dichiarazioni pubbliche di Agen, Torrisi e soci, sulla volontà di far crescere l’aeroporto Pio La Torre di Comiso. Ed è ormai chiaro, e sta nei fatti di queste ore, che anche le belle intenzioni tanto sbandierate dal governo Musumeci, di una regia unica in merito al trasporto aereo siciliano, sono state “chiacchiere vuote.

La verità è che l’aeroporto di Catania ha preso possesso di quello di Comiso per tenerlo fermo, inchiodandolo ad una croce, dentro una palude di debiti incredibili, per dimostrare all’eventuale acquirente che non avrà alcuna concorrenza. Al contempo anche la Regione ha tenuto immobile l’intera comunità iblea, con promesse di sviluppo e volontà di creare un sistema aeroportuale integrato che a questo punto nessuno ha, evidentemente, intenzione di realizzare.

Sono mesi che chiediamo a Musumeci una discussione seria in Assemblea. Un confronto a 360 gradi: sulla cabina di regia a livello regionale, sull’importanza strategica degli aeroporti per noi che siamo un’isola, sulla necessità che le ‘porte di ingresso in Sicilia’ rimanessero in mano pubbliche, sulla prospettiva a lungo termine. Ma nulla di ciò è accaduto, anzi, Musumeci e Agen sembrano aver appianato qualsiasi pubblico dissapore. Ora vanno a braccetto. Intanto, lo scippo istituzionale ai danni di noi cittadini siciliani, e in particolare di noi iblei, è stato perfettamente pianificato; chiaramente, a norma di legge, così dicono, mettendo nel sacco i beni più preziosi per poi venderli al mercato delle pulci al miglior offerente. Una sorta di ‘furto politico con scasso’ per il quale ci sentiamo traditi e umiliati.

Ancora una volta, l’impressione è di un’azione dettata da un atteggiamento da ultima spiaggia, ma i danni per i siciliani rischiano di essere enormi. È chiaro che se SAC andrà in mani private, saranno quest’ultime a dover provvedere alla tanto propagandata crescita di Fontanarossa; pertanto i settecentocinquanta milioni di investimenti stanziati da Regione e Rete Ferroviaria italiana dovrebbero venire immediatamente sospesi e redistribuiti per andare incontro alle ‘esigenze realmente pubbliche’ del trasporto siciliano, a cominciare dalla ferrovia Siracusa-Ragusa-Caltanissetta. Al contrario significherebbe aver scippato risorse dalle casse pubbliche per regalarle, intenzionalmente, al privato che arriverà a prendersi il tutto già pronto all’uso.

Invito, pertanto, il Sindaco di Comiso ad un’azione di coraggio e di autonomia politica. Possiamo, difatti, anche continuare a parlare, e ad immaginare, un futuro scalo cargo oppure un sito di ricerca e attività aerospaziale, ben vengano, ma ritengo necessario, arrivati a questo punto, che si apra un confronto concreto sulla possibilità di avviare le procedure per togliere la concessione aeroportuale a Soaco, incapace sia di portare in attivo il bilancio della società nel 2020, e quindi per il settimo anno consecutivo, che di mantenere un livello di traffico e di operatività tali almeno da consentire al territorio della Sicilia sud orientale un minimo di crescita delle proprie potenzialità economiche.

Cosa dobbiamo aspettare ancora: che il Pio La Torre venga gestito non più come scalo ma come parcheggio aereo, o come specchietto per le allodole, o come ripiego etneo nei periodi di turbolenza del vulcano?
Dimostriamo, invece, che il nostro territorio esige rispetto e che è pronto a fare le barricate per il pieno utilizzo dell’aeroporto degli Iblei. Oggi o mai p

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