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Considerazioni sulla Val di Noto, retaggio ormai superato.

Considerazioni sulla Val di Noto, retaggio ormai superato.
settembre 14
11:16 2019

Come ho avuto occasione di dire durante un Tg di Teleiblea il sottoscritto non è d’accordo sulla leadership che il comune di Noto intende affermare anche sulla nostra provincia che, grazie a Dio, non ha nulla da invidiare a nessuno. Non è becero campanilismo ma piuttosto consapevolezza di quanto è accaduto nel passato ogni qual volta che Ragusa, con il suo territorio, si è affidata agli altri. Dalla Camera di Commercio ai distretti ai consorzi e così via noi siamo quelli che ci mettono solo i soldi gli altri, grazie ad una connivenza dimostrabile da parte di alcuni attori ben interessati, guadagnano in immagine e non solo. Ora è bene chiarire una cosa che riguarda l’Unesco proprio per dimostrare che Ragusa e le altre città, tutte e otto, non sono un tutt’uno nel territorio netino dell’Unesco ma ogni realtà è a se stante ed in piena autonomia. E’ vero che ci sarebbe dovuto essere un piano di gestione unitario ma questo è rimasto solo in embrione e nessuno sa di che si tratta.
Ecco una nota che ha proprio questa finalità di operazione verità.
L’iscrizione, nel 2002, delle “Città tardo barocche del Val di Noto (Sud-Est Sicilia)” da parte dell’Unesco nella lista del Patrimonio dell’Umanità non conferisce a nessuna delle otto città indicate dal provvedimento una titolarità amministrativa ad operare per conto degli altri. 
Prova ne è, da parte della stessa Unesco, la richiesta di istituire per ogni municipalità degli uffici speciali per la gestione dei siti, sancendone, dunque, l’indipendenza. L’Unesco, inoltre, in tutti i documenti relativi alle “Città tardo barocche del Val di Noto” parla di “serial nomination” per intendere che si tratta di un unico provvedimento per molteplici siti ricadenti nella stessa area geografica e accomunati dalle stesse caratteristiche architettoniche e cioè la ricostruzione in stile tardo barocco dei centri abitati distrutti dal terremoto dell’11 gennaio 1693.
Oggi per Val di Noto non si può che intendere solamente un’identificazione geografica per una vasta area di Sicilia, retaggio di un’antica suddivisione dell’Isola anche su un piano amministrativo solo fino al 1812. A proposito di questo si sottolinea che la storiografia non identifica mai nella città di Noto la capitale del Vallo inteso come circoscrizione amministrativa. Si suppone, anzi, che questa sia stata Siracusa, se non addirittura Modica che era fino ali primi del ‘900 la città più popolosa ed importante, così come analogamente per il Vallo di Mazara la capitale non era Mazara, ma Palermo e per il Val Demone non era l’antichissima Demenna, ma Messina.
Il Vallo di Noto inteso come comunità politica/amministrativa, dunque, è un’eredità nostalgica e priva di una qualsivoglia autorità amministrativa. D’altra parte è lo stesso art. 114 della Costituzione a stabilire che “la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.
E non da valli!!!! Spero che le amministrazioni comunali interessate capiscano questa importante differenza.

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